Prosegue su www.enordest.it la rubrica “Itinerari”. Ogni domenica sarò felice di presentarvi voci e storie tra Nordest e Sardegna, terre straordinarie tra cui vivo e lavoro. Vi accompagnerò lungo itinerari culturali, turistici ed imprenditoriali ricchi di fascino e creatività, che conto sapranno informare ed emozionare chi vorrà farci compagnia. Dopo una breve pausa estiva, torna su https://www.enordest.it la rubrica “Itinerari” con una bella storia di antiche tradizioni ed emozioni dalla Sardegna. Il 18 e 19 agosto non mi sono persa il celebre “Festival delle launeddas” di Villaputzu, antico paese della Sardegna sudest considerato una delle “capitali” delle launeddas, soprattutto per la storica “Scuola del Sarrabus”.
Per la prima volta, la 19ª edizione del Festival delle Launeddas di Villaputzu ha inaugurato la prima giornata nella suggestiva cornice di Porto Corallo, il porto turistico del paese. Qui – tra il fascino del mare e delle barche, tra la vivacità degli stand di enogastronomia e di artigianato – si sono esibiti alcuni dei più importanti interpreti della scena isolana. Oggi vi accompagno a conoscere i maestri di launeddas Giancarlo Seu e Andrea Pisu, che si sono esibiti sul palco insieme alla nota cantautrice Dolcenera e al gruppo degli “Istentales”, incantando un pubblico folto ed entusiasta. Buona lettura!
Le launeddas: il respiro antico della Sardegna da Villaputzu al mondo coi maestri Giancarlo Seu e Andrea Pisu

C’è un luogo, in Sardegna, dove ogni estate il suono di uno degli strumenti più antichi dell’isola torna a riempire le strade, le piazze e i luoghi della comunità. È Villaputzu, nel Sarrabus, antico paese che da generazioni custodisce una delle scuole più importanti di suonatori di launeddas e che ha fatto di questo straordinario strumento il simbolo della propria identità culturale.
Il Festival delle launeddas

Il “Festival delle launeddas” di Villaputzu rappresenta uno degli appuntamenti più significativi dedicati alla musica tradizionale sarda. La manifestazione nasce dall’esigenza di celebrare e tramandare una tradizione che a Villaputzu affonda le proprie radici almeno nella seconda metà dell’Ottocento e che ha visto susseguirsi, nel corso del tempo, alcuni tra i più importanti maestri dello strumento. Il legame tra Villaputzu e le launeddas è particolarmente profondo. Il paese ha dato i natali o ospitato una lunga tradizione di musicisti, tra cui Agostino Vacca, Antioco Cabras, Giuseppino Lara, Giovanni Cabras, Antonio Lara, Efisio Melis, Aurelio Porcu…
A loro si deve una parte importante della trasmissione di una scuola musicale che, passando di maestro in allievo, è arrivata fino alle nuove generazioni. Non si tratta soltanto di conservare un repertorio musicale del passato. La tradizione villaputzese continua a vivere attraverso giovani suonatori e interpreti contemporanei, dimostrando come le launeddas possano essere insieme memoria, identità e musica viva. È proprio questo rapporto tra passato e presente uno degli elementi più affascinanti del Festival.
I maestri delle launeddas

Durante la serata d’apertura della manifestazione (18 agosto 2026) – che si è svolta per la prima volta nella marina di Porto Corallo – resto ammaliata dalla bravura dei giovani maestri di launeddas Giancarlo Seu e Andrea Pisu, che si sono esibiti insieme alla alla nota cantautrice Dolcenera e al gruppo degli “Istentales”, scatto qualche foto agli artisti e non perdo l’occasione di parlare con loro. Non potevo non raccontare la magia del più celebre strumento musicale della Sardegna. Prima di lasciarvi alle parole di Giancarlo Seu e Andrea Pisu, faccio una breve digressione storica sulle launeddas, affascinante e antico strumento che richiede una tecnica straordinaria. Le launeddas sono uno strumento a fiato composto da tre canne di diversa lunghezza e spessore.
Come funzionano le launeddas
Le canne vengono assemblate in modo da produrre contemporaneamente una nota fondamentale, l’accompagnamento e la melodia. La loro costruzione richiede esperienza e precisione, mentre l’esecuzione richiede una tecnica particolarmente complessa: il fiato continuo, o respirazione circolare. Il musicista deve riuscire a mantenere il suono senza interruzioni, inspirando dal naso mentre utilizza l’aria accumulata nella bocca per continuare a far vibrare le ance dello strumento. Il risultato è sorprendente: una melodia che sembra non avere mai bisogno di fermarsi, sostenuta da un flusso sonoro continuo e ipnotico.
Anche la realizzazione dello strumento conserva elementi della sapienza artigianale tradizionale. Le canne palustri vengono selezionate e lavorate secondo pratiche tramandate nel tempo, trasformando un materiale semplice e naturale in uno strumento capace di produrre una musica di grande complessità. Forse è proprio il concetto di “respiro” a descrivere meglio l’essenza delle launeddas. Il loro suono nasce infatti dal respiro del musicista, ma la loro sopravvivenza dipende anche dal passaggio di conoscenze da una generazione all’altra. Ogni maestro trasmette a un nuovo suonatore non soltanto una tecnica, ma un modo di interpretare la musica e di appartenere a una comunità.
Il “Festival delle launeddas” di Villaputzu celebra questo passaggio
È una festa dedicata a uno strumento antichissimo, ma soprattutto alle persone che continuano a suonarlo, costruirlo, insegnarlo e ascoltarlo. Ed è forse questo il motivo per cui, anno dopo anno, il festival conserva il suo fascino: perché mentre tutto cambia, a Villaputzu il suono delle tre canne continua a raccontare una storia antica. Una storia fatta di maestri e allievi, di feste e processioni, di piazze d’estate e di musica. Una storia che, grazie alle nuove generazioni, non appartiene soltanto al passato, ma continua – attraverso il respiro – a vivere nel presente. Lo testimoniano con passione i due giovani maestri di launeddas che ho avuto il piacere di intervistare: Giancarlo Seu e Andrea Pisu, insieme su palchi importanti dalla Sardegna a diversi paesi del mondo.
Seu e Pisu fanno vibrare l’antico respiro delle launeddas da quando sono bambini

Giancarlo Seu nasce a Villaputzu nel 1980. È inserito tra i suonatori contemporanei di rilievo nella scuola tradizionale di Villaputzu. La storia musicale e artistica di Seu si inserisce direttamente nella prestigiosa e plurisecolare “Scuola del Sarrabus”, la linea di trasmissione artistica che ha reso il suo paese natale la capitale storica delle launeddas. All’età di 7 anni inizia un percorso musicale affiancato dal maestro Salvatore Trebini, anche lui di Villaputzu. Giancarlo Seu cresce respirando la tradizione dei grandi maestri del passato come Efisio Melis, Antonio Lara e Aurelio Porcu.
Fa parte di quella generazione di giovani suonatori che, a cavallo tra la fine del Novecento e i primi anni Duemila, ha preso in mano il testimone per impedire l’estinzione dello strumento. Dopo alcuni anni prosegue la scuola con il maestro Aurelio Porcu, eccellente suonatore di launeddas. Seu eccelle nell’uso della complessa tecnica del fiato continuo (o respirazione circolare) ed è specializzato sia nell’esecuzione del repertorio sacro (per le processioni) che in quello profano (i tradizionali balli sardi). Seu non si limita ad essere un esecutore, ma diventa un vero e proprio operatore culturale.
La fondazione

Nel 2007, insieme al collega e virtuoso Andrea Pisu, fonda l’associazione “Sonus Insulae Sardinia”. L’obiettivo principale è custodire l’eredità dei vecchi maestri Sarrabesi, proponendone allo stesso tempo una visione contemporanea e aperta al mondo. Ha guidato l’associazione locale organizzando convegni etnomusicologici insieme a esperti del settore (come Marco Lutzu e Roberto Milleddu) per analizzare la storia e l’evoluzione dello strumento. Seu è docente di launeddas presso la scuola civica di musica di Mandas e presso la scuola civica del Sarrabus. Prende parte a concerti, convegni e progetti di valorizzazione delle launeddas e della musica popolare sarda in collaborazione con etnomusicologi e musicisti locali.
I maestri delle launeddas

Andrea Pisu Andrea nasce a Villaputzu e inizia a suonare le launeddas a 10 anni. Esordisce sul palco a soli 11 anni. A 17 anni vince l’ “Oscar del folklore” a Gorizia. Nel 2006 gli viene assegnato il riconoscimento speciale del “Premio Maria Carta”, ricevuto anche nel 2016 per la seconda volta. Seguono diversi premi come il “Premio città di Ozieri” , “Premio alla cultura Giorzi Pinna”, Premio come miglior musica al Festival Internazionale di Surin in Thailandia, con Vanni Masala con il quale fonda il progetto “Fantafolk “.
Ha all’attivo 8 lavori discografici più diverse collaborazioni discografiche degne di nota come un disco in collaborazione con la “Orchestre National su Senegal” registrato in Africa a Dakar; un disco con Clara Murtas prodotto da Radio Rai 3 registrato in occasione del concerto al Quirinale a Roma; un disco con l’Orchestra da camera della Sardegna e Daniele di Bonavventura; una collaborazione col blues man Francesco Piu nel suo disco Peace and Grouve; ancora una doppia collaborazione con l’organettista Kepa Junkera; una prima nel 2006 nei Paesi Baschi per il disco di Ibon Koteron e una seconda nel 2017 per il disco Fok, riconosciuto come miglior disco in lingua catalana dell’anno.
Ha suonato e collaborato con numerosi musicisti come Vladiswar Nadishana, Evan Parker, Neja, Hevia, Davide Van de Sfroos, Paolo Angeli, Lullo Mosso,Paolo Fresu, Enzo Favata, Rocco de Rosa, Baba Sissoko, Beppe Dettori, Modena city Ramblers, Gruppo Machapu, Banda musicale della Brigata Sassari, Tazenda, Tenores di Bitti, Cordas et Cannas, Piero Marras, Francy Gonzales, Anna Cinzia Villani, Clara Murtas, Actores Alidos, Daniele di Bonaventura, Marcello Peghin, Papi Moreno, Balbalord, Malanova e tanti altri. La sua intensa attività musicale lo ha portato a suonare in diverse parti del mondo, Stati Uniti, Messico, Cile, Argentina,Africa, Russia, Thailandia, Cina, Irlanda, Inghilterra, Portogallo, Spagna, Paesi Baschi,Francia, Olanda, Belgio, Germania,Grecia,Svizzera,Polonia, Bosnia, Bulgaria, Macedonia, Romania, Ungheria, Malta.
Ecco la doppia intervista a questi giovani e talentuosi maestri di launeddas, con domande alternate all’uno e all’altro e risposte date insieme.
Giancarlo Seu, come è iniziato il suo rapporto con le launeddas?

“E’ un rapporto iniziato fin da piccolo, frequentando insieme ai miei genitori il gruppo di ballo paesano a Villaputzu. Lì i vedevo sempre il maestro Aurelio Porcu suonare le launeddas x il ballo (non si utilizzavano registratori o riproduttori audio): era tutto dal vivo e in presa diretta! Avevo circa 4 anni e da lì inizio’ tutto… Provai subito la curiosità di scoprire questo fantastico strumento fatto solo di canne. Lo vedevo come qualcosa di magico, con quei suoni che da subito mi avevano stregato”.
Seu, che cosa significa per lei essere oggi un maestro di launeddas?

“Per me significa essere la continuità della memoria. Fare da tramite e da ponte dal passato al futuro, permettendo ai valori storici e culturali di un popolo di non andare persi nel nulla”.
Qual è il ricordo più bello legato ai suoi primi anni da musicista?

“Il primo ricordo è quando ho ricevuto le prime lezioni, il primo strumento. Le prime volte che ho soffiato lo strumento, sono rimasto scioccato dalla sua potente polifonia: è uno strumento che vibra dentro l’anima di chi lo suona. L’emozione di poter creare melodia è una cosa inspiegabile… Ti trascina con se’. E’ uno strumento davvero magico”.
Andrea Pisu, cos’hanno le launeddas che, secondo lei, nessun altro strumento possiede?

“Innanzitutto stiamo parlando di uno strumento unico nel suo genere, uno strumento tricalamo ad ancia battente accordato con della semplice cera d’api. Si tratta di uno strumento costruito interamente con la canna palustre. Si suona con la tecnica della respirazione circolare, il che permette una fusione totale tra lo strumento e chi lo suona. E’ anche uno strumento capriccioso, a mio avviso, perché teme l’umidità e il troppo caldo. E’ uno strumento vivo, ha bisogno di tante attenzioni diversamente da altri strumenti che conosciamo”.
Pisu, quanto è difficile imparare a suonare le launeddas e quanto tempo serve per raggiungere un buon livello?

“Il tempo non si può quantificare. Sentivo dire dal mio maestro – che era ben più saggio di noi piccoli adolescenti – queste parole: ho l’età che ho e ho ancora tanto da imparare, la strada è lunga, studiare sempre e costantemente vi darà le risposte che cercate”.
Seu, la tecnica della respirazione circolare quanto è importante nel modo di suonare?

“La tecnica è quella. Non si può suonare senza la continuità dell’aria circolare sullo strumento. Con questa tecnica si possono eseguire pezzi continuativi per svariati minuti. Puoi dare un garbo particolare in base all’intensità del fiato, questo anche in base al tipo d strumento utilizzato. perché ne abbiamo una varietà non indifferente”.
Chiedo ad entrambi: esistono ancora aspetti delle launeddas che oggi rischiamo di perdere?

“Diciamo che in passato era più utilizzato, poi l’arrivo dei mantici ha un po’ distolto l’attenzione da questo strumento, ma fortunatamente oggi è più vivo che mai ed è molto avvicinato dai più giovani. Un buon maestro può tramandare tutto il suo sapere”.
Che rapporto c’è tra le launeddas e l’identità culturale sarda?

“Le launeddas sono uno dei massimi simboli dell’identità e dell’eredità culturale della Sardegna, in quanto rappresentano il più antico strumento polifonico a fiato del Mediterraneo. L’origine è antica: hanno radici profonde che risalgono a circa tremila anni fa, con antenati comuni agli strumenti a fiato delle antiche civiltà della Mesopotamia e dell’Egitto. Si suonavano e si suonano ancora oggi durante le feste patronali, le processioni religiose (come la sfilata di Sant’Efisio) e i riti comunitari. Inoltre custodiscono l’immenso patrimonio delle nodas, le complesse frasi musicali che guidano i balli tradizionali sardi”.
Quanto è cambiato il modo di vivere e di suonare le launeddas rispetto al passato?

“E cambiato profondamente, passando da una dimensione puramente comunitaria e rituale ad una globale e artistica. In passato era uno strumento funzionale ai riti della comunità agraria e pastorale sarda. Accompagnava balli in piazza, processioni religiose, matrimoni e feste paesane. Oggi è presente soprattutto in festival folk, concerti, teatri e circuiti world music. Ha perso la sua centralità nei riti quotidiani del villaggio. In passato era un segreto tramandato oralmente da maestro ad allievo all’interno di poche famiglie. Le canne venivano raccolte e stagionate rigorosamente secondo i cicli lunari tradizionali.
Oggi l’insegnamento è aperto a tutti tramite scuole civiche, conservatori e manuali scritti. La costruzione delle canne è supportata da strumenti di precisione e accordatura digitale standardizzata (in Hertz). Un tempo il repertorio musicale era fisso e basato su rigorose strutture tradizionali (nodas). Si usava lo strumento solista o accompagnato solo dal canto o dai passi dei ballerini. Oggi c’è una contaminazione con jazz, rock, musica elettronica e classica. Ci sono collaborazioni frequenti con orchestre e artisti internazionali (es. Paolo Fresu). Un tempo era un mestiere esclusivamente maschile legato a professionisti o semiprofessionisti locali. Oggi c’è apertura alle donne, a suonatori non sardi e ad amatori di ogni età”.
Cosa si potrebbe fare per far conoscere maggiormente le launeddas fuori dalla Sardegna?

“Crediamo che oggi le launeddas viaggino già attorno al mondo in diversi contesti musicali. Si potrebbero promuovere di più le collaborazioni tra suonatori di launeddas e artisti internazionali di musica jazz, elettronica, pop e colonne sonore cinematografiche. Sarebbe bello anche candidare i virtuosi dello strumenti o a festival di portata mondiale come il WOMAD (World of Music, Arts and Dance) o il Montreux Jazz Festival. Si potrebbero promuovere bandi di residenza artistica: invitare musicisti stranieri in Sardegna per scoprire lo strumento e integrarlo nelle loro produzioni future. Il nostro Festival delle launeddas oggi attua già questo protocollo!”
E’ possibile portare le launeddas in contesti musicali moderni, senza snaturarle?

“Sì, è assolutamente possibile inserire le launeddas nella musica moderna mantenendo intatta la loro anima. Molti musicisti sardi e internazionali hanno già dimostrato che la tradizione può dialogare con la modernità senza perdere la propria identità”.
Che cosa pensate delle contaminazioni tra la musica tradizionale sarda e altri generi?

“Le contaminazioni rappresentano un’opportunità di crescita e di rinnovamento culturale. L’unione con jazz, rock o elettronica crea sonorità originali e avvicina le giovani generazioni e un pubblico internazionale alle radici dell’isola. Il dialogo culturale mette in comunicazione la Sardegna con altre tradizioni artistiche del mondo”.
Quando suonate davanti al pubblico, che cosa sperate che le persone riescano a percepire?

“La nostra speranza più grande è che le persone riescano a percepire l’autenticità e la connessione emotiva insite nella musica. Non si tratta solo di eseguire le note in modo corretto, ma di trasmettere l’energia, la vulnerabilità e la storia che si celano dietro ogni singola melodia. Inoltre, speriamo che chi ascolta possa trovare uno spazio di risonanza personale: un momento in cui la musica smette di essere solo mia e diventa un veicolo per i loro ricordi, le loro emozioni e i loro pensieri. C’è una magia unica nel vedere una sala piena di sconosciuti che, anche solo per la durata di un brano, vibrano all’unisono e condividono lo stesso presente”.
Qual è il vostro sogno più grande?

“E’ quello di portare le launeddas e la musica tradizionale della Sardegna in tutto il mondo, facendole conoscere e dialogare con i più diversi generi musicali internazionali. Questo sogno è rigorosamente accompagnato dal suono delle launeddas, l’antico respiro di Sardegna che ci accompagna da tutta la vita”.












































































Posso solo ringraziare questi giovani talentuosi che portano avanti la magia di questo strumento così identitario per il mio paese Villaputzu . L’unico rammarico è che mio nonno Emanuele fratello del grande Antonio non viene mai ricordato e nessun tributo nonostante fosse un virtuoso dello strumento.