Il 2-3 Giugno 1946 in Italia si svolgono le prime elezioni politiche veramente libere. Per la prima volta, anche il corpo elettorale femminile, poté esprimere liberamente il proprio voto. Il sistema adottato fu quello del proporzionale puro, tramite il quale, anche le minoranze poterono avere un proprio rappresentante, difatti, il Fronte Democratico Progressista Repubblicano con 21.853 voti, poté eleggere un suo esponente. Un esempio di una democrazia compiuta anche se con molti limiti imposti dalle nazioni vittoriose del secondo conflitto mondiale.
I votanti del giugno ’46

Nonostante ciò, gli uomini e le donne elette (furono soltanto 21 su 556) riuscirono ad esprimere un valore eccezionale e determinante per poi esprimere ciò che oggi tutti noi conosciamo come Carta Costituzionale. Oggi è impensabile che 21.853 votanti siano in grado di eleggere un proprio rappresentante in quanto noi siamo in una democrazia formale dove una minoranza determina una maggioranza-
Gli encomi per la nascita dell’Assemblea Costituente
Martedì 25 Giugno 1946, l’onorevole Vittorio Emanuele Orlando alle ore 16 inizia il suo discorso, un discorso che è un elogio verso tutti coloro che hanno contribuito alla costituzione dell’Assemblea Costituente. Dopo di lui si alza il Presidente del Consiglio Alcide De Gasperi, anch’egli esprime compiacenza verso coloro che siedono nell’enclave parlamentare.
La nascita della Costituente
Nei giorni a seguire, vennero eletti il Presidente della Costituente: Giuseppe Saragat, il quale nel febbraio del 1947 dovette dimettersi perché ci fu la scissione del Partito Socialista e nacque il Partito Socialdemocratico. Nell’estate del 1946, alcuni uomini e donne si misero al lavoro per donare a noi un documento vivo e, per certi aspetti rivoluzionario in quanto emancipatore dei diritti dell’uomo, come l’articolo 3, forse uno degli articoli più importanti della prima parte, il quale dice in sintesi: è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di natura economica e sociale. Solo con questa frase possiamo capire il valore di quelle Donne e di quegli Uomini.
Il valore dell’Assemblea Costituente
Nonostante le divisioni di pensiero e di ideali, quei 556 componenti riuscirono a determinare la costruzione delle fondamenta di una vera democrazia libera e per certi versi compiuta, anche se, per qualche aspetto controllato. Alcuni di quei componenti, ricolmi di ideali si sacrificarono per tutti noi, infatti, la parola sacrificio la troviamo nel discorso inaugurale di Orlando e di De Gasperi. La parola sacrificio fu determinante anche durante le Presidenze di Saragat e di Terracini. Proprio quel sacrificio estremo lo subì un Padre Costituente, Aldo Moro, il quale, in virtù dei suoi ideali, sostenuti anche da altri, portò avanti il principio di Sovranità Popolare, articolo 1.
Oggi tutto sembra utopia
Oggi tutto ciò appare quasi pura utopia: il dovere ed il sacrificio, vengono estromessi dal principio del liberismo, i leader hanno una funzione principale e determinante. Per questo siamo tutti noi entrati nell’era della democrazia formale. Infatti, con le leggi elettorali in vigore, si impedisce che una minoranza elettorale abbia la possibilità di eleggere un suo rappresentante. L’estate del 1946 è una pietra miliare della nostra democrazia, fatto che molti di noi hanno dimenticato. La storia deve essere un elemento portante di una nazione se questa desidera essere libera, emancipata e sovrana.














































































Peccato che oggi i nostri governanti sì ricordino solo della data e non del valore in essa contenuta. Sordi e cechi per non dovere rispondere al popolo italiano del loro operato..