É morto a 78 anni Gianpietro Marchetti, ex calciatore di Atalanta, Juventus e della Nazionale. Ebbe grande successo anche come dirigente, essendo stato il direttore sportivo del Piacenza che a metà degli anni Novanta raggiunse per la prima volta la Serie A con il presidente Leonardo Garilli e Gigi Cagni in panchina. Marchetti viveva a Rudiano (Brescia), dove si svolgeranno i funerali.
Chi era Marchetti
Terzino sinistro, difensore centrale e anche mediano in campo (due scudetti vinti con la Juve e 5 presenze in Nazionale), negli anni Ottanta Marchetti iniziò la carriera dirigenziale alla Triestina. Nel 1988 l’arrivo al Piacenza di Garilli e fu un elemento chiave nella costruzione della squadra divenuta indimenticabile, con la scalata dalla Serie C alla A. In biancorosso, dove nel frattempo in panchina era arrivato Walter Novellino, restò fino al 2001, collezionando quattro promozioni (una in Serie B, tre in Serie A) e sei campionati nella massima serie.

Dall’Atalanta al Lecco fino alla Juventus

La carriera da calciatore di Marchetti era cominciata nelle giovanili dell’Atalanta, con cui esordì in prima squadra nella stagione 1966-67. Dopo una parentesi al Lecco, in Serie B, nel 1969 arrivò il trasferimento alla Juventus.
Marchetti alla Juve



A Torino rimase cinque stagioni, conquistando due scudetti consecutivi, nel 1971-72 e nel 1972-73. Con la maglia bianconera collezionò 102 presenze e sei reti, partecipando anche alla finale di Coppa dei Campioni del 1973, persa contro l’Ajax a Belgrado.
Il ritorno all’Atalanta


Nel 1974 tornò all’Atalanta, inserito nell’operazione che portò Gaetano Scirea alla Juventus. A Bergamo rimase fino al 1979, diventando uno dei punti di riferimento della squadra. Nel 1977 fu tra i protagonisti della promozione in Serie A, conquistata attraverso lo spareggio di Genova contro il Cagliari, vinto 2-1 dai nerazzurri. Marchetti indossava anche la fascia di capitano. Chiuse la carriera da calciatore al Catanzaro, nella stagione 1979-80.
Marchetti in Nazionale
Con la Nazionale maggiore disputò cinque partite tra il 1972 e il 1973. Il debutto arrivò il 17 giugno 1972, nell’amichevole contro la Romania a Bucarest, terminata 3-3. Era un giocatore duttile, capace di agire da terzino sinistro, difensore centrale e mediano, qualità che gli permisero di adattarsi a diversi sistemi di gioco.
Il ricordo degli amici
La scomparsa dell’ex calciatore di Atalanta e Juve non è passata inosservata. Già giovedì sera nei social veniva dato risalto alla notizia e numerosi sono stati i messaggi di vicinanza e cordoglio alla famiglia. Abbiamo sentito alcuni suoi compagni di squadra del passato e anche calciatori che lo hanno conosciuto nel ruolo di dirigente.

Alberto Cavasin difensore trevigiano. Con Marchetti ha giocato in serie A un anno a Bergamo. Lo ricorda così: “Un uomo di personalità veniva dalla Juve, io avevo vent’anni per me è stato un punto di riferimento. Era alla guida del gruppo, dotato di grande personalità nonostante ci fossero già figure del calibro di Pizzaballa e Vavassori. Molto riservato, giocava da libero in una difesa a tre”.

Augusto “Gusto” Scala definito “una mezza via tra Baggio e Beccalossi”. Dice: “Con il giocatore scomparso per anni ha indossato la maglia nerazzurra dell’Atalanta. Il suo commento: “sono notizie che fanno male. Non me l’aspettavo, neanche un mese fa ci ha lasciati Gabriele Andena un difensore, ora Marchetti. Persona molto seria, faceva il suo dovere, senza grilli nella testa. Veniva dalla Juve e si vedeva l’impostazione della grande squadra. Giocava da libero e sapeva il fatto suo. Ha indossato la casacca azzurra sia dell’Under 21 che della nazionale azzurra”.

Anche Pierino Fanna ala destra a tutta fascia sempre a Bergamo ha giocato con Marchetti. “Ho un bellissimo ricordo di lui. Avevo 17 anni quando mi chiamarono in prima squadra. Aveva contatti con l’azienda sportiva Tepa Sport che aveva la sede a Rudiano in provincia di Brescia suo paese di origine. Mi fece arrivare degli indumenti sportivi, era molto generoso”.

Giorgio Papais, o meglio l”ingegnere” come lo definiva l’allenatore Enzo Ferrari a Udine, non riesce a trattenere le lacrime. Il centrocampista friulano ha conosciuto Marchetti in qualità di dirigente un anno a Trieste, cinque a Piacenza e anche quando l’”ingegnere” allenava il settore giovanile della squadra piacentina. “Era molto competente. Conosceva tutti, a Piacenza non ha sbagliato nulla, ha portato giocatori che non costavano grosse cifre e che hanno avuto ottimi rendimenti. Guardava l’aspetto caratteriale del giocatore, si informava su tutto. Il fenomeno senza cervello non lo voleva in squadra”.
Papais racconta il passaggio di Marchetti al Piacenza che inanellerà il ciclo d’oro degli anni 90

“Insieme a Ferrari che mi voleva a Trieste in serie B. Ferrari mi conosceva già da Udine. Ci siamo incontrati a Lignano e in due secondi abbiamo combinato tutto. Per me è stata una persona competente al cento per cento, l’uomo più onesto conosciuto nel mondo del calcio. Quando ho finito di giocare sapevo che non sarei rimasto in Emilia avevo 34 anni, lui era in imbarazzo a dirmelo. Stava più male di me. Il periodo d’oro del Piacenza lo si deve soprattutto a lui, lo definirei il “Tutto”. Marchetti è stato il Piacenza. Era un metodico. Tre anni fa ci siamo rivisti per l’ultima volta e davanti a me ho rivisto quella persona squisita che ho sempre apprezzato”.










































































