La giornata di George Clooney comincia sull’acqua. Sempre. E’ primo pomeriggio, 2 settembre, molo dell’Hotel Excelsior. L’aria è ancora calda, la laguna è piatta, i ragazzi della security hanno già transennato tutto. È il giorno dell’apertura dell’83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica. Quello che tutti aspettano non è un film. È lui.
Lo vedo arrivare da lontano
Taxi acqueo privato, vetri oscurati, poi la porta che si apre ed eccolo, con completo blu camicia bianca, occhiali da sole, che saluta già il taxista per nome. Non c’è l’entrata trionfale che ti aspetti da Hollywood. C’è la normalità di chi torna a casa. Perché Clooney a Venezia non è un ospite. È di casa. Il suo legame con l’Italia è diventato parte della sua immagine pubblica. Si è sposato qui, a Venezia, nel 2014, con rito civile, 200 ospiti, Matt Damon, Cindy Crawford, Bono e molti altri. Lo ha ricordato in conferenza stampa: quel giorno rappresenta uno dei ricordi più belli legati a Venezia. Lo ha ridetto nella cerimonia: “Ho vissuto tantissimi momenti straordinari a Venezia. La Mostra è senza dubbio il mio festival preferito, e ricevere il Leone d’Oro è un onore immenso”.
Ore 15.00 – La conferenza stampa. L’uomo che scherza per non prendersi sul serio
La Sala Stampa del Palazzo del Casinò è piena dalle 14. Entro con il pass di https://www.enordest.it. Non come critica cinematografica, sono una giornalista che vuole guardare l’uomo e il divo. Lui arriva alle 15, puntuale, smoking già pronto in camerino per la sera, ma ora in giacca blu, camicia chiara, nessun trucco. Sorride. Si siede. E la prima cosa che dice fa ridere tutta la sala. Gli chiedono: cosa farà stasera dopo il Leone d’Oro? Risponde secco, con quel suo umorismo del Kentucky: “What am I going to do tonight? I’m going to drink” – Berrò. Ha 65 anni, ha appena ricevuto il premio alla carriera e la prima cosa che fa è prendersi in giro.
Le dichiarazioni di George
Poi diventa serio. Un giornalista americano gli chiede della regia. Lui, che ha diretto Good Night and Good Luck, Le Idi di Marzo, The Monuments Men, risponde con una sincerità disarmante. Dice che ha smesso, o quasi. Poi spiega meglio: in questi anni si sta concentrando di più sulla recitazione, non perché abbia avuto brutte esperienze da regista, anzi: ma dirigere oggi ti porta via due anni di vita, lontano da casa, lontano dai figli. E lui non vuole più. C’è un altro passaggio, molto importante, che ci riguarda un po’ tutti, gli chiedono degli Stati Uniti, del momento politico. Lui dice: “Abbiamo attraversato altri momenti difficili e questo è uno di quelli”. Lo dice senza enfasi, senza comizio. Sa che le frasi urlate non servono.
Quello che colpisce, però, non è cosa dice. È come lo dice a chi glielo chiede
C’è un operatore Rai, con la telecamera sulle spalle dalla mattina, che gli chiede di spostarsi di mezzo metro per la luce. Clooney si alza, si sposta, gli tocca la spalla e gli dice grazie. C’è una ragazza dell’ufficio stampa, giovanissima, che inciampa. Lui la tiene, la fa rialzare, le chiede se sta bene. Non è recita. È educazione. È l’educazione di un uomo che è stato cresciuto bene e che non ha dimenticato da dove viene. C’è l’uomo che ascolta l’operatore, che si china per parlare con una fan in carrozzina in prima fila, che ringrazia uno per uno.
Ore 18.30 – Il red carpet. Quando il divo si siede per terra
Alle 18.30 il tappeto rosso è già rovente. Sono fuori, lato fotografi, dove il rumore è assordante. Arriva il momento di Clooney. Elegantissimo in uno smoking nero di Armani, come sempre, ma succede una cosa che non avevo mai visto in tanti anni di Mostra. Con George Clooney sul red carpet è sempre uno spettacolo, scrivono le agenzie. E hanno ragione. Ma ieri ha fatto di più. A un certo punto, mentre i fotografi urlano “George! George! Left!”, lui si è abbassato, si è seduto letteralmente tra i fotografi e ha mandato in visibilio i fan. Non per una foto studiata. Per stare al loro livello. Per farsi fotografare da sotto, come un ragazzo. Ho visto fotografi di 60 anni con le ginocchia a terra e ridere come ragazzini.
Le agenzie lo hanno descritto perfetto: ha regalato a fan e fotografi un piccolo show, confermando il suo status di divo ironico e disponibile. Ecco, disponibile. È la parola giusta. Non accessibile, che è una parola da ufficio stampa. Disponibile. Che vuol dire: ci sono, sono qui, se mi vuoi parlare io ti ascolto.
Il mio video di George
Nel mio video si vede benissimo. Si sente solo il pubblico. Una signora di Jesolo, 70 anni, che gli urla “George, sei bellissimo!”. Lui si gira, la guarda, le fa l’occhiolino e le manda un bacio con la mano. Lei quasi sviene. Un bambino con un cartello “My mom loves you more than me” – mia mamma ti ama più di me. Lui lo legge, ride, gli firma il cartello e gli dice “Tell your mom I said hi, but you are my favorite”. Dillo a tua mamma che la saluto, ma tu sei il mio preferito. Questo è Clooney. Non è il gesto per Instagram. È il gesto che poi finisce su Instagram perché qualcuno come me era lì a riprenderlo. E in tutto questo, Amal lo guarda con orgoglio. Con quell’aria di chi sa di avere accanto un uomo che non ha bisogno di dimostrare nulla.
Ore 19.00 – La Sala Grande. La statuetta e la famiglia che si è scelto

Alle 19 la cerimonia d’apertura. Sarà inaugurata l’83ª Mostra di Venezia oggi alle 19 nella Sala Grande del Palazzo del Cinema al Lido. In scaletta c’è scritto: Leone d’Oro alla carriera a George Clooney, laudatio di Laura Dern. In Sala Grande, il palco è vuoto, luci basse, poi entra Laura Dern. Premio Oscar 2020 per il film “Storia di un matrimonio”, diretto da Noah Baumbach, amica di una vita, con lui l’anno scorso in “Jay Kelly” , quando il film aveva preso dieci minuti di applausi nonostante lui avesse la sinusite e avesse dovuto saltare la conferenza stampa. In “Jay Kelly” lavora proprio con Laura Dern ed Adam Sandler, ma stavolta non è qui per un film, ma per sé stesso.
George premiato da Derm

Dern non fa la laudatio istituzionale. Fa una lettera d’amore a un fratello. Dice che George è un frequentatore abituale del festival di Venezia, un grande amico, un grandissimo attore, straordinario, con delle sfumature di interpretazione impressionanti, un grande regista. Ed è una persona capace di assumere posizioni… – così lo aveva descritto Alberto Barbera presentandolo. E lei lo conferma. Poi legge un messaggio. È di Brad Pitt, è lontano ma vuole esserci. E scrive: George è un pessimo ballerino. La sala esplode a ridere. Clooney si mette le mani in faccia, ride anche lui. Dern continua: Pitt dice che è l’uomo più generoso che conosce, che ti presta la casa, la macchina, il cane, ma non provate mai a farlo ballare a un matrimonio.
George e Venezia
È il momento più bello. Perché capisci che il Leone d’Oro alla carriera non lo sta ricevendo un attore. Lo sta ricevendo un uomo che si è costruito una famiglia di amici. E a Venezia, che è un festival di famiglie, questo conta più di un Oscar. Quando lo chiamano sul palco, Clooney si alza. Non ha fretta. Abbraccia Amal, abbraccia Dern. Prende la statuetta. È pesante, dorata, a forma di leone alato. La tiene con due mani. E dice che Venezia per lui non è una tappa professionale. La sua storia con la Mostra comincia nel 1998, poi 2007 con Michael Clayton, 2008 con Burn After Reading dei fratelli Coen e 2009 con L’uomo che fissa le capre. È una storia d’amore lunga 28 anni. Non è un red carpet. È un matrimonio.
L’ovazione. Quello che il mio video racconta meglio delle parole

Poi succede quello che non puoi scrivere, devi sentirlo. La Sala Grande si alza in piedi. Tutta. 1200 persone. L’ovazione parte dal basso, dalla platea, e sale su fino alla galleria. Non sono i dieci minuti di Jay Kelly l’anno scorso. Sono di più. Sono diversi. Perché l’anno scorso applaudivano un film. Ieri applaudivano un uomo. Clooney resta fermo, con il Leone in mano, e fa una cosa che solo i grandi sanno fare: non dice subito grazie. Aspetta. Lascia che l’ovazione finisca da sola. Poi abbassa la testa, come se si vergognasse un po’, e dice: “Probabilmente significa che sono vecchio, ma lo prendo”. E di nuovo, tutti ridono. George, ritorna il ragazzo del Kentucky che da piccolo guardava i film di suo padre Nick, giornalista, e sognava di stare dall’altra parte della telecamera. E intanto il mio video supera le 200.000 visualizzazioni. Senza nemmeno volerlo. Questo è il “potere” di George
Ed è per questo che il pubblico ama George e lui ama il pubblico
Perché non ha mai messo un muro. Ieri ho visto operatori di 25 anni che lo chiamavano per nome e lui rispondeva. Ho visto colleghi attori che lo abbracciavano forte, non con l’abbraccio finto da photocall. Ho visto signore di 80 anni che lo aspettavano da tre ore sotto il sole e lui si fermava da ognuna. È gentile. Simpatico. È cordiale con tutti. Ma non è una strategia. È un carattere. Lo vedi da come tratta chi non può dargli nulla. L’operatore più semplice, il facchino dell’Excelsior, la ragazza delle pulizie che gli apre la porta del camerino. Li guarda negli occhi. Dice grazie. Dice per favore. Perché è gentiluomo, che sa essere serio e allo stesso tempo un ragazzo pieno di vitalità e di gioia, l’amore per sua bellissima Amal, lo rende un uomo completo, sereno, cordiale, attento. Un divo che si fa uomo, è straordinario, ci sono uomini che si vogliono trasformare in divi perché calcano un red carpet che vuol dire mostrarsi. A Clooney non interessa il red carpet, lui si diverte coi fotografi, che lavorano ore sotto il sole, e si scioglie con il pubblico, il suo pubblico, perché la gente e io la sentivo acclamava il suo George.
Video https://www.enordest.it, foto di De Bona Eros Filmaker













































































Bellissimo articolo.
Complimenti