Ammettiamolo, i nostri armadi traboccano di indumenti, complici anche i prezzi spesso molto economici di certi capi che permettono acquisti fin troppo spensierati. Quante volte ci siamo ripromessi, magari in occasione dei cambi di stagione, di fare ordine e spazio, eliminando tutto ciò che è superfluo o fuori moda, magari facendoci aiutare dal metodo suggerito da Marie Kondō nei suoi libri dedicati al decluttering ? Ma, ogni volta, esaminando pezzo per pezzo, pensiamo che le mode seguono i corsi e ricorsi storici “vichiani” per cui zampe di elefante, spalle imbottite, colletti a punta oggi ci fanno inorridire e domani magari torneranno a essere à la page. Oppure ci rendiamo conto di non poterci separare da quella sciarpa infeltrita che però ci ricorda una magica serata in riva al mare con il nostro innamorato, o da quel vestito che abbiamo comprato per il matrimonio della nostra migliore amica e che probabilmente non indosseremo mai più.
O da quel camicione che ci stava tanto comodo durante la gravidanza e che tuttavia si può sempre “mettere per casa”, no? Alla fine non eliminiamo quasi nulla. Per non parlare della dolorosa fatica che facciamo quando siamo costretti a “liberare” l’appartamento di chi non c’è più, e ci troviamo a dover decidere cosa fare di tutto ciò che contiene, abiti e accessori compresi.
Ferrarini e quel vestito pieno di ricordi

Adriana Ferrarini, nella sua raccolta di brevi racconti dal titolo Vestiti selvatici, pubblicata da Cleup (Padova, 2025) esplora proprio ciò che i vestiti conservano: la cura, il dolore e l’essenza di ciò che è andato perduto. Il libro nasce da una suggestione che dipana, a ritroso, le storie nascoste nei nostri armadi. Attraverso un filo fatto di abiti, tessuti e capi d’abbigliamento, l’autrice raccoglie voci e ricordi che trattengono desideri, paure e fugaci idee di felicità. I vestiti conservano la forma e anche l’odore di chi li ha indossati, parlano un linguaggio silenzioso e ci invitano all’ascolto.

Ogni capo prende voce per evocare antiche memorie, profumi e sensazioni tattili. Dalle stoffe consunte al caftano improbabile di una zia eccentrica, dal detestato grembiule scolastico alla pelliccia foriera di una nuova avventura, al pesante montone degli anni Settanta: sono tutte storie che si intrecciano e spesso parlano di madri e figlie, sfiorandosi fino a confondersi in un’unica trama. Infine, l’armadio è lo specchio dell’anima e il nostro riordinare, collezionare, eliminare riflette lo stato emotivo, il modo in cui gestiamo il passato e come scegliamo di presentarci al mondo nel presente.
L’ispirazione

L’autrice si è ispirata alla fiaba di Hans Christian Andersen I cigni selvatici: una matrigna malvagia trasforma undici principi in cigni ed esilia la loro sorella Eliza. Per spezzare l’incantesimo Eliza deve tessere undici tuniche di maglia con ortiche in assoluto silenzio per restituire loro la forma umana; non una sola parola potrà uscire dalle sue labbra finché l’opera non sarà terminata. Viene accusata di stregoneria e condannata al rogo, ma lavora fino all’ultimo istante.
Ogni vestito nasconde qualcosa
«Ho sempre pensato che nell’immagine ci fosse qualcosa di essenziale. La pazienza del gesto, il dolore e la cura che servono per riportare alla vita ciò che si è perduto». Afferma l’autrice nella sua premessa ai suoi dodici racconti che nascono da un gesto, un ricordo, un tessuto. «Per molto tempo ho raccolto, quasi senza accorgermene», continua, «storie di vestiti. Abiti che sfiorano la vita di regine e di donne comuni, stoffe consumate, cappelli improbabili […]. Mi interessava il gesto di indossare, così quotidiano e insieme teatrale: un modo per diventare, sparire, inventarsi.».
Un modo originale per raccontare spicchi di vita restituiti attraverso piccoli dettagli, microstorie in cui ciascuno di noi potrà riconoscersi.
L’autrice

Adriana Ferrarini, nata a Parma, laureata in filosofia a Padova, ha fatto teatro, la guida turistica, insegnato in diverse scuole superiori. Si è sposata, ha cresciuto due figli, pratica yoga. Non esattamente in quest’ordine, ma quasi.
Il suo primo romanzo, La notte delle Candy (2013), è stato segnalato al premio Calvino 2015. Ha poi pubblicato un libro di poesie, La mala istriscia (2016) e molti racconti online e su riviste. Piano trio n. 3 è nella raccolta Spiegare il cuore a cura di Ilaria Durigon e Laura Capuzzo (Cleup, 2019).
Adriana Ferrarini, Vestiti selvatici, Padova, Cleup, 2025.













































































Un’altra recensione davvero puntuale e nitida, quella di “Vestiti selvatici” scritto da Adriana Ferrarini, che coglie molto bene l’anima di questa raccolta di racconti.
Ancora una volta un bell’invito alla lettura. Grazie Annalisa anche a nome della CLEUP.
Grazie a voi per l’apprezzamento!
Grazie, Annalisa, per questa recensione limpida e colta. Hai saputo leggere con sensibilità ciò che cercavo di raccontare. Mi fa davvero piacere.