Fra le cose belle che sto incontrando in questa estate, e voglio condividere con i miei lettori, c’è un’opera d’arte di straordinarie dimensioni e bellezza, collocata nel cuore verde del Primiero. Si tratta di una scultura colossale che raffigura una fanciulla che sembra danzare nel vento che le scompiglia i capelli e le vesti: l’opera si chiama La Guana del Primiero, e si trova in posizione ombelicale nell’anfiteatro naturale del Navoi a Transacqua, oggi Parco del Benessere: qui, per secoli alla Fiera annuale convenivano popolazioni diverse e si tramandavano leggende e fiabe. Proprio da questo patrimonio di cultura popolare proviene la Guana con le sue consorelle (che nel mio dialetto chiamiamo Anguana).
La Guana del Primiero e le sue sorelle

Queste creature del folclore triveneto sono femminili e possono trasformarsi entrando in relazione con gli umani. Sono più divine che umane, e vivono in simbiosi con la natura: da qui il significato simbolico che questa Guana ha nelle intenzioni dell’artista che l’ha creata: lo scultore Marco Martalar, al quale potremmo attribuire la famosa frase “non omnis moriar”, cioè non morirò del tutto. Lo dico perché l’artista ha plasmato la sua creatura mitica raccogliendo rami spezzati, radici, cortecce e schegge degli alberi abbattuti dalla tempesta Vaia che nel 2018 ha sfregiato i boschi dolomitici: queste macerie vegetali simboli di morte e distruzione sono diventate materia viva di una risurrezione. Con quei duemila frammenti recuperati nei luoghi della devastazione l’autore ha costruito la scultura: il risultato è quel corpo straordinario collocabile tra le metamorfosi di un antico poema.
La Guana, signora assoluta del Primiero

Aggiungerei che quella creatura fantastica è il frutto miracoloso della poesia. Le Guane appartengono a una categoria di creature immaginarie nelle quali si specchiano le forze telluriche e mostruosità varie ultraumane come i draghi, gli orchi, le sirene ecc. In quest’opera spettacolare, l’artista ha completamente “dimenticato” la parte animalesca delle Guane e le ha umanizzate, sicché la Guana del Primiero ci accoglie come gloriosa Signora nel suo regno, dove la nostra umanità e la natura si con-fondono in un unicum che ci richiama all’assoluto rapporto simbiotico fra noi e madre Terra: Martalar si è fatto portatore di una filosofia, di un pensiero ecologico che trova nell’arte il suo punto sublime.
La Guana che risana le ferite di Vaia

La scultura gigantesca, alta sette metri, eretta alcuni mesi fa, è già diventata un’attrazione. C’era da aspettarselo: lo slancio della creatura, bella e selvaggia, quel suo aprire le braccia al visitatore e al mondo come se volesse fondersi con lui esprimono una forza seducente che nasce nell’immaginario di un popolo antico che credeva negli dei; ma la sua femminilità, in questo tempo, la rende nostra sorella e madre: così il presente entra nella tradizione millenaria. I fantasmi sognati dai nostri avi svaniscono oggi all’ombra di questo vero e proprio monumento eretto come glorificazione della Donna. Ora che la Guana è fra noi, possiamo dire, con lo scultore, che essa è il simbolo di una restituzione: le ferite provocate da Vaia sono in Lei risanate. A questo punto si può affermare che l’ecologia insieme alla creatività poetica e artistica produce Bellezza.
All’amica ritrovata

(poesia)
M.
Erano anni leggeri quelli
che ho rivisto – grande magia –
negli occhi dell’amica ritrovata.
C’era un vento misterioso che spingeva
sui prati della vita. Il paese
era un nido vivace di maturazione
come il grano dei campi intorno
che imbiondivano: il loro profumo
anticipava quello del pane.
C’erano in quel mareggiare
di spighe alcuni papaveri.
Voi amiche non sapevate
se fossero simboli di fortuna
o prefigurassero dolori:
erano solo fiori di bellezza.
N.
Anch’io ti ho riconosciuta
dagli occhi, e il cuore ha confermato
così ci siamo rivelate: ti ricordi?
D’improvviso, tutti quegli anni
si sono fusi in un abbraccio.
Anonimo 26













































































Grazie Ivo, tu riesci a vedere e sentire la poesia ovunque. Sono felice di averti incontrata, insieme alla tua musa preziosa e indispensabile. Magari potessimo vederci con più facilità! Ogni bene a Voi due.