L’analisi documentaria e la corretta interpretazione paleografica delle fonti d’archivio continuano a riservare importanti sorprese, talvolta in grado di riordinare la cronologia biografica di grandi maestri dell’Ottocento veneto. Un caso emblematico – che ricalca da vicino quanto già emerso dall’esame critico dell’atto di morte del pittore veneziano Giacomo Favretto – riguarda il suo stesso maestro e figura di riferimento dell’Accademia di Belle Arti di Venezia: il professore e artista Pompeo Marino Molmenti.
Un errore di trascrizione sulla data di morte di Pompeo Molmenti

L’inganno dell’avverbio: un errore di trascrizione storico Per decenni, repertori storiografici, enciclopedie e cataloghi d’arte hanno riportato come data ufficiale di morte di Pompeo Marino Molmenti il 17 dicembre 1894. Tuttavia, una lettura paleografica approfondita dell’atto originale conservato nello stato civile rivela una realtà ben diversa: Molmenti si è spento il 16 dicembre. L’origine del fraintendimento è di natura puramente sintattica e paleografica, legato alla formulazione standard utilizzata dagli ufficiali dello stato civile dell’epoca. L’atto di morte (registrato con il numero 1988 nel Comune di Venezia) fu infatti stilato il 17 dicembre 1894. Nel redigere il documento alla presenza dei dichiaranti, l’ufficiale verbalizzatore annotava la data della comparizione in municipio, inserendo però nel corpo del testo la formula temporale chiave: «…che a ore antimeridiane cinque… di ieri […] è morto Molmenti Cavaliere Pompeo Marino».
Ua mancanza da poco sulla vicenda di Molmenti

Nelle trascrizioni successive e nelle citazioni sintetiche effettuate dagli studiosi nei decenni a seguire, questo fondamentale avverbio temporale («ieri») è stato ignorato o mal interpretato, finendo per sovrapporre la data burocratica di stesura dell’atto (17 dicembre) alla data reale del decesso (16 dicembre).
L’evidenza documentaria: la trascrizione integrale dell’atto

Per comprendere appieno la dinamica dell’errore, si riporta di seguito la trascrizione paleografica integrale del documento custodito nei registri dello Stato Civile di Venezia: Atto di Morte N. 1988 – Molmenti Cavaliere Pompeo Marino L’anno milleottocentonovantaquattro, addi diciassette, di Dicembre, a ore pomeridiane una e minuti //, nella Casa comunale. Avanti di me Cavaliere Ferdinando Fontana, Conservatore per delegazione […] Ufficiale dello Stato Civile del Comune di Venezia, sono comparsi Ferrari-Bravo Angelo, di anni settantatré, già Custode, domiciliato in Venezia, e Giannolla Caterina, di anni sessantasei, Casalinga, domiciliata in detto luogo.
I quali mi hanno dichiarato che a ore antimeridiane cinque e minuti [vuoto] di ieri, nella casa posta in San Polo al numero duemilaottocentoundici, è morto Molmenti Cavaliere Pompeo Marino, di anni settantacinque, Professore dell’Istituto di Belle Arti, residente in Venezia, nato in Motta di Livenza, dal fu Francesco e dalla fu Molimenti Anna, Celibe. (Seguono le firme dei testimoni Mazzonetto Giuseppe e Baruffaldi Girolamo, e dell’Ufficiale dello Stato Civile Ferdinando Fontana).
Il precedente di Giacomo Favretto

Questo errore non costituisce un caso isolato. Una dinamica identica è emersa di recente nello studio dell’atto di morte di Giacomo Favretto (1849–1887), allievo prediletto proprio di Molmenti all’Accademia veneziana. Anche nel caso di Favretto https://www.enordest.it/2026/08/02/cosi-ho-corretto-la-treccani-la-verita-sulla-morte-del-pittore-favretto/, la mancata contestualizzazione dell’avverbio temporale all’interno della formula di cancelleria aveva portato a una sfasatura cronologica sulla sua reale scomparsa (avvenuta l’11 giugno anziché il 12 giugno 1887). La coincidenza strutturale tra i due documenti sottolinea l’importanza metodologica della perizia paleografica: non basta leggere i numeri di protocollo o la data d’intestazione di un registro ottocentesco, ma occorre analizzare la struttura sintattica dell’intero manoscritto per collocare correttamente gli eventi nel tempo.
Restituire a Pompeo Marino Molmenti la sua esatta data di morte (16 dicembre 1894 anziché il 17) non è un mero puntiglio erudito

Significa ripristinare la verità documentale attorno a uno dei protagonisti del rinnovamento della pittura veneta dell’Ottocento, formatore di intere generazioni di artisti (da Favretto a Ettore Tito, da Luigi Nono ad Alessandro Milesi). La riscoperta ribadisce quanto la ricerca d’archivio condotta sul campo sia uno strumento indispensabile e insostituibile per affinare la storiografia artistica del nostro territorio.













































































