Il calciomercato estivo è andato in archivio, e il Calcio Padova lo saluta dopo due giornate di Serie B già disputate: vittoria di misura a Pisa all’esordio, un risultato che ha fatto esplodere la piazza, e un pareggio per uno a uno nel derby casalingo contro l’Hellas Verona alla seconda giornata. La sessione si chiude quindi con la squadra già in ritmo campionato, il che rende ancora più significativo leggere i movimenti compiuti dalla dirigenza biancoscudata in questa estate: non più soltanto previsioni su carta, ma innesti che Calabro ha già cominciato a testare sul campo in partite che contano.
Il Péadova ha le idee chiare
Il vicepresidente Giovanni Banzato lo ha detto senza giri di parole nella conferenza stampa tenuta all’indomani della chiusura del mercato: il mandato dato al responsabile dell’area tecnica Mirabelli era quello di svecchiare la rosa e iniziare a creare un patrimonio, puntando a obiettivi più alti. Una dichiarazione di intenti che suona diversa rispetto ai classici comunicati di circostanza. Il Padova non vuole soltanto salvarsi in Serie B: vuole costruire un percorso che nel medio termine porti alla Serie A, con la pazienza di chi sa che la strada richiede tempo ma con la determinazione di chi ha già cominciato a camminare.
Artistico la punta di Diamante del mercato del Padova

Il nome che meglio incarna questa ambizione è quello di Gabriele Artistico, colpo più atteso dell’estate e trattativa più complicata dell’intera sessione. Attaccante classe 2000, arrivato dalla Lazio a titolo definitivo per oltre tre milioni di euro con una recompra fissata sopra i dieci milioni in favore del club laziale, Artistico è un giocatore che in Serie B ha già dimostrato di fare la differenza con continuità: esplosivo, tecnico, capace di svariare su tutto il fronte offensivo. La trattativa si è trascinata per settimane, con il giocatore che ha preso tempo prima di dire sì, e si è sbloccata soltanto grazie all’intervento dell’alta dirigenza del club. Il Padova lo ha voluto con una determinazione che dice tutto sul livello di ambizione di questa società.
Al suo fianco c’è Luca Moro, e qui la storia acquisisce anche un sapore personale

Padovano doc, cresciuto in questa città e formatosi calcisticamente tra i settori giovanili del territorio, Moro torna a casa dal Sassuolo a titolo definitivo dopo anni trascorsi lontano. Un ritorno sentito, scelto con convinzione nonostante la concorrenza di altre squadre, che racconta quanto il progetto biancoscudato stia diventando appetibile anche per chi potrebbe andare altrove. La coppia Artistico-Moro è quella su cui Calabro costruisce le proprie ambizioni offensive, due attaccanti con qualità complementari e ancora molta fame da soddisfare.
Il Padova puntella la difesa
In difesa il colpo di maggior peso porta il nome di Matteo Lovato, centrale classe 2000 nato a Monselice e quindi anch’egli figlio di questa terra. Lovato arriva con un bagaglio di esperienze importanti: la Serie A con Verona, Cagliari, Salernitana e Torino, l’avventura all’Atalanta, persino una presenza in Champions League. Tornare a Padova per lui è una scelta di cuore oltre che tecnica, e il suo profilo garantisce a Calabro un leader difensivo capace di impostare dal basso e guidare la linea con l’autorità di chi ha già vissuto palcoscenici importanti. Accanto a lui Federico Dellavalle dal Torino completa un reparto arretrato che può contare anche su Lorenzo Carissoni, esterno di fascia arrivato dalla Juve Stabia con sei reti all’attivo nell’ultima stagione, e sul giovane Matteo Cocchi, diciotto anni, in prestito dall’Inter con già un esordio in Champions League alle spalle.
A centrocampo la rivoluzione del Padova è stata altrettanto profonda
Marco Pompetti dal Catanzaro è forse il profilo più raffinato tecnicamente dell’intera rosa: mezzala mancina con una visione di gioco sopraffina, ottimo sui calci piazzati e con un tiro da fuori area che in cadetteria pochi possono eguagliare. Luca Zanimacchia dalla Cremonese porta invece chilometri di Serie B nelle gambe e la duttilità di chi sa coprire più posizioni nel centrocampo a cinque. Emanuele Zuelli dalla Carrarese è il fedelissimo di Calabro per eccellenza, con cui ha già condiviso la promozione in B e due stagioni di salvezza: conosce il sistema del tecnico a menadito e garantisce intensità e copertura. Nicolas Galazzi, ufficializzato come ultimo acquisto della sessione su precisa richiesta del mister, aggiunge ulteriore duttilità a un reparto già ricco di soluzioni.
Il Padova e tre grane da risolvere
Il saldo, però, non è solo positivo. Il mercato si chiude con tre giocatori ancora in rosa ma fuori dal progetto tecnico: il Papu Gomez, Antonio Barreca e Cristian Buonaiuto. A tutti e tre era stato comunicato già da tempo che la società avrebbe preferito trovare una soluzione, ma nessuno ha trovato un accordo con altre squadre entro la chiusura della finestra estiva. Per Gomez si era materializzata una concreta opportunità last minute con la Salernitana, ma l’argentino ha scelto di restare a Padova, dove vive con la famiglia. Una scelta personale legittima, che però apre un capitolo scomodo: tre contratti attivi, con ingaggi significativi, per giocatori che difficilmente troveranno spazio nel progetto di Calabro. La linea della società è stata ribadita con chiarezza da Mirabelli: nessun reintegro, nessuna possibilità di tornare in lista prima di gennaio.
Il quadro complessivo è comunque quello di un club che ha cambiato passo in modo inequivocabile
Mirabelli ha chiuso la conferenza stampa con una frase che vale come promessa e come avvertimento insieme: il Padova vuole arrivare in Serie A, ma facendo i passi giusti, senza presunzione, perché la cadetteria punisce chi si illude di averla già domata. La bontà del lavoro fatto in estate si giudicherà soltanto a giugno. Ma le premesse, questa volta, sono davvero diverse.











































































