Nella sua casa di Santa Maria di Sala, immersa in un meraviglioso giardino, la moglie dell’indimenticato avvocato Niccolò Ghedini coltiva una straordinaria passione per le rose. Da quei petali profumati è nato un raffinato liquore artigianale che ha già conquistato importanti riconoscimenti. Una storia di cultura, determinazione, sentimenti e nuovi inizi.
Le rose e la loro fragranza

Ci sono persone che riescono a trasformare una passione in qualcosa di speciale. E ci sono luoghi che sembrano custodire storie, ricordi e sentimenti, lasciando che siano i profumi della natura a raccontarli. È quello che mi è accaduto andando a trovare Monica, nella sua bella casa di campagna a Santa Maria di Sala, nel Veneziano. Ad accogliermi è una donna elegante, gentile, colta, dalla conversazione piacevole e dalla curiosità inesauribile. Ma soprattutto una donna innamorata delle rose. Talmente innamorata che, dopo aver ascoltato la sua storia e visitato il giardino, mi è venuto spontaneo attribuirle un appellativo: la Signora delle Rose. E credo che non potrebbe esserci definizione più appropriata.
La Signora delle rose e il suo parco
La sua abitazione è circondata da un grande parco, un piccolo universo verde dove convivono alberi da frutto, orto, vigne e una quantità sorprendente di rose. Rose antiche e moderne, rampicanti, profumate, dai toni delicati o intensi. Alcune si arrampicano lungo suggestivi tunnel fioriti, altre sembrano spuntare quasi all’improvviso negli angoli del giardino. Qui la natura detta i suoi ritmi e il tempo sembra scorrere più lentamente. Ma dietro tanta bellezza c’è una storia che intreccia cultura, amore, ricerca e una grande capacità di reinventarsi.
Una storica dell’arte con la passione per la ricerca

Monica è nata a Padova il 24 agosto, sotto il segno della Vergine: un dettaglio astrologico che lei stessa sembra confermare quando si definisce curiosa, precisa, puntigliosa, quasi maniacale nel voler approfondire ogni argomento fino in fondo.
“Sono nata a Padova, la mia città, e devo confessare che inizialmente non ero affatto amante della campagna. È stato mio marito Niccolò a farmi apprezzare la bellezza di questa vita, lontana dal traffico e dalla confusione cittadina”.
Prima delle rose, però, c’erano i libri, gli archivi, le biblioteche e la storia. Dopo gli studi liceali a Padova, Monica si è laureata in Storia dell’arte medievale, approfondendo la conoscenza del patrimonio artistico e religioso del territorio. Ricorda con particolare riconoscenza due grandi studiosi dell’Università di
Padova, Giovanni Lorenzoni e Sante Bortolami, che hanno contribuito alla sua formazione culturale.
“Ho ricevuto moltissimo dai miei studi. La ricerca storica mi ha sempre affascinata. Quando comincio a studiare qualcosa, voglio arrivare fino in fondo. Sono come una goccia che, continuando a cadere scava anche la pietra”.
Una determinazione che l’ha portata a realizzare un’approfondita ricerca sulla chiesa di Sant’Agostino di Padova, diventata poi un volume inserito nella collana di storia dell’arte medievale diretta dal professor Giovanni Lorenzoni. Le sue ricerche l’hanno condotta anche alla scoperta di numerosi luoghi della provincia padovana.
“Conosco bene anche Monselice, la sua storia, Federico II e le tante testimonianze artistiche e culturali che caratterizzano quel territorio”.
Ascoltandola, si comprende che la sua passione per le rose non è poi così lontana dall’amore per la storia dell’arte. In entrambi i casi c’è la ricerca della bellezza, l’attenzione al particolare e il desiderio di conoscere ciò che si nasconde dietro le apparenze.
Niccolò Ghedini e quella casa di campagna diventata un luogo del cuore

La storia di Monica è inevitabilmente legata a quella del marito, Niccolò Ghedini, il noto avvocato e senatore padovano, scomparso prematuramente nel 2022. Un uomo che il grande pubblico ha conosciuto soprattutto per la sua lunga attività professionale e politica, ma che Monica ricorda attraverso gli aspetti più intimi e familiari della loro vita insieme.
“Avevo appena 15 anni quando conobbi mio marito; fu lui a farmi scoprire questa casa di campagna, che poi divenne un luogo per noi speciale, custode di momenti meravigliosi e di ricordi preziosi. Poi ci siamo fidanzati, sposati e abbiamo continuato a frequentare Santa Maria di Sala specialmente d’estate
Proprio in questa casa è cresciuto il loro figlio Giuseppe. Con il passare degli anni, quello che inizialmente era un luogo di vacanza estiva si è trasformato nella residenza di famiglia.
“A un certo punto ho deciso di vivere stabilmente a Santa Maria di Sala. E così ho cominciato a sistemare il giardino”.
Una decisione apparentemente semplice, destinata però a cambiare profondamente la sua vita.
Quattro tunnel di rose e una passione senza confini

La scintilla scoccò durante una visita a un vivaio specializzato in rose di tutti i generi.
“Un giorno mi capitò di conoscere una signora che coltivava nel suo giardino rose di tantissime varietà, dalle moderne alle antiche, con la predilezione per quelle più profumate che la legavano alla sua infanzia. Rimasi affascinata. Volli saperne di più e mi feci indicare il vivaio ove avrei potuto acquistarle. Scoprii un mondo straordinario, fatto di colori, profumi, forme e storie”.
Da quel momento Monica non si è più fermata. Con il contributo del paesaggista Omero Bordin (scomparso nel 2024 ndr) ha cominciato a progettare il giardino, scegliendo accuratamente le varietà e realizzando addirittura quattro tunnel di rose. Poi sono iniziati i viaggi alla ricerca di nuove piante frequentando le più importanti manifestazioni florovivaistiche, esposizioni dedicate alle rose antiche e moderne, e visite a collezioni di rose in alcuni dei più bei roseti italiani
“Tornavo a casa felice, con le rose che avevo acquistato. Non riuscivo a resistere. Ogni varietà aveva qualcosa di particolare, una forma, un colore, un profumo. E io volevo conoscerle tutte”.
Ma Niccolò cosa diceva di questa passione che cresceva di anno in anno?

Monica sorride. “Mi incoraggiava sempre. Mi diceva: prendi tutte le rose che vuoi!”.
Una frase semplice, che oggi assume un significato ancora più profondo. Il giardino è diventato così un luogo di bellezza, ma anche uno spazio condiviso, costruito nel tempo attraverso l’entusiasmo di Monica e il sostegno del marito. “La rosa esprime felicità, glielo assicuro”, mi dice mentre racconta le sue esperienze. E guardandosi intorno, viene naturale crederle.
Dalle rose nasce “Petalis”, un liquore che profuma di eleganza

Ma una donna curiosa e determinata come Monica non poteva accontentarsi di ammirare le sue rose. A un certo punto ha cominciato a chiedersi se quella straordinaria ricchezza di profumi potesse trasformarsi in qualcosa di diverso. Qualcosa da assaporare, oltre che da contemplare. È nata così l’idea di realizzare un liquore alle rose.
“Nel 2021, durante il periodo del Covid, ho iniziato a studiare seriamente questa possibilità. Volevo creare qualcosa che esprimesse davvero l’essenza della rosa, senza snaturarne il profumo e la delicatezza”.
Determinante è stata la collaborazione con Opificio 77, attraverso il contributo di Alessandro Gherardi, che ha affiancato Monica nella sperimentazione e nella messa a punto del prodotto. Sono seguite prove, assaggi, correzioni e nuovi tentativi, fino a individuare l’equilibrio desiderato.
La protagonista è una rosa di Damasco, nota anche per il suo legame con la tradizione delle rose profumate della Bulgaria: una varietà antica, particolarmente apprezzata per l’intensità aromatica dei suoi petali colorati di un malva intenso.
“Cercavo una rosa robusta, dai petali dal profumo straordinario. La rosa di Damasco mi ha conquistata. È una pianta affascinante, con una storia millenaria e possibilità di utilizzo che spaziano dalla cucina alla profumeria e alla cosmesi”.
Il liquore alle rose

Il risultato si chiama PETALIS, un liquore artigianale che racchiude la fragranza floreale della rosa in una preparazione dal carattere elegante e originale. Anche la confezione racconta questa filosofia: una bottiglia raffinata, un’immagine femminile stilizzata, richiami floreali e colori caldi, quasi a voler custodire un piccolo segreto profumato.
Il progetto

Il progetto si lega al nome ‘Torre delle Rose’ la sua azienda agricola in Toscana, e a un’idea che Monica ama particolarmente: quella dei nuovi inizi. Non a caso, nella presentazione di Petalis viene richiamato il pensiero di Madame de Staël, secondo cui nella vita esistono soltanto gli inizi. Un invito a rinnovarsi, a crescere e a trovare nuove opportunità.
“Per me Petalis è una sfida personale e professionale. Ho voluto creare qualcosa di autentico, che mi rappresentasse e che fosse capace di regalare un’emozione”.
Come gustare Petalis: dal dopocena alla grande pasticceria

Naturalmente, da giornalista enogastronomico, non potevo evitare la domanda più golosa. Monica, ma come si beve questo liquore alle rose?
“Innanzitutto fresco, come un raffinato dopocena. Ma le possibilità sono davvero tante. Petalis può diventare un ingrediente interessante per la mixology, regalando una nota floreale ai cocktail. Lo stiamo sperimentando anche in abbinamento a un Trentodoc o un Franciacorta.
E non finisce qui. Monica racconta delle prove con alcuni ristoranti, dal ristorante Alfredo di Treviso a Osteria Callegherie di Imola, e delle possibili applicazioni in pasticceria.
“Lo immagino accanto a un dolce delicato, ma anche con il cioccolato fondente, magari particolarmente amaro. Il contrasto può essere sorprendente”.
Un liquore che, insomma, non vuole limitarsi al tradizionale bicchierino di fine pasto, ma ambisce a trovare una propria collocazione anche nella ristorazione contemporanea. Del resto, il mondo della rosa in cucina è ancora tutto da esplorare.
“Pensiamo anche ai piatti salati. Per esempio, perché non provare un pollo alle rose? Ci sono tantissime possibilità”.
È il bello della curiosità: una volta aperta una porta, Monica sembra già pronta a cercarne un’altra.
I primi riconoscimenti e la sfida del mercato

Per il momento la produzione di Petalis rimane volutamente contenuta.
“Ho realizzato soltanto qualche centinaio di bottiglie. Sto cercando di capire come sviluppare il progetto, senza perdere l’attenzione alla qualità che per me è fondamentale”.
Le soddisfazioni, però, non sono mancate. Petalis ha già ottenuto riconoscimenti, tra cui un premio nell’ambito degli Italy Food Awards a Roma, un risultato che Monica accoglie con soddisfazione, ma anche con la prudenza di chi preferisce procedere un passo alla volta.
“Ricevo molti incoraggiamenti. Mi dicono di continuare, di far conoscere il liquore, di svilupparne la commercializzazione. Ci sto provando. È un percorso nuovo, che richiede impegno, ma che mi entusiasma”.
Non è difficile immaginare Petalis sulle tavole di ristoranti di qualità, nei cocktail bar più attenti alla ricerca di nuovi ingredienti o nelle enoteche specializzate in prodotti di nicchia. La sua forza sta proprio nell’identità: non un liquore qualsiasi, ma il risultato di una storia personale, di una passione botanica e di una ricerca paziente.
Le rose, il ricordo di Niccolò e la bellezza di ricominciare

La nostra conversazione volge al termine. Fuori, nel grande giardino, le rose continuano a essere le protagoniste silenziose di questa casa. Anche se non è la stagione (l’incontro è avvenuto a settembre, nel giardino non c’è l’esplosione di rose). Chiedo a Monica se, dopo tanti anni, abbia finalmente trovato nella rosa il simbolo capace di rappresentare la sua vita.
La risposta arriva con una dolcezza particolare

“Sì, perché la rosa è il simbolo dell’amore. E io sono profondamente grata a Niccolò, che mi ha sempre incoraggiata a cercare qualcosa che mi piacesse davvero, qualcosa che mi appassionasse. Mi ha sostenuta e mi ha lasciata libera di coltivare questo mio mondo. Ora che mio marito non c’è più, il suo ricordo continua a vivere anche attraverso queste rose”.
E oggi, grazie a Petalis, sono diventate anche il profumo di una nuova avventura.Penso che ‘Signora delle Rose’ sia davvero l’appellativo più appropriato per Monica Merotto Ghedini.












































































