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Home Cultura Fiction

Cos’è pop e cos’è folk?

di Gualtiero Bertelli
Ottobre 4, 2021
in Fiction
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Cos’è pop e cos’è folk?
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“Ora vi faccio ascoltare una canzone popolare italiana” e dal mio diffusore escono le note di … “Io vagabondo” immediatamente riconosciuta come un “popolarissimo” successo dei Nomadi. 

E se avessi fatto uscire…”Maremma amara”, canto toscano ottocentesco, magnificamente eseguito da Caterina Bueno, certamente meno noto e decisamente meno “popolare”?

Non c’è dubbio, la palma di canto popolare sarebbe stata assegnata a “Io vagabondo” e “Maremma amara” non avremmo saputo come definirlo. Questa difficoltà non è prevista nella lingua inglese che utilizza due diversi vocaboli per i due diversi generi musicali, poiché di questo si tratta. “Io vagabondo” sarebbe stata definita popular song (pop song in forma abbreviata) e “Maremma amara” a sua volta folk song. Da cui musica pop, cioè musica prodotta da autori contemporanei per un (l’autore spera) largo consumo, e musica folk, cioè musica che arriva dalla vita del popolo, che racconta le esperienze di vita popolare. Il che non vuol dire genericamente scritta dal popolo. Anche la canzone folk può avere un autore conosciuto, ma il contenuto rappresenta una precisa situazione sociale, lavorativa, relazionale, anche se talvolta delimitata e minuta.

Pertanto ci possono essere popular song di cinquant’anni fa, sedimentate nella memoria della gente, e quindi popolarissime, cioè molto conosciute, e folk song nate ieri, in un paesino di montagna e perciò per ora note solo alla realtà che le ha viste nascere. Questa distinzione non è puramente formale, poiché ci sono differenze di linguaggio sia musicale che testuale nelle diverse produzioni che avremo modo di incontrare e di verificare.

La musica folk viene da lontano

Il canto e la musica folk vengono da molto lontano, nascono dalla notte dei tempi con lo sviluppo della società umana. E’ difficile distinguere la musica popolare da quella colta nelle rappresentazioni di danze e feste di vasi e pitture dell’antichità greco-romana o delle stampe medioevali.

Attori, suonatori e guitti itineranti, che erano guardati con sospetto dalle autorità civili ed ecclesiastiche fin dal medioevo, portavano la loro musica e le loro storie nei castelli e nelle piazze, nelle città e nei piccoli paesi contribuendo così a creare tra i popoli di uno stesso territorio una cultura comune, un comune sentire, a volte anche una lingua. (Inserire ft3 Gruppo di cantori pop). Le prime forme di folk musica che si distinguono chiaramente sono quelle legate ad una specifica funzione lavorativa, familiare, religiosa…. Per esempio: i canti che permettono di svolgere uno sforzo in comune (es: il tiro delle reti), i canti che permettono di compiere un compito familiare (es: la ninna nanna per addormentare il bambino)

I canti che creano una relazione tra persone (es: una serenata alla fidanzata o pretesa tale), i canti che accompagnano una funzione religiosa ( es: una processione pasquale).

I ricercatori di testimonianze della cultura popolare precisano nelle loro registrazioni tecniche o scritte se la raccolta si è svolta in “funzione” o in altra condizione, per esempio: conviviale, testimoniale, narrativa…

Questi particolari, che sembrano aspetti puramente tecnici, in realtà esprimono il senso di documento testimoniale che porta con sé quel canto a prescindere dalla sua diffusione, dalla sua qualità formale, persino dalla sua coerenza storica poiché ci riporta un’esperienza precisa e specifica che il soggetto può aver vissuto in modo assolutamente difforme dalla realtà ufficiale di un avvenimento conclamato. Spesso il canto popolare ci racconta storie minute, fotogrammi di comunità raggiunte da realtà diverse dalla nostra che solo l’indagine immune da pre-concetti può valorizzare.

L’Ottocento ha amato la canzone popolare

Il secolo diciannovesimo si innamorò della canzone popolare. Però l’amore sperticato fu rivolto ai testi dei canti popolari, ritenendosi le musiche del tutto insignificanti. Fu così che scrittori, poeti, preti, uomini di cultura si dedicarono alla trascrizione di canti appresi dalla viva voce del popolo e copiati dai numerosi fogli volanti che i cantastorie distribuivano, o meglio vendevano per sopravvivere, durante le loro esibizioni nelle piazze, alle sagre, all’uscita delle chiese e in qualsiasi altra occasione in cui il popolo avesse occasione di riunirsi. Questi testi, stampati in libri e libelli divennero la poesia popolare che ebbe anche numerose edizioni dialettali e studi sistematici come la “Storia della poesia popolare italiana” di Ermolao Rubieri, stampata da G, Barbera a Firenze  nel 1877 che fa partire la sua analisi dalla poesia popolare degli Etruschi e dei Latini.

Ogni regione italiana ha oggi i suoi studiosi e i suoi ricercatori, alcuni ancora attivi, altri che hanno già da tempo dato il loro contributo alla conoscenza del mondo in cui sono vissuti. La nostra regione può valersi di numerose ricerche svolte sul suo territorio dall’Ottocento in poi, alcune delle quali ancora attive grazie a studiosi e gruppi di volontari che continuano a cercare, studiare e restituire sotto varie forme (dischi, concerti, libri, conferenze…) quanto hanno raccolto.

Da Costantino Nigra al veneziano don Bernoni

Nella seconda metà dell’Ottocento si formò una specie di rete tra alcuni tra i più grandi studiosi del canto popolare nel nord Italia.

A Torino il conte Costantino Nigra, dopo una vita dedicata alla politica ed alla diplomazia che lo avevano messo in luce tra le figure più significative della politica dei Savoia, aveva avviato una personale ricerca sul canto popolare del Piemonte, ripercorrendone tutti i territori delle province. Contemporaneamente aveva aperto una corrispondenza con ricercatori di altre regioni che incominciavano a rendere pubblici i risultati dei loro lavori. Il suo obiettivo era quello di confrontare la diffusione sul territorio italiano di ballate (o canti epico lirici) che gli sembravano avere un “respiro” nello spazio e nel tempo più ampio della sua regione. Fu così che, per esempio, ricevette da Don. Giuseppe Bernoni,

un prete molto attivo a Venezia, notizie e copia della versione di Donna Lombarda raccolta nella città lagunare. Nella stessa città fu raccolta, (e al Nigra inviata altra copia della stessa ballata, di cui abbiamo ampiamente scritto in uno dei precedenti articoli) da Angelo Dalmedico, autore della preziosa raccolta “Canti del popolo veneziano” e di altre opere significative. Nigra intrattenne scambi frequenti con Niccolò Tommaseo

che in Toscana si stava dedicando alla raccolta dei canti popolari di quella regione e aveva già pubblicato nel 1841 la raccolta di “Canti popolari toscani, corsi, illirici, greci.”

Se vi sembra strano questo miscuglio transnazionale di fonti popolari, vi invito a prender nota di due elementi: il primo è l’influenza che le città dalmate e la Grecia, con la sua storia rivoluzionaria, ebbero nella sua formazione culturale giovanile; il secondo elemento fu la sua permanenza in Corsica attorno alla fine degli anni ’30 dove approfondì i suoi studi di italianistica, non proprio ben tollerati dalle autorità politiche francesi, tanto che alla fine, nel 1841, si stabilì a Venezia dove dette alle stampe la raccolta che fu anche il percorso della sua vita narrato attraverso i canti popolari.

La forza sociale del canto popolare

A questo punto abbiamo introdotto il significato “politico” del canto popolare anche a prescindere dal contenuto puntuale del testo. E’ un significato che deriva dal contesto in cui nasce e vive il canto; avremo anche modo di affrontare il tema della canzone sociale e politica, che è cosa diversa dalla intrinseca politicità della cultura popolare.

Ermolao Rubieri, contemporaneo dei vari studiosi incontrati sinora, va verso la conclusione della sua “Storia della poesia popolare italiana” sottolineando: “La passione e la poesia popolare politica, meglio che da ogni altro popolo italiano, fu preservata dl subalpino. (…..) La diversità delle sociali condizioni produce la diversità delle tendenze morali nella poesia delle varie regioni”.

Circa un secolo dopo queste “intuizioni” trovarono conferma in una vera e propria rivoluzione culturale.

Tags: canto popolareCostantino Nigradon BernonifolkMaremma amaranomadiOttocentopop
Gualtiero Bertelli

Gualtiero Bertelli

Ha ricevuto riconoscimenti dal Premio Tenco di Sanremo, dal Gran Teatro La Fenice di Venezia, dal festival internazionale della cultura popolare di Loano. Dal 1965 ad oggi ha inciso numerosi dischi e CD ed ha pubblicato un libro autobiografico “Venezia ed una fisarmonica”.

Articolo sucessivo
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I più commentati 1

  1. Domenico says:
    5 anni fa

    Gualtiero grazie ancora una volta, in modo chiaro e lucido hai fatto chiarezza tra i due generi come solo tu sai fare!

    Rispondi

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