Pittura come «materia viva», secondo la fulminante definizione di Claudio Cerritelli. Nessuno steccato da difendere, in nome di un procedimento viscerale che innesta realtà nella campitura. Non ha senso, per Morago, parlare per categorie: ce ne rendiamo conto visitando la sua mostra InOltre appena inaugurata alla Bugno Art Gallery di Venezia.
Chi è Morago

L’artista, classe 1947, si chiama in verità Agostino Morandin: nato a Lutrano, una frazione di Fontanelle nel trevigiano, in una vecchia casa nel verde della pianura veneta, ha compiuto – con impegno e curiosità inesausta – un percorso felice che lo ha portato ad esporre in tutto il mondo, fino ad essere considerato uno degli artisti italiani contemporanei più noti.
La sua arte
Grandi tele astratte, troppo superficialmente definite “informali” e altre, di dimensioni più contenute, a ripercorrere l’ultimo ventennio di attività. La cifra connotante pare essere l’energia concreta che lo spazio della pittura conquista: isole cromatiche dense, il rosso, il blu, o sperimentazioni di un bianco lattiginoso, percorso a tratti da grafie sismiche; il nero inglobante, cosmico.
Morago sulla via di Zanzotto

Morago ripercorre la via di Zanzotto, quando il Maestro scrive di una poesia che cresce come il corpo, diventando qualcosa di intimamente attivo. Il progetto dell’artista, pervicace, quotidiano – se progetto si può definire, e non atto di natura, essere nel mondo, anzi essere mondo – è ambizioso, ma decisivo: rimuovere dall’atto del dipingere le pretese dell’intelletto, allontanare l’azione da ogni illusione di possesso, per poi affidarla alla radice sensibile, alla percezione. L’opera che ne risulta, di continuo modificata, costituisce l’incursione dell’esistenza di Morago nello spazio aperto dell’essere.
Morago e l’eccentrico
Come scrive con acutezza Stefano Cecchetto nel bel catalogo che accompagna l’esposizione alla Bugno Art Gallery: «Dipingere non è la riproduzione del visibile, ma è l’intuizione momentanea di un’essenza». Potremmo aggiungere, cogliendo il ritmo non canonico delle notazioni stilistiche, trattarsi dell’eccentrico che lo stesso Morago coglie nel proprio operare.
Persino la tessitura temporale dei dipinti svela densità cromatiche inattese, stratiformi. Il gesto dell’eccentrico non imita, non ricerca trascendenze; vive piuttosto nell’intervallo, in uno spazio non calcolabile, autonomo. Merleau-Ponty, parlando d’arte contemporanea, chiama quelle pause sospese, quell’apertura del respiro raggi di mondo.
Entrare e uscire dal limite: l’obiettivo di Morago
Questo è il luogo della pittura di Morago, l’entrare e l’uscire dal limite, il viaggio fisico ed ideale verso i confini, per poi recuperare i fili e, sono parole sue «ricondurre alle sedi umane l’esperienza fatta nel “deserto”». I greci chiamavano topos il luogo degli accadimenti, ma, sin da Aristotele, il nome designa anche una possibilità dell’invenzione, un’apertura.
Quasi alchimia

Raggi di mondo, i colori frontali dell’artista, isole di senso: la sua pittura, nei decenni, procedendo per aggiustamenti di rotta, è approdata ad una visione che filtra l’esperienza del vissuto in pura tensione interiore. Ciò che conta è accrescere la conoscenza, addentrarsi, in un processo in cui le immagini si fanno struttura. Cecchetto utilizza il confronto con il procedimento alchemico, come «espressione pragmatica di un’attività sensoriale».
Il rapporto con la natura
Il rapporto con la natura non è riconoscibile in una forma data, ma solo in relazione alle trasfigurazioni mentali che suggerisce. Per gli innamorati della pittura in sé e per sé, è sufficiente: un po’ come prendere fiato, soddisfare un bisogno primario. Il resto, spesso, è vanità.
Conta l’origine veneta di Morago
Forse sì, ma senza cadere nello stereotipo che lo trasforma nell’ultimo erede del colore lagunare, in odor di Tintoretto. Per quanto i suoi rossi infuocati, i blu intensi, il vortice denso del nero possano fuorviarci, l’artista cerca altro: risultano vittoriose la sfida del dipingere, la continua attesa della sostanza, per cui anche l’inconscio è organismo concreto. Colori attratti e rifratti, colati, a blocchi, a strappi. Per Morago, come in Zanzotto, la pittura cresce con il corpo.
Essere mondo, essere pittura per Agostino Morandin

Il proprio agire è a tal punto totalizzante da coinvolgere l’intera esistenza. L’arte è azione, cultura, etica. La sua è una vita da viaggiatore, partita all’Accademia di Belle Arti di Venezia e di qui a Parigi, come scenografo, ma anche in Africa, in Estremo Oriente e negli Stati Uniti. Dal 1971 al 1994, l’artista si dedica anche alla didattica e alla collaborazione editoriale con L’Unesco e l’Università La Sapienza di Roma. Nel 1998 è consulente in “Architecture for Art” presso The University of Kentucky. Espone in prestigiose sedi internazionali; al concorso CEE per l’inserimento di opere d’arte nel nuovo palazzo del Consiglio d’Europa a Bruxelles, viene scelto come unico pittore a rappresentare l’Italia.
Morago e le sue radice
Nel 2016, Morago ha donato una trentina di opere alla natìa Fontanelle: lavori anche di grandi dimensioni e disegni, a ripercorrere l’excursus della sua ricerca stilistica e concettuale. Nei video dei festeggiamenti lo si coglie, gentile e sorridente, dichiarare il proprio amore per la pittura e per quel work in progress che lo porta di continuo a rettificare, ad aggiungere: «Per uno di questi quadri, ci sono addirittura tre date …» commenta divertito.
La sua morale
La morale, anche quella, è semplice e profonda: «Io ho quello che ho dato», sostiene Morago, perché l’arte deve servire anche ad aiutare chi ha bisogno. Non per nulla, pochi anni fa, ha ricevuto a San Paolo del Brasile il premio “Paul Harris” del Rotary, per la sua fattiva generosità. Principi e valori che non dimenticano le origini.
Il tempo e il silenzi
Anche oggi che è famoso e celebrato, Agostino Morandin continua a vivere in campagna, a San Polo di Piave, fra campi e filari di gelsi. Forse lì ritrova il tempo e il silenzio necessari perché tutto quell’amore – rosso, nero, blu – dilaghi sulla tela e arrivi a noi.































