Non sarebbe il momento, dal momento – ripetizione voluta – che abbiamo una mareggiata di temi, di affresconi, video, ma spesso audio, da valorizzare, da introdurre, da titolare, da armonizzare, da proporre, da far valutare e da rivalutare. Parleremmo per ore di noi, del nostro modo di fare giornalismo, a suo modo unico in Italia. Raccontiamo quanto più possibile, su vannizagnoli.it, testata, giornalistica, fra le poche iscritte al roc, registro operatori della comunicazione, dunque siamo legalmente una tv o almeno come una tv, tutt’altro che un blog. Dobbiamo un ringraziamento di cuore a https://www.enordest.it per l’attenzione. Sì, perchè il nostro giornalismo è molto particolare. La forma è spesso video, mp4 e pubblicata su youtube, utilizziamo la piattaforma social ma non lo facciamo per divertimento, per lavoro. Spesso però è audio soltanto, su sfondo nero o bianco, cielo o pavimento, terra o coperto, appunto, semplicemente quel che capita. Spesso è in diretta, quando non è possibile per questioni tecniche o perchè non è opportuno. Che su vannizagnoli.it non abbiamo sponsor, lavoriamo gratis e a nostre spese, poco importa.
Gli affresconi, un modo di fare giornalismo

Abbiamo un unico credo, il giornalismo, una missione. Raccontare, non solo informare. Raramente ci occupiamo di temi di primo piano, quando lo facciamo lo facciamo con lo stile del commentatore, con gli occhi nostri a giudicare quanto vediamo, quanto immaginiamo, quanto ci narrano. Sì, quando Vanni Zagnoli va a una conferenza stampa è spesso – non sempre, dipende dalle situazioni, dal ritardo, dall’anticipo – in diretta. E dà del lei, fa capire dal tono di voce che sta trasmettendo, live, appunto. Fortunatamente, gli haters si sono quasi tutti dileguati.

Può capitare anche di peggio
A Reggio Emilia, vicino al torrente Crostolo, uno ci ha preso a pugni, alla schiena: gli avevamo soltanto chiesto di filmare la pizzeria. E pensare che sarebbe stata pubblicità gratuita! Maleducati e anche violenti non mancano in giro. Senza arrivare a quello che ha ammazzato il pizzaiolo a Modena solo perché non voleva più dargli pizze in omaggio. Abbiamo voglia, ancora, a 55 anni, compiuti l’8 luglio, di documentare, il più possibile, dal mattino alla notte, e questo dà un fastidio enorme. Però non registriamo senza autorizzazione, non lavoriamo di nascosto. Esiste un’Italia vera, nascosta, fatta anche di bestemmie, di atteggiamenti aggressivi, di cat calling di un cinquantenne su giovani bariste – lo narreremo -, di doppia faccia, “parlo in un modo a microfono spento, scatenandomi, ma pubblicamente sono impeccabile”. Non un capello fuori posto, niente. “Non voglio che mi riprendi, non voglio neanche la mia voce su youtube e neanche mi devi nominare”.
Con gli affresconi ci è capitato

I luoghi, a volte ci parlano di privacy anche di quelli. Sembra che una chiesa non si possa riprendere, una messa non sia per noi, che l’aula di un tribunale sia off limits, che occorra chiedere il permesso per tutto, anche quando è vuota. Servirebbero una marea, una mareggiata, di vannizagnoli.it, per documentare il più possibile, per condurre battaglie etiche, vere, profonde. Nessuno si batte per la vera integrazione. Sapete di chi? Delle donne brutte, sdentate, invecchiate precocemente, idem gli uomini, emarginati. Non piacciono agli uomini e neanche alle donne. Sono condannate alla solitudine, non hanno corpi perfetti, quadricipiti, tricipiti gonfi.
Quanto è difficile fare gli affresconi soprattutto d’estate

Soprattutto d’estate, ne vediamo l’ostentazione. Truccatissime, una gara continua a essere la più bella della piazza, della festa, del contesto, il confronto, la voglia di far girare la testa, in tutti i sensi, a quanti più uomini possibili, idem uomini con le donne. “Non voglio finire su youtube, perchè poi sennò mi vedono tutti”. Oppure, i compagni, fidanzati, mariti: “No, perchè sennò la vedono tutti”. Ovvero meno vestita possibile, ma solo per fare colpo sui presenti. “Sei uno schianto”. Mai da pubblicare. “Perchè non regalo la mia immagino al blog di uno sconosciuto”. Se le chiede foto o inquadratura o intervistona la grande testata quella donna o quel uomo arrivano a offrirsi quasi fisicamente, pur di apparire. Sempre in quel combattimento senza tempo. La bellezza, l’eleganza, il portamento, la postura, l’abbronzatura, il decolletè, persino il pacco, da ostentatore come avrebbe detto Anna Maria Barbera, la comica di Canale5, Zelig, qualche anno fa.
Per fortuna c’è la famiglia

Si vive per la ricchezza, non tutti, ovvio, da ostentare, per ostentare la migliore fidanzata possibile, il fidanzato più ambito da tutti, una gara senza tempo, infinita, la ragione di vita principale. Quanti vantaggi hanno i figli d’arte, di bellezza, intendiamo, da bambini sino agli 80 anni, come Barbara Bouchet. Oggi i social consentono questa esaltazione, la prova costume, le foto al mare, i vestiti appariscenti, quanto più possibile per farsi ricordare. Vorrei raccontare, invece, Silvia Gilioli, ovvero mia moglie, la sua sobrietà, unica, ereditata da mamma Enza, dall’Aglio, scomparsa quattro anni fa.

Sì, noi, di vannizagnoli.it, soprattutto in passato, abbiamo spesso raccontato la nostra vita, i sogni e le illusioni, la voglia di raccontare sulla nostra tv qualsiasi cosa, la nostra voglia di apparire, ma anche la guerra di certi uffici stampa, ovvero di personaggi e personaggini, “La faremo l’intervista”, ci promettono bipartisan da anni l’ex sindaco di Reggio Emilia, Luca Vecchi, naturalmente pd, e il leader dell’opposizione, della stessa città, e anche consigliere regionale, Alessandro Aragona, di Fratelli d’Italia. Godiamo della loro stima, forse le nostre testate non sono abbastanza importanti, ma crediamo nella promessa.
Cosa sono gli affresconi
Ma sappiate che fermando passanti, ascoltando passanti, parlando con la gente, in piazza e per strada, al bar e in tutti i contesti possibili, emergono le storie più belle, inattese. Certo vorrei raccontare la vita e le opere di Carlo Ancelotti – che quando ci vediamo mi saluta per primo, per la reggianità e la frequentazione a Parma -, ma ripiego anche sul magazziniere, sul massaggiatore, spesso però mi negano anche quello. Raccontiamo tanto la regione Emilia Romagna, presto distilleremo file, anche dal passato, e la politica, raramente l’economia, abbastanza gli spettacoli, un po’ la cultura. La cronaca è snocciolata fra i passanti, anche. Ma la mia preferenza va sul costume, sul colore, su quel fenomeno, la bellezza abbacinante ma impossibile. Più davanti abbiamo un viso da film – che magari fa le pulizie, come una reggiana di origine sarda al festival della serie A – e più difficile è far vincere la ritrosia alla videocamera.

Ah, poi, l’interrogatorio
Esempio. Come si chiama? Basta il nome. Vanni. Di dov’è? Reggio Emilia. Di dove, esattamente? Cresciuto al ponte Modolena, fra Pieve, Cella e Roncocesi, il paese di Zucchero Fornaciari: un giorno andrò a suonare a casa del fratello, a un chilometro e mezzo da lì. Dove ancora spesso dormo. Vivo a Migliolungo, fra Coviolo e Canalina, periferia sud, di Reggio, Emilia Romagna, Italia. Scuola media quale? Massimo dei voti? Superiore? Idem. Università? Tesi Pubblicata. Tutte le esperienze lavorative, grazie. La prima, meglio se non pagata, quanti anni aveva? Dove e cosa fu? A chi si ispira, a chi somiglia? Anche un filosofo, non necessariamente una figura pertinente al suo lavoro. Sul lavoro, appunto, a quanti ha detto no? Sogni? Cosa farà nella prossima vita? Raro che chiediamo di schierarsi politicamente. Qualche sera fa abbiamo chiesto se è religioso a un uomo, intervistato per 38 minuti.

Cos’è il giornalismo per me
Il giornalismo è dati, nomi, età, professioni, passioni, curiosità, hobby, inclinazioni, tradimenti, fedi, caratteri, vacanze, concentrazioni, particolari, situazioni, sensazioni, sensazionalismo, verità. Non finzione. “Tu mi paghi e io ti dico quanto voi”. Quindici anni fa, in lapdance, a Sant’Ilario d’Enza, sulla via Emilia verso Parma. Raccogliamo talmente tanto, fra audio o solo audio – ma sempre in video, su youtube – che spesso non titoliamo proprio, la diretta, effettuata per pura comodità, o non titoliamo ad hoc, buttando così via il meglio di quanto abbiamo raccolto. Silvia Gilioli si vergogna a morte del marito, così curioso, impiccione, lei non una parola fuori posto, mai oltre le righe. Io, sempre. E poi ci sono le tv. In tv, tutto fa brodo, come diceva Piero Chiambretti, caro amico che abbiamo più volte intervistato, e quindi la polemica è spesso il sale, anche pretestuosa, alla Aldo Biscardi, ma gli opinionisti mica vanno allo stadio a fare domande.












































































