Mercoledì è stato presentato in concorso il film francese “Un bon petit soldat” del regista Stephane Brizé, dove c’è anche una buona parte d’Italia grazie alla presenza come protagonista della nostra attrice Alba Rohrwacher (sempre più brava), che torna a girare per Brizè dopo il precedente “Le occasioni dell’amore”, del 2023 presentato sempre a Venezia, dove nel ruolo maschile c’era l’attore e regista francese Guillaume Canet. In questa occasione a far “coppia” con la Rohrwacher figura l’eccellente Vincent Lindon, al suo sesto film con Brizè.



Un bon petit soldat punta al Leone d’oro

E’ un gran bel film (sarà difficile quest’anno per la giuria assegnare il leone d’Oro) e al quarto tentativo veneziano Brizè può puntare in alto. Il tema caro al regista francese è il mondo del lavoro visto sempre sotto un’ottica molto particolare che non tocca esclusivamente le “corde” delle disparità sociali e delle differenze dei ruoli che a volte portano a grosse ingiustizie. Vedi i precedenti “La legge del mercato” parlava di disoccupazione, “In guerra” con il ruolo preminente del sindacalista e “Un altro mondo” dove evidenziava la figura del dirigente.
Un bon petit soldat e il rapporto tra uomo e lavoro

In questa occasione con “Un bon petit soldat” propone il rapporto tra la persona fisica e quella che è l’organizzazione del lavoro sotto l’aspetto economico. Siamo spettatori di ciò che significa in un certo senso la produttività vista quasi esclusivamente come competizione. Questo è sovradimensionato nella figura del responsabile delle risorse umane, Carla (Alba Rohrwacher), nei confronti dell’amministratore delegato dell’azienda o se preferite il CEO (Vincent Lindon). Lei verrà a sapere di un chiaro fatto di mobbing, molto pesante e dovrà scontrarsi con quasi tutto l’ambiente, in primis con il CEO che la porrà in una situazione di totale imbarazzo e insicurezza. Carla si comporterà dapprima eseguendo gli ordini ma con una forte punta di rimorso, d’insicurezza che l’attanagliano anche nella sua quotidianità.
La bravura di London e Rohrwacher in Un bon petit soldat

E’ quasi “stritolata” nel combattere gli ordini che derivano dall’alto dell’azienda e quella che è pur sempre la dignità laddove appare quasi calpestata. Il regista è molto bravo anche nelle riprese dove passa con grande maestria dalle sale dedicate alle riunioni agli uffici, girando in questi interni ma senza mai appesantire il racconto, anzi , usando la tecnica del fuori campo e delle videochiamate (tra l’altro usate anche da altri registi). Carla in tutto questo appare molto fragile al punto di scaricare il suo palese nervosismo nei confronti del figlio (è separata dal marito) in confusione con i compiti di scuola. La denuncia sociale appare molto evidente ma anche alla stessa stregua l’ipocrisia e la cinecittà delle persone poste al comando della famigerata “stanza dei bottoni”.
Il tocco di Brizè

In questo ricorre una frase nella bella sceneggiatura del film molto significativa: “Creiamo ciò che temiamo e temiamo ciò che creiamo”! Questo è scritto per inciso nella carta che confeziona i prodotti dell’azienda. In tutto questo Carla è la vittima al punto che non riesce più ad avere un rapporto diretto con i suoi affetti se non attraverso il telefono o le video chiamate. Alla fine sarà lei a dover decidere del prosieguo della sua vita, ovvero se accettare o meno il suo ruolo di “carnefice prepagato” oppure trasformarsi in “vittima sacrificale”. Tutto questo per un grande film!
Regia: Stephane Brizè. Cast: Alba Rohrwacher, Vincent Lindon, Adrien Bobinet, Sharif Andoura, David Talbot. Produzione: Francia. Anno: 2026. Genere: drammatico. Durata: 1h40 minuti.
Tutte le immagini e i video sono della nostra inviata all’83° edizione del Festival del Cinema di Venezia Barbara Pigazzi per https://www.enordest.it e tutte le foto e i video sono protette dal diritto d’autore- https://animicaportraits.com/









































































