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Home Weekend & viaggi

Malcesine. Non so voi, io non ce la facevo più

di Roberto Agirmo
Maggio 7, 2021
in Weekend & viaggi
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Malcesine. Non so voi, io non ce la facevo più
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Il week end del primo maggio, essendo state “aperte le gabbie” trasformando quasi tutta l’Italia in zona “gialla” (meglio che non commenti, ho sentito immediatamente l’irrefrenabile desiderio di fare un fine settimana a zonzo. Ovviamente non potevo non approfittarne per il meraviglioso Turismo di prossimità. Tradotto, sono rimasto in Veneto, più precisamente nella zona del lago di Benaco. Va ben dai.  “Benaco” ovvero l’altro nome per identificare il lago di Garda! Ho trascorso questi 3 giorni in compagnia della dolce metà e di una coppia di amici all’insegna del “mangia/bevi e gusta l’occhio”! Sono tornato a vedere il Santuario della madonna di Ferrara di Monte Baldo vicino a Spiazzi di cui vi avevo parlato qualche settimana fa https://www.enordest.it/2021/04/16/viaggiare-per-noi-stessi-e-in-posti-nascosti/ e l’occasione è stata propizia al fine di ricordarmi di parlarvi di una cosa che avevo omesso nell’articolo. Parlo di Malcesine.

Malcesine e la Rocca

Ovvero che proprio nel percorso da Spiazzi al Santuario Mariano c’è una Via Crucis bellissima che vale la pena di percorrere. Sia per il paesaggio che per i panorami che da qui vi si possono scorgere, ma anche per le statue (credo in bronzo) che lungo il tragitto ripercorrono le stazioni della Via Crucis, ( per questa volta, le foto non le sceglie la redazione, ma metto direttamente le mie ). Ma veniamo al suggerimento odierno, il posto di cui voglio parlarvi oggi è Malcesine, anzi, nello specifico la Rocca di Malcesine!

L’incantevole Malcesine

Ho fatto base nell’incantevole paesino di Garda. Che è uno dei posti più pittoreschi del Lago di Garda, situato ai piedi della Rocca di Garda. La collina che sovrasta il paese.

Garda è ricca di ville come il Palazzo Carlotti, Villa Albertini, Palazzo Fregoso ed il Palazzo dei Capitani. Che è un esempio del passato prospero della città e dei suoi legami con la Repubblica di Venezia.
Sul lungolago di Garda, c’è l’antico palazzo (sec. XIV-XV). In stile gotico-veneziano, è così denominato perché ospitò spesso il Capitano del lago di Garda. Il magistrato che rappresentava l’autorità di Venezia sul Lago di Garda con il compito di impedire il contrabbando.

La scelta di soggiornare a Garda è stata un mix di casualità e scelta Cercavo un hotel con SPA, ma causa “covid” il 99% delle strutture avevano le SPA chiuse. Ma grazie al lavoro dei ragazzi del booking dell’Agenzia Viaggi a cui mi sono rivolto (ovviamente una del mio Network) ho trovato un ottima struttura che faceva la Privat Spa. Un servizio eccezionale (da provare), scelta commerciale molto azzeccata da parte dell’Hotel Tobago che infatti era full a differenza del 99% delle altre strutture. Che comunque fortunatamente (quelle aperte) hanno visto un’po’ di movimento, cosa che mancava da molto, troppo tempo!

La scelta è stata determinata dal fatto che volessi visitare tra gli altri posti proprio la rocca di Malcesine che avevo visto solo da fuori.

Venerdì 30 aprile eccoci quindi a Malcesine

Devo essere sincero per quanto la cornice fosse incantata ed il tempo ci abbia graziato, infatti era prevista pioggia che fortunatamente non c’è stata, passeggiare per un paese a vocazione turistica ed essere gli unici o quasi mi ha lasciato abbastanza amareggiato. Ciò non di meno c’è stato un intermezzo molto simpatico!

Il centro di Malcesine

Eravamo nel centro di Malcesine intenti a “turistiggiare”,  quando un “ arzilla vecchietta” appoggiata al carrellino ci guarda e dice:

“Varda che beo, do toxi giovani che pasegia par Malcesine, gera ora, xe cusi triste no vedar turisti!”

(Guarda che bello, due ragazzi che passeggiano per Malcesine, era ora è così triste senza turisti)

Di rimando le ho detto, “Bhe dai vedrà che un’po’ alla volta tornano

Questa poi evidentemente con il desiderio di “ciacolare” (chiacchierare)  ha iniziato : “Sa, mi go quasi xento ani! Però me piase pasegiar e so ncora in gamba!”

(sa, io ho quasi cent’anni! Però mi piace passeggiare e sto ancora bene)

Io: Qual è il suo segreto signora?

Lei: “Xe fasie. Do goti de vin pena alsada dal leto. Do pasi a vardar a bea gente. Po magno legera. Un fia in leto. Me also, altri do goti. E se ricuminsia. Po par el resto ghe pensa el Garda!”

(E facile, due bicchieri di vino appena alzata dal letto. Un paio di passi a guardare la bella gente, poi mangio leggera, vado un po’ a letto. Mi alzo prendo altri due bicchieri di vino e ricomincio. Poi al resto ci pensa il clima del Garda).

Un incontro che ha rallegrato ancor più la giornata, un incontro di quelli che ti lasciano stampato il sorriso!

Si continua

Dopo aver salutato la “gagliarda vecchietta” ci siamo incamminati verso la Rocca che vi garantisco offre uno spettacolo di vista sul lago ineguagliabile! Nel cuore del borgo, il Castello Scaligero ti accoglie con un verde cortile. Subito l’incredibile vista panoramica sul Lago di Garda si apre davanti agli occhi! 

Le meraviglie di Malcesine

La Rocca di Malcesine risalirebbe agli ultimi secoli del primo millennio a.C. . Ma risulta più attendibile la notizia che un castello sia stato costruito dai Longobardi. Verso la metà del primo millennio d.C.
Il castello venne distrutto dai Franchi nel 590. Fu da loro stessi riedificato e ospitò nel ‘806 il re Pipino, giunto a Malcesine per visitare i Ss. Benigno e Caro. Dopo le invasioni degli Ungari, entrò a far parte dei feudi vescovili veronesi.
Nel 1277 divenne dominio di Alberto della Scala. Rimase sotto il casato fino al 1387.


Interventi risalenti a questo periodo diedero origine all’attuale denominazione: “Castello Scaligero”.
I Visconti di Milano lo occuparono dal 1387 al 1403.
La Repubblica di Venezia lo incorporò nel 1405. L’Impero lo riconquistò nel 1506. Ritornò alla Repubblica dal 1516 al 1797. Poi passò ai Francesi.

Nel 1798 ai Francesi subentrarono gli Austriaci, i quali eseguirono consistenti lavori di consolidamento all’interno del Castello e lì rimasero fino al 1866.
Da quell’anno seguì le sorti del Veneto.

Il passaggio

Si entra nel cortile. Sulla sinistra appare la “Casermetta”: palazzo inferiore dove alloggiava la guardia del Castello. Al piano interrato e al piano terra ospita il Museo di storia naturale.

Il Museo di storia naturale, offre al visitatore un originale approccio multimediale rendendo la visita un’esperienza sensoriale completa. Si può guardare, toccare, annusare, ascoltare o utilizzare schermi touch screen. Simpatico ma adatto prettamente ai bambini, diciamo che non si entra al castello per il Museo!

In fondo al cortile, si raggiunge un poggiolo che, sporgendo a picco sopra le acque del lago ad un’altezza di 24 metri dalla superficie, consente una visione ampia e suggestiva del lago stesso e dei monti circostanti.
Si sale per una rampa a gradinate, fino alla polveriera costruita dagli Austriaci, oggi “Sala Goethe”.
Si trovano esposte le immagini che Goethe ha tratteggiato del lago e del Castello nel suo Viaggio in Italia. Sono riprodotti i colori della regione, così come si erano presentati al suo sguardo e secondo quella che diventerà poi la sua Teoria dei Colori. Oltre la sala, nel piccolo giardino, collocato in un angolo contemplativo, trovi il busto del Poeta.

Da qui si sale al secondo cortile, detto “Rivellino”, da dove si ammira il paese, il lago e il fianco occidentale del Baldo.

Scesi dalla gradinata, sul muro orientale si trovano ancora i resti di affreschi, probabili residui di una Cappella Scaligera.

Il terzo cortile, il più alto e settentrionale, si raggiunge per una rampa e attraverso un portale scaligero. Oltrepassando il portale scaligero, dopo una breve rampa si presenta un pozzo. Alla sua sinistra, nell’angolo nordorientale del piazzale sottostante la Torre, si trova un affresco che rappresenta una Madonna con Bambino. Presenza che forse testimonia l’esistenza, di una antica cappella.
Costruita dagli Austriaci, ma recentemente riadattata, una scala sale direttamente dal pozzo e conduce alla Sala Congressi della Residenza Scaligera e, quindi, alla Torre.

L’area più bella: il museo

Dai pressi del pozzo, eccoci arrivati in quella che a mio avviso è l’area più interessante, infatti dal cortile, si può accedere direttamente al piano terra della Residenza, dove c’è il Museo “delle Galee Veneziane” e dove in un video viene raccontato il celebre e direi epico trasporto di navi da guerra veneziane da Venezia fino al Garda in un percorso via fiume e terra un percorso che prese il nome di “Galeas per montes!”


Galeas per montes è l’espressione, in lingua latina, con cui viene chiamata un’impresa di ingegneria militare realizzata tra il dicembre 1438 e l’aprile 1439 dalla Repubblica di Venezia, che consistette nel trasporto di galee, fregate e imbarcazioni varie dal mar Adriatico al lago di Garda, risalendo il fiume Adige fino a Rovereto e trasportando le navi via terra a Torbole, sulle rive settentrionali del lago, attraverso un percorso di circa 20 km tra le montagne. Tale episodio ebbe ampia risonanza in tutta Europa, vista l’eccezionalità dell’impresa tecnica realizzata.


La flotta, costituita da 25 grosse imbarcazioni, 6 galee e 2 fregate, salpò nel gennaio 1439 da Venezia ed imboccò la foce dell’Adige nei pressi di Sottomarina di Chioggia, risalendo il fiume fino a Verona. Nel porto fluviale della città vennero applicate alle imbarcazioni dei galleggianti per ridurre il pescaggio e proseguire il viaggio, in quanto il fiume era in magra. Il percorso proseguì attraverso la chiusa di Ceraino fino al borgo di Marco, situato poco a sud di Rovereto.


A questo punto la flotta venne tirata in secco tramite dei macchinari appositamente inventati; quindi con l’aiuto di centinaia di operai, tra cui sterratori, falegnami, carpentieri, marinai, rematori delle navi e uomini del luogo, venne spianata quella che sarebbe divenuta la strada su cui sarebbero state trainate le imbarcazioni. A tal fine vennero utilizzati duemila buoi requisiti nelle vicinanze, che furono suddivisi, in quanto ne servirono fino a 120 coppie per i vascelli di maggiori dimensioni.

La salita


Durante la salita furono livellati gli ostacoli naturali, tagliate piante e demolite alcune abitazioni, realizzati alcuni ponti e opere infrastrutturali. Mentre la strada veniva realizzata con tavole di legno, sopra le quali scivolavano rulli che facilitavano il trascinamento dei pesanti mezzi navali. Solo il lago di Loppio facilitò il passaggio della flotta; superato questo, le imbarcazioni vennero nuovamente tirate in secco e trascinate sul ripido pendio finale per il passo San Giovanni.


Più difficoltosa ancora fu la ripida discesa dal passo verso Nago e soprattutto Torbole. A causa della tendenza del naviglio a prendere velocità verso il basso e a scontrarsi contro le rocce. Attraverso la valle di Santa Lucia si tentò allora di trattenere le navi tramite grosse funi che assicurassero gli alberi delle navi a grossi massi. Regolando così lo scivolamento verso il lago tramite alcuni argani. Per frenare ulteriormente la corsa verso l’acqua si decise genialmente di sfruttare l’ora del Garda. Un forte vento che soffia da sud nel pomeriggio, spiegando le vele in modo da “alleggerire” il peso dei navigli.

La complessa operazione durò due settimane e costò alla Repubblica di Venezia la notevole cifra di 15 000 ducati. Ma consentì alla flotta veneziana di salpare dalle rive di Torbole, non distante da Riva del Garda; tale impresa divenne così famosa in tutta Europa.

Malcesine e Venezia

Sarà che da Veneziano quale sono, quando si “tirano le corde” della “mia città” resto sempre imagà (affascinato). Ma vi confermo che oltre al panorama, questo è stato il momento più bello della visita al castello, che comunque non era finita, infatti sotto il pavimento della sala, si estendono due vani, ben illuminati e delimitati da balaustre. Secondo alcuni essi rappresenterebbero l’accesso alle “segrete” del Castello, luoghi di cui da tempo si favoleggia ma di cui nulla si sa ancora in concreto.


È invece certo il collegamento sotterraneo fra i due vani e la Torre. Passaggio scoperto in seguito alla recente apertura della botola nel pavimento del primo locale della Torre.
Per salire al piano superiore dove sono la Sala Congressi e l’accesso alla Torre, occorre uscire sul piazzale e salire la scala.


Si accede quindi alla Torre. Fu aperta a nord una porta che immette al suo primo locale, poiché prima si passava su un ponte aereo esterno.
Una finestra con inferriata nella parete ovest indica il luogo di accesso al ponte aereo. Era, questa, l’altezza della Torre, costruita dai Longobardi. Lo si nota dal cambiamento dei materiali e della foggia di costruzione.

La torre di Malcesine

Davanti all’ingresso ha inizio la salita alla Torre (o Mastio). Cinque locali si aprono al livello alto e al penultimo un graffito, oggi cancellato, recava il nome di Corrado II e la data del 1131. Ciò lascia supporre che questa parte della Torre sia stata terminata proprio in quell’anno.


La quinta stanza fu denominata “della Vedetta”: con sei finestre che si aprono sul muro spesso 80 cm, era in origine coperta di tegole. Nel 1909 il pavimento venne cementato e al centro fu posta la Campana Comunale, risalente al 1442 e adorna d’impronte di monete comunali.

La Torre sovrasta con la sua forma pentagonale irregolare Malcesine. Erigendosi sul lago per 70 metri e alta sulla sua base 31 metri e da qui il panorama è più unico che mai!
Dopo Malcesine il mio Tour è continuato nei giorni a seguire per Bardolino, Torri del Benaco, Lazise e Peschiera, ma questa è un’altra storia……. Vi aspetto alla prossima settimana per un nuovo suggerimento per il vostro Week End.




Tags: castellogardamalcesineroccatorrevenezia
Roberto Agirmo

Roberto Agirmo

Presidente del Network d’Agenzie Viaggi Gruppo Info Vacanze. Uno dei più grandi network in franchising d'Italia, conta più di 100 agenzie che fanno riferimento direttamente a lui sia in Italia che all'estero

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