“Restare in cima è più difficile e faticoso che arrivarci, ma siamo preparati”. E’ questa la frase che riassume meglio tutto quello che è e che sarà il fenomeno Kimi Antonelli: l’ha pronunciata domenica scorsa a Città del Messico papà Marco pochi minuti dopo che suo figlio era diventato, ad appena 20 anni e 68 giorni, il più giovane campione del mondo nella storia della Formula 1. Kimi ha abbassato quel record di precocità – uno dei tanti polverizzati in questa stagione – di ben 3 anni e mezzo togliendolo a due fuoriclasse come Hamilton e Vettel, avversari-amici che sono stati fra i primi a congratularsi con lui. Per Kimi questo titolo sarà soltanto l’inizio: “Ora comincerò a divertirmi” ha detto il neocampione che oggi, nel GP di Interlagos in Brasile, vuole dire ancora la sua nel Paese del suo idolo Ayrton Senna.
Kimi a casa di Senna
Come conferma di un carattere davvero straordinario in questi giorni ha voluto visitare casa Senna incontrando la famiglia del grande pilota ed è salito a bordo della mitica Lotus n. 12, l’auto che segnò l’inizio del mito di Ayrton:. “Abbiamo toccato con mano quanto questo ragazzo sia speciale, siamo orgogliosi di te e della tua visita” hanno scritto i parenti sui social. Kimi peraltro è nato 12 anni dopo la morte di Senna (avvenuta nel 1994 all’ospedale di Bologna, la città dove è nato e cresciuto Antonelli) e corre con il n. 12 proprio in suo onore. Anche il prossimo anno, pur potendo fregiarsi del numero 1, ha già deciso di gareggiare ancora con il n. 12.
Kimi e il riconoscimento di un talento fuori dal comune
Tutto il mondo ha parlato della grande impresa di Kimi che per noi interrompe un’attesa lunga qualcosa come 73 anni: l’ultimo italiano a conquistare il Mondiale di Formula 1 fu infatti Alberto Ascari, nel 1953. Da allora nessun nostro pilota era più riuscito neppure lontanamente a competere per il titolo. Antonelli c’è riuscito addirittura con 4 GP di anticipo staccando e surclassando tutti i rivali a cominciare dalla prima guida della Mercedes, l’inglese Russell (che non l’ha presa bene) per continuare col pluriridato Verstappen della Red Bull per finire con i comprimari ferraristi Hamilton e Leclerc, impegnati in una faida continua davvero poco edificante. Ma tant’è: Kimi è stato superiore in tutto, il più veloce, il più continuo, il più preparato e ora ovviamente il più amato dell’intero Circo della Formula 1.
Il binomio vincente Antonelli-Sinner: l’Italia apprezzata in tutto il mondo
Tra i primi a festeggiare il titolo c’è stato l’amico Jannik Sinner appena sceso dal trono di n. 1 al mondo del tennis (dopo 95 settimane e complice l’infortunio) che peraltro, al pari del fratello Mark, è un grande appassionato di motori: «Che hai fatto Kimi, mamma mia» ha postato a caldo il campione altoatesino. Pochi minuti prima lo stesso Antonelli aveva affidato ai social un semplicissimo “We did it! Thank you guys” ovvero “ce l’abbiamo fatta! Grazie ragazzi”.
L’elemento che unisce questi due straordinari fenomeni dello sport italiano, prima ancora del talento, è proprio la semplicità unita ad altre due doti non comuni nei campioni come l’umiltà e la sensibilità. Al di là dei valori comuni (senso della famiglia, educazione, garbo e solidarietà) curiosamente sono anche i meno nobili valori commerciali ad accoppiarli: la più autorevole società di consulenza sportiva, Stageup, riconosce ad entrambi il valore di un grande brand da 60 milioni euro destinato a crescere anche in virtù delle ottime qualità comunicative. Mai l’Italia ha avuto due campioni di questo livello e popolarità.

Noi di www.enordest.it non abbiamo mai nascosto la predilezione per Sinner già sul caso Costebol e di recente per le polemiche post-infortunio e allo stesso modo, in tempi non sospetti, abbiamo celebrato il talento di Kimi (https://www.enordest.it/2026/03/22/il-trionfo-dei-figli-di-uno-sport-minore/) che peraltro non dimentichiamo ha origini venete: la nonna materna, Giuliana Martello, madre di Veronica, è nata a Mezzaselva di Roana, comune nell’Altopiano di Asiago, dove la comunità locale e la Pro Loco hanno esposto striscioni e festeggiato il trionfo mondiale ricordando che il piccolo Kimi trascorreva ogni anno periodi di vacanza in zona per venire a trovare i parenti.
Sul podio con la famiglia al completo

A proposito di famiglia e di similitudini con Sinner ha fatto effetto la decisione di salire sul podio domenica scorsa con papà, mamma e la sorellina Maggie, 11 anni, vestita con un costume tradizionale messicano e con trucco «da Halloween». La piccola lo chiama Andy, dal suo secondo nome Andrea, ed è una promettente atleta di ginnastica ritmica.
Le cronache estive delle ultime vacanze di famiglia in Riviera romagnola, a Riccione, riportano la curiosità di un mercatino in cui la ragazzina ha allestito, insieme a un’amica, un banchetto di braccialetti fatti a mano, ma con un incentivo per i clienti: gli autografi del fratello. La promozione era: ogni due braccialetti, una cartolina firmata. Tutto il materiale è finito venduto in appena un’ora. Al di là di questi aneddoti è il legame familiare a dare una forza interiore al nostro Kimi, proprio come successo a Jannik con mamma Siglinde e papà Hanspeter sempre al suo fianco spesso accompagnati dall’altro figlio adottivo, Mark.
Kimi e la “paghetta”

Per gli Antonelli c’è una curiosità in più: fino a pochi mesi imponevano al figlio un budget mensile ovvero una paghetta per le spese personali che poi però le mance date dai nonni facevano aumentare. Altro grande esempio di sana eduzione. E c’è infine un ultimo aspetto che esalta i valori familiari e la dedizione al lavoro: i genitori e la sorellina sono arrivati a Città del Messico soltanto sabato pomeriggio perchè il team Antonelli Motorsport era impegnato all’autodromo del Mugello nell’ultima tappa del campionato italiano GT e papà Marco non voleva lasciare solo la sua Squadra Corse dove peraltro il figlio è cresciuto: “Purtroppo abbiamo perso il titolo – ha poi dichiarato in Messico – e quindi il successo di Kimi non mi consola per nulla, volevo vincere col mio team…”. Ed è poi esploso in una fragorosa risata.
I complimenti arrivati da tutto il mondo
La conquista del Mondiale ha immediatamente superato i confini della F1 con messaggi di congratulazioni arrivati da centinaia di personalità. Il conterraneo e amico Valentino Rossi ha celebrato l’impresa, ricordando come avesse intravisto già sui kart la stoffa del grande campione e sottolineando la maturità e la capacità di gestire le responsabilità. I complimenti sono poi arrivati anche da Federica Pellegrini, Dorothea Wierer e Giacomo Agostini. Un abbraccio virtuale da parte di campioni che conoscono bene il significato di raggiungere i vertici mondiali. Anche la Ferrari ha voluto congratularsi con il giovane pilota rivale, pubblicando un messaggio di apprezzamento per la conquista del suo primo titolo mondiale.
Il Bologna Calcio e la Virtus basket, squadre del cuore di Kimi, hanno dedicato messaggi al pilota: «Bologna è fiera di te!» è la sintesi. Complimenti sono arrivati inoltre dagli autodromi di Monza e Imola, simboli della tradizione motoristica italiana, che hanno accolto con entusiasmo il ritorno di un pilota azzurro sul trono iridato.
Non potevano mancare i messaggi delle istituzioni. La premier Meloni ha celebrato il trionfo di Antonelli che «premia talento, impegno, determinazione e dedizione. Un risultato che rappresenta un motivo di grande orgoglio per tutto il Paese».
Per “fortuna” questa volta qualcuno è stato in silenzio

Il ruolo determinante della Mercedes

Per il giovane campione è stato un percorso non privo di difficoltà, soprattutto dopo un primo anno in Formula 1 nel quale non erano mancate critiche e dubbi sulla sua maturità. Antonelli ha saputo trasformare quelle difficoltà in un’occasione di crescita, rispondendo in pista con risultati, continuità e una sorprendente capacità di gestire la pressione. Il team principal austriaco Toto Wolff e il responsabile dello junior team Gwen Lagrue hanno messo gli occhi su Antonelli già nel 2017 quando aveva appena 11 anni, intuendone il talento straordinario già sui kart: lo stesso Valentino Rossi, non certo un neofita, ha rivelato di pendere minimo 1 secondo al giro nelle loro gare in pista. La Mercedes ci ha visto lungo e ha così investito oltre 10 milioni di euro in quasi un decennio per accompagnare Kimi nella crescita sportiva, tecnica e umana, facendolo saltare passaggi obbligati e proteggendolo dalle pressioni esterne.
La visione del team principal Toto Wolff
Il 54enne ex pilota Toto Wolff è stato il mentore e la vera fortuna del nostro campione. Il manager, nato a Vienna da madre polacca e padre rumeno (con studi in una scuola francese e lavoro in società d’investimenti a Mosca), è quelo che ha creduto fortemente nel giovane bolognese respingendo i tentativi esterni (come quello di Nico Rosberg di fargli da manager) e difendendolo pubblicamente anche nei momenti difficili e dopo gli errori in pista. Toto è sempre stato esemplare e quando gli chiedono se considera “un figlio il giovane Kimi» dà il giusto valore a quella parola e ricorda che lui i figli ce li ha, che i genitori del neocampione del mondo sono altri e va ascritta a loro la splendida educazione del ventenne Kimi con valori che tutto il mondo ammira.
Chapeau!
La vignetta presente nell’articolo è opera di Luciano Marini, detto ElMe, nostro storico collaboratore













































































