Guardando i Tg nazionali di questi giorni, tutti, mi è venuto un dubbio. C’è stata l’alluvione in Veneto e a Venezia nel 1966? O tutto è successo a Firenze, con gli angeli del fango, i servizi delle televisioni mondiali, sui manoscritti da salvare, sull’Arno in piena che aveva causato tante vittime. Un sacco di interviste e visita ufficiale il 4 novembre 2026 del capo dello Stato?
In Veneto silenzio

Poi guardando le cifre dei morti per alluvione, noto che tra Dolomiti, Cadore, laguna e delta del Po, i morti nella nostra regione, sono stati ben maggiori (circa un centinaio) rispetto a quelli della Toscana. Perché questa misinformazione? (passatemi il termine…).
L’alluvione di Venezia
Il 3 e 4 novembre 1966, tutte le troupe della Rai di Firenze erano state immediatamente mobilitate e le immagini avevano fatto subito il giro del mondo. E alla Rai di Venezia? Il caporedattore della sede regionale, Ranieri Da Mosto, aveva dirottato, il giorno prima, tutti i mezzi e le telecamere (doverosamente in pellicola…) ai magazzini Rai di via Torino in attesa di essere spedite per l’emergenza in montagna dove si aspettava il peggio. Venezia rimase sguarnita, così come Pellestrina, dove successe di tutto e di più. Tre morti annegati e residenti salvati in extremis dai mezzi anfibi dei Lagunari. Questa testimonianza mi arrivò direttamente da due grandi operatori della Rai dell’epoca, Walter De Stefani e Duilio Stigher. Rimasero bloccati a Palazzo Labia senza nulla poter fare. Anche la radio non funzionava e mancava la corrente elettrica. 60 anni fa, le cineprese e telefonini erano ancora un sogno. Le testimonianze dell’ “Acqua granda”, come storicamente si chiamò, (anche se questa definizione non mi è mai piaciuta), fu documentata solo da foto di cittadini e da agenzie fotografiche private. Le prime cineprese, costosissime, Superotto, della Kodak, arrivarono in Italia proprio nel 1966…
E oggi cosa ci rimane, storicamente parlando?

A Gosaldo e a California, due piccole realtà montanare del bellunese, l’eroico parroco, don Giovanni Marcon, accortosi al mattino presto che i fiumi stavano esondando, suonò le campane e salvò la vita a centinaia di parrocchiani. Li fece ospitare nell’altare della chiesa, il posto più alto e sicuro del paese. Per lui nessun servizio sui tg di allora. A Venezia, l’acqua arrivata alla cifra record secolare, di 194 centimetri, fu un momento di non ritorno. Secondo il presidente del Corila, ingegner Pierpaolo Campostrini, fummo anche fortunati. In condizioni più avverse si poteva arrivare a 230 cm. Dopo il ‘66, migliaia di residenti, (Venezia, all’epoca, ne contava 140 mila…) che abitavano nei piano-terra, emigrarono progressivamente a Mestre, con condizioni igienico sanitarie più favorevoli. Il centro storico cominciò il suo progressivo e desolante abbandono.
Cosa rappresentò l’acqua record del 1966?

Un primo grande interessamento per Venezia da parte di Roma. Ma bisognerà aspettare 7 anni, nel 1973, con la numero 171, per l’arrivo della prima legge speciale (la prima in Italia, quella di Napoli, era del 1904..). Dichiarava, papale-papale, che la “salvaguardia di Venezia era di preminente interesse nazionale”. Salvaguardia fisica, ambientale e socio-economica. Allargata ai comuni della gronda lagunare: Chioggia, Mira, Jesolo, Codevigo, Quarto d’Altino.
Dal 1966 al 1991

Affidò alla Regione Veneto il compito di redigere un piano comprensoriale. Fu istituito il Centro previsione maree. Nel 1984, nuova legge speciale aggiornata, e infine quella del 1991 che prevedeva il finanziamento di opere infrastrutturali e le prime ipotesi per la creazione del Mose, ovvero le barriere mobili. Il dibattito politico fu combattuto e polemico. Il ministro Gianni De Michelis, propose la separazione della laguna. Apriti cielo! Poi vennero rispediti a casa, gli ingegneri e i ricercatori olandesi, che si erano offerti, gratuitamente. Loro di dighe di sbarramento se ne intendevano assai. Ma, si ironizzò all’epoca, il loro progetto salva Venezia, costava troppo poco e con tempi troppo rapidi…Le barriere mobili dovevano essere nostrane, ovvero nazional-popolari.
La questione Mose
Il cantiere fu inaugurato solo nel 2003. Con grande esibizione mediatica, e cazzuola da muratore in mano, dal presidente Silvio Berlusconi e dal governatore Giancarlo Galan. Passano altri diciassette anni. Prima entrata in vigore sperimentale delle paratoie salva Venezia, nel 2020. Cristoforo Sabbadino ed Alvise Cornaro, che prevedevano il salvataggio di Venezia e della laguna, appena cinque secoli fa, sono lì che sorridono dalla tomba.
Aspettando i soldi da Roma
Nel 2026, ovvero appena 60 anni dopo della grande alluvione, si aspettano i soldi da Roma, per il completamento delle opere accessorie, con un ritardo temporale di appena 4 anni. Mentre è ancora in rodaggio burocratico il trasferimento dell’opera dal Demanio dello Stato all’Agenzia per la laguna. Decine di tecnici che hanno lavorato per la salvaguardia e il Consorzio Venezia Nuova, non hanno certezze per il loro destino professionale. Il Mose è stato sollevato 156 volte in sei anni, e fatto risparmiare un sacco di soldi. Mancano ancora diversi milioni di finanziamenti previsti.
Per il Nobel dell’acqua il 1966 non ha insegnato niente

L’ingegner Andrea Rinaldo, veneziano e “premio Nobel dell’acqua”, parla già di opera nata vecchia e da superare, con i cambiamenti climatici planetari in atto…Siamo a posto. In compenso la città è ridotta ad un quinto rispetto agli abitanti del 1966. Ovvero meno di 50 mila residenti. Le seconde case, i bad&breakfast e le locazioni turistiche hanno superato quelle delle residenze primarie. Vivere in città, per i superstiti residenti, è diventato assai complicato e difficile. Ci sono dei veneziani imbufaliti che spostano con un bastoncino i turisti che intasano le calli, perché non li fanno passare. Scene comiche, se non fossero tragiche. Il mercato di Rialto, l’anima viva della città, è un centro commerciale gestito per lo più dai bengalesi.
Di speciale ora, non c’è solo la legge, ma una visione apocalittica, difficile da accettare.











































































