Per quasi centoquarant’anni, le monografie d’arte, i repertori biografici di maggior prestigio — prima fra tutti l’Enciclopedia Treccani — e persino l’iscrizione solennemente scolpita sulla pietra tombale di Giacomo Favretto hanno concordato su un punto: il celebre pittore verista veneziano si sarebbe spento il 12 giugno 1887. Un dato trasformato in dogma storiografico, ripreso acriticamente da generazioni di studiosi e catalogatori.
La verità su Favretto

Eppure, una rigorosa rilettura paleografica dell’atto di morte conservato nei registri dello Stato Civile del Comune di Venezia ribalta questa secolare certezza, rivelando che l’artista morì in realtà il giorno precedente: sabato 11 giugno 1887, alle ore 11.00 del mattino. La chiave nel testo è quell’avverbio rimasto inosservato.
L’equivoco ha origine da una sovrapposizione tra la data contabile di registrazione del documento e il momento biologico del decesso. L’Atto di Morte n. 1071 (pagina 179 dell’anno 1887) venne infatti compilato l’anno milleottocentottantasette, addì dodici di Giugno, alle ore 15.30 (“ore pomeridiane tre e minuti trenta”), davanti all’Uffiziale dello Stato Civile Ferdinando Fanzon, alla presenza dei dichiaranti Enrico Adorno e Baldassare Vareton.
L’atto di Morte

Nel riportare la testimonianza dei due comparsi, il verbalizzante fu estremamente preciso, scrivendo che il decesso del “Favretto Cavalier Giacomo” era avvenuto a ore “ant. meridiane undici” di ieri, nella casa di abitazione posta nel sestiere di Santa Croce al numero civico 2232. È proprio quell’avverbio temporale — “ieri” — a costituire lo snodo fondamentale: essendo l’atto redatto il 12 giugno, la parola “ieri” colloca l’ora suprema del pittore alle 11.00 di mattina di sabato 11 giugno 1887. Dall’Atto di Morte n. 1071 (Comune di Venezia, 1887): «…i quali mi hanno dichiarato che a ore ant. meridiane undici e minuti ___//___ di ieri, nella casa posta in Santa Croce al numero duemiladuecentotrentadue, è morto Favretto Cavalier Giacomo di anni trentotto, Profess. di pittura…».
Dall’enigma del quadro anonimo alla ricognizione d’archivio

Questa rilevante scoperta storica e paleografica non è giunta per caso, ma è il frutto di un’articolata indagine documentaria condotta da Gianni Da Lio, ricercatore per l’associazione culturale l’ESDE di Martellago (Venezia). L’origine della ricerca risiede in un appassionante quesito di attribuzione d’arte: lo studio d’insieme per l’attribuzione autorale di un dipinto a olio su tela, rimasto anonimo, non siglato e mai terminato, caratterizzato da un raffinato stile verista veneto e di impronta inequivocabilmente favrettiana.
Gianni Da Lio e la sua ricerca su Favretto

Nel tentativo di collocare filologicamente l’opera e stabilire se potesse trattarsi dell’ultimo lavoro incompiuto dal maestro o dell’opera di un allievo diretto interrotta dalla notizia della sua scomparsa, Gianni Da Lio ha intrapreso una minuziosa verifica delle fonti primarie d’archivio. Attraverso la trascrizione paleografica integrale del registro di morte, il ricercatore non solo ha riscontrato l’esatta data del decesso, ma ha anche chiarito dettagli anagrafici spesso citati in modo impreciso: l’età puntuale dell’artista al momento del decesso convenzionalmente sarebbero 37 anni essendo nato l’11 agosto 1849 e defunto l’11 giugno 1887, prima della sua ricorrenza di nascita, corretto sarebbe 37 anni e 10 mesi, informazione che il verbalizzante, per sua convenzione ha riportato in 38 anni . Un omaggio alla memoria: la consegna della trascrizione a Palazzo San Cassiano.
La consegna

A coronamento di questo importante lavoro di ripristino della verità storica, il giorno 22 luglio 2026 la prima copia ufficiale della trascrizione paleografica è stata consegnata alla Direzione dell’Albergo San Cassiano di Venezia, la storica dimora originaria (sita al civico 2232 del Sestiere di Santa Croce) dove Giacomo Favretto visse nell’ultimo periodo e si spense. La consegna è avvenuta in segno di onore e merito alla memoria dell’illustre artista veneziano. Un profondo ringraziamento va alla sensibilità dimostrata dalla Direzione dell’albergo, nelle persone del dottor Giovanni Manao e della dottoressa Chiara Valle, che hanno accolto con grande favore ed entusiasmo i ricercatori per questo significativo approfondimento culturale, consentendo di ricongiungere simbolicamente il documento storico al luogo fisico in cui la vicenda umana del pittore ebbe fine.
Scheda della scoperta paleografica

Soggetto: Giacomo Favretto (1849 – 1887), pittore, Cavaliere. Data di morte tradizionale (errata): 12 Giugno 1887 (riportata su monografie, voce Treccani e lapide tombale). Data di morte reale (corretta): 11 Giugno 1887, ore 11.00 (dedotta dall’avverbio “ieri” nell’atto redatto il 12 giugno). Luogo del decesso: Venezia, Sestiere di Santa Croce n. civico 2232 (oggi Albergo San Cassiano). Consegna della prima copia: 22 Luglio 2026, presso l’Albergo San Cassiano. Autore della ricerca: Gianni Da Lio (ricercatore per l’Associazione Culturale di storia locale L’ESDE di Martellago).
Il valore della fonte primaria nella storia dell’arte

La correzione di una data di morte non rappresenta una pignoleria erudita: nella storiografia artistica, la precisione cronologica è la chiave di volta per ricostruire l’evoluzione stilistica, l’iter delle ultime opere rimaste sui cavalletti di bottega e l’impatto emotivo e culturale che la prematura scomparsa dell’artista generò nella Venezia del tardo Ottocento. Ancora una volta, il lavoro metodico condotto da Gianni Da Lio per l’associazione l’ESDE dimostra come l’analisi paleografica diretta sui documenti originali sia l’unico antidoto contro il perpetuarsi degli errori storiografici tramandati per consuetudine. Un semplice avverbio temporale di quattro lettere, rimasto silente per oltre un secolo, restituisce finalmente alla storia la verità sugli ultimi istanti di vita di Giacomo Favretto, suggellata oggi dal doveroso omaggio nella sua dimora di Santa Croce.
Chi era Giacomo Favretto

Venezia 1849-1887. Padre del Verismo veneto, veneziano, figlio di un falegname, studia e lavora come garzone di bottega di una cartoleria. Frequenta l’Accademia delle Belle Arti dove è allievo del Molmenti e compagno di corso di Guglielmo Ciardi, Luigi Nono e Alesandro Milesi. Trova ispirazione soprattutto nella sua veneziana e nei veneziani, dotato di un grande senso del colore si afferma giovanissimo e trova critiche favorevoli da parte di scrittori e giornalisti importanti come Camillo Boito e Matilde Serao. Va a Parigi in compagnia di Ciardi nel 1878 per l’Esposizione Universale.
Le sue scene veneziane vengono premiate alle Esposizioni di Brera e di Torino che lo consacrano come fondatore del Verismo veneto e uno dei più interessanti pittori nazionali.
Muore giovanissimo per la febbre tifoidea, la malattia lo aveva prima privato di un occhio. A fare l’elogio funebre è il famoso pittore Domenico Morelli. È sepolto nel cimitero di San Michele. Nel 1893 la Biennale di Venezia gli dedica una retrospettiva.













































































