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Home Cultura I nostri fumetti

Arrivano i Superboys

di Gian Nicola Pittalis, giornalista professionista

di Redazione
Maggio 24, 2026
in I nostri fumetti
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Arrivano i Superboys
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Molti di voi non erano ancora nati, ma prima che Holly e Benji arrivassero in tv, prima che la nazionale vincesse il mondiale nell’82 e la serie A diventasse il campionato più bello del mondo, nel 1970, in Giappone, veniva trasmesso un cartone animato sul calcio. Si intitolava Akakichi No Eleven ed era composto da 52 episodi. In Italia arrivò nel 1982, col titolo Arrivano i Superboys trasmesso da Italia 1, annunciato da una sigla fischiettante ed entusiastica che ricordava certi pezzi dei Village People e firmata Eurokids.

Chi sono i Superboys

Arrivano i Superboys (Akakichi No Eleven nell’originale giapponese) è un anime sul genere sportivo, scritto da Ikki Kajiwara e Mitsuyoshi Sonoda, diretto da Ken Yamada e realizzato dagli studi di animazione della Tokyo Agency, Doga Production nel 1970. La serie tv che si compone di 52 episodi ciascuno ha visto la sua prima apparizione in Italia solo nel 1982 nelle vari emittenti televisive locali. Celebre la sigla “Arrivano i superboys” in inglese. È il primo anime dedicato al calcio, sport che fino a pochi anni fa non era certo uno dei più conosciuti e praticati in Giappone. L’autore, lo stesso di L’Uomo Tigre e Rocky Joe, utilizza le medesime tecniche di narrazione delle 2 serie precedenti, come ad esempio l’esasperazione idealistica dello sport praticato. La serie è tuttavia più realistica rispetto a quelle successivamente incentrate sul calcio.

La storia

La storia racconta di Shingo Tamai, un ragazzo orfano del 6º anno dell’istituto Shinsei Senior High Scool situato alla periferia di Tokyo. Shingo viene allevato dai genitori adottivi, come il loro unico figlio, ma nonostante tutto il suo carattere si dimostra molto inquieto, irascibile, arrogante e indisciplinato. Questo suo temperamento si troverà a scontrarsi con il professore di educazione fisica Tempei Matsuki, l’ex portiere della nazionale giapponese di calcio, che ha partecipato anche alle olimpiadi del Messico vincendo una medaglia di bronzo.

La nascita della squadra dei Superboys

Tempei vuole formare una fortissima squadra di calcio dell’istituto, in modo che possa disputare tornei ad alto livello e dare lustro alla scuola. Pur avendo talento per il calcio Shingo, non vede di buon grado questa iniziativa, in quanto vorrebbe essere il solo leader di una squadra, così decide insieme a Oohira di crearne una propria e sfidare quella di Matsuki

Approfittando dell’assenza del loro allenatore, contrario a questa sfida, la squadra di Matsuki accetta la partita contro quella di Shingo. In questa partita Shingo dimostra tutto il suo talento e da solo mette in ginocchio la squadra a avversaria, vincendo per 21 a 0.

La rivincita

Al suo ritorno Matsuki propone la rivincita a Shingo, ma questa volta l’esito della gara sarà differente, in quanto la squadra messa bene in campo e con una difesa solida, riuscirà ad imbrigliare il gioco di Shingo e chiudere la partita con un pareggio. Nella seconda sfida Shingo perderà l’incontro e così capirà che la forza di una squadra non dipende dal singolo giocatore, ma dal gioco collettivo e chiarirà i suoi contrasti con Matsuki diventando il capitano della squadra dell’istituto. L’esperto allenatore capisce che la grinta e il talento di Shingo, saranno una grande risorsa per la squadra dell’istituto, a patto di riuscire ad incanalarti nella giusta direzione.

Le prime partite dei Superboys

Arrivano le prime sfide con le altre squadre e così Yam Misugi, leader della squadra campione, e molto abile nel dribbling sfida la squadra di Shingo, per mettere alla prova le sue capacità. Shingo per questa sfida potrà contare anche sull’aiuto del gigantesco Oyra, unitosi alla sua squadra, ma Matsuki decide di schierarli entrambi in difesa. Shingo non ci sta e opponendosi al suo allenatore decide di risolvere la partita da solo, così commette l’errore di non giocare per la squadra, che perde contro i fortissimi avversari per ben 6 ad 1.

Il cambiamento

Nel corso degli episodi Shingo accetterà di buon grado i preziosi consigli del suo allenatore e un po’ per volta migliorerà anche il suo gioco, diventando così un promettente campione, per partecipare con la sua squadra al torneo nazionale di calcio. Nelle ultime puntate, Shingo gioca nella squadra nazionale e deve vedersela con il mitico Brasile allenato da Pelé e dove milita il fuoriclasse Ken Santos, volato in Giappone perché crede che lì si trovi sua madre.

La visione del calcio

Il calcio viene rappresentato come un gioco assurdamente violento e il successo è ottenuto passando attraverso allenamenti che sfiorano il sadismo. In una puntata, per irrobustire le gambe dei giocatori, l’allenatore ci passa sopra con una jeep. In un’altra, il protagonista si lega un masso alla caviglia.

Le assurdità

La cosa più divertente sono le parate e i tiri incredibili: palloni calciati così forti che bruciano i guanti del portiere, giocatori gemelli che correndo si sdoppiano e si uniscono creando illusioni ottiche che disorientano la squadra nemica, palle che rimangono sospese in cielo e poi schizzano all’incrocio dei pali e, naturalmente, portieri che parano bendati.

Le scene più incredibili

Tutte scene che hanno anticipato inconsapevolmente di 30 anni lo humor demenziale di Shaolin Soccer. Qui ve ne anticipiamo alcune prese da YouTube per sdrammatizzare e suggerire ai nostri giocatori che il calcio non è fatto di palloni deformati dalla potenza del tiro e azioni da circo, ma nemmeno da fraseggi estenuanti.

Potevano mancare le curiosità? Attenzione! Holly e Benji in confronto erano mammolette….

Undici rosso sangue

Akakichi No Eleven, cioè “Gli undici rosso sangue”, è l’allegro titolo originale dell’anime, andato in onda in Giappone. La serie era tratta dal manga omonimo serializzato sul magazine Shonen King. Ikki Kajiwara (alias Asaki o Asao Takamori) di storie di sport e sofferenza se ne intendeva eccome, visto che aveva già scritto Tommy la stella dei Giants, L’Uomo Tigre e Rocky Joe. Sonoda era invece un disegnatore famigerato perché tendeva a sparire durante la lavorazione, in parte per l’atteggiamento polemico assunto nei confronti dell’industria del manga, soprattutto quelli di stampo bellico.

Una storia vera (più o meno)

Arrivano i Superboysè il primo anime dedicato al calcio a vedere la luce. Ma perché proprio allora? Perché nel ’70 il Giappone aveva combinato qualcosa di buono nel mondo del pallone, arrivando terzo alle Olimpiadi in Messico (quel torneo fu vinto dall’Ungheria, davanti alla Bulgaria). Il bronzo olimpico aveva acceso l’interesse dei giapponesi verso questo strano sport in cui si insegue una palla anziché lanciarla, e manga e anime di Arrivano i Superboys arrivarono al momento giusto per cementare questo primo boom calcistico, prima dell’effettiva e più duratura consacrazione, dieci anni dopo, con Captain Tsubasa.

La storia di Shingo Tamai, della Shinsei Senior High Scool e del professore Tempei Matsuki (non a caso presentato come ex portiere della nazionale olimpica medaglia di bronzo) era ispirata a quella di un liceo realmente esistente, l’Urawa Minami High School, che nel ’69, solo sei anni dopo la sua fondazione, era stato in grado di vincere tutti i trofei scolastici nazionali legati al calcio, aggiudicandosi una sorta di triplete del pallone per le superiori. Divise ed edifici scolastici vengono da lì, e perfino Shingo è ispirato a un giovane calciatore di quella squadra.

Realismo in Arrivano i Superboys? Ma quando mai!!!

In tante cose, esattamente come il 99% dei manga e degli anime sportivi, Arrivano i Superboys era la fiera dell’esagerazione. Supertiri, palloni che sfondavano la rete per conficcarsi nel cemento e continuare a ruotare, formazioni assurde e così via. Senza contare la triste storia di Ken Santos, spietato oriundo mezzo brasiliano e mezzo giapponese. In un tripudio di cerchi infuocati, piedi sanguinanti, alberi sfondati e calcioni negli stinchi.

O le doppie rovesciate, le parabole impossibili, il portiere ninja sborone con gli occhi bendati. Sembrava tutto altamente implausibile, ai tempi, ma solo perché ancora non si erano visti i campi infiniti di Holly e Benji, i gabbiani presi a pallonate da Lenders e tutto il resto, quelle robe da meme eterni su Facebook. A riguardarlo oggi, però, Arrivano i Superboys riesce ad avere incredibilmente una sua coerenza. In mezzo ai quei colpi di tallone col piede a martello, trasuda una qualche forma di astratto realismo.

Saranno i cieli arancioni o plumbei, le sopracciglia torve dei protagonisti, le scarpette di cuoio anni ’60. La violenza dei contrasti. O la pioggia scrosciante e la terra, tutta quella terra, ché un campo in erba questi poveri calciatori nati per soffrire non sembravano sapere cosa fosse.

Holly e… Benjamin vs Superboys

Eppure un collegamento tra Shingo Tamai e l’insopportabile Oliver Hutton c’è, esiste. Alle avventure televisive di Shingo, Yamagata e gli altri ha contribuito, come regista, Nobuhiro Okasako, che due lustri più tardi avrebbe curato il character design di Captain Tsubasa (serie TV e vari film), oltre che della serie Moero! Top Striker, arrivata in Italia come A tutto Goal e incentrata su un orfano francese che gioca in una squadra giovanile di Genova, Benjamin Lefranc. Ma che provino a fare questo

Shingo texas ranger

Il doppiatore italiano di Shingo Tamai era Rodolfo Bianchi, che in carriera ha dato la voce ad attori come Gérard Depardieu, James Caan, Jeremy Irons e Michael Douglas (nei due film di Ant-Man, ad esempio), ma anche a Chuck Norris in Walker Texas Ranger e all’ispettore Zenigata di Lupin III (dal ’92 in poi. Dal 2007, cioè dalla scomparsa di Enzo Consoli, è la sua voce ufficiale).

Le sigle di Arrivano i Superboys

Come si diceva, la sigla storica di Arrivano i Superboys era “Goal”, pubblicata con lo pseudonimo Eurokids da Luigi Lopez come brano ufficiale degli Europei di calcio dell’80 e riciclata in seguito in chiusura di due puntate de La domenica sportiva e poi come sigla di questo anime. Sul lato B del 45 giri era presente una versione strumentale di Goal, eseguita dall’orchestra di Pippo Caruso. Negli anni 90, con l’approdo su TMC, è stata creata una nuova sigla per Arrivano i Superboys, cantata dai “Cartoon Kids” e scritta da Fabrizio Berlincioni e Silvio Amato (autori anche di quasi tutte le nuove sigle di anime storici mandati in onda dall’emittente, come Conan il ragazzo del futuro).

Sangue giovane per i Superboys

Quasi quarant’anni dopo, il legame tra la serie e la città di Urawa (nel 2001 confluita in Saitama), dove tutto è iniziato attraverso quel liceo che ha ispirato Ikki Kajiwara, è rimasto molto forte. Tanto che i giocatori dell’Urawa Red Diamonds vengono chiamati ancora oggi “undici rosso sangue”, Akakichi no eleven, come sulla rivista ufficiale qui sopra. Anche se i giocatori dei “diamanti rossi” per allenarsi non disboscano foreste a calci e non sudano venti litri a testa a partita, metti, e perciò un po’ non vale.

Gian Nicola Pittalis, giornalista professionista
Tags: Akakichi No ElevenArrivano i SuperboysEurokidsHolly e BenjiShingo TamaisuperboysVillage People
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