C’è un posto, lontano dalle geografie che conosciamo, dove stanno accadendo fatti che dire straordinari sarebbe riduttivo: meglio definirli fantastici o incredibili. Il luogo è un’isola sperduta nel Mare Grande, chiamata Isola Ariosa. La sua storia è contenuta in una o due leggende. Si narra, per esempio, che in tempi remotissimi ci sia stata una Cayenna Celeste, luogo dell’esilio di sette angeli ribelli a Dio. Un giorno la bolla senza tempo che li racchiudeva si è misteriosamente aperta e, dopo la fuga, riacquistata la libertà, gli angeli decaduti, si sarebbero congiunti alla popolazione indigena invadendo le loro anime e i loro corpi. Particolare importante, quegli spiriti celesti hanno acquisito la sessualità diventando così coautori della demografia di Ariosa.

Il racconto della fuga

Questa è la leggenda e adesso veniamo ai fatti, che un osservatore ha definito scherzi diabolici. Quello che conta oggi è il racconto scritto con parole nostrane. Se qualcuno non avesse fotografato l’ultimo evento, avremmo di che dubitare. Una mattina ben soleggiata un grido ha scosso il silenzio operoso di una scuola della capitale dove i bambini stavano facendo educazione fisica all’aperto. All’improvviso, la loro insegnante, ha alzato la voce e le braccia urlando: “Non facciamo più ombra!”. La reazione degli studenti è stata una grande risata, un allegro tumulto, ma l’insegnante, impietrita, guardava sconvolta gli alberi e le persone abbagliati dal sole: solo luce, niente ombre.
Se con la fuga spariscono le ombre

In breve tutta la città è stata costretta a prendere atto del fenomeno: ogni cosa e ogni persona non proiettava più la sagoma oscura della propria identità. Miracolo o fenomeno paranormale? Quella sera, quando le ombre di solito vanno a dormire, si è discusso molto seriamente in una assemblea convocata dal sindaco, durante la quale l’immaginazione popolare si è scatenata, lasciando però spazio agli sputasentenze e al sarcasmo a go-go. Naturalmente le autorità hanno sentenziato e garantito che quella perdita aveva qualcosa di politico ecc. ecc. Ma qualche dubbio si è diffuso in città e la disputa ha raggiunto livelli surreali. In pratica, il dibattito si è concentrato su due livelli o ipotesi: il fenomeno era opera di un nemico esterno oppure di un sabotatore interno della pace sociale di Ariosa.
Con la fuga si perdono i poteri

L’autore del racconto sa che la popolazione dell’isola ha assorbito gli ex angeli e ridotto i loro poteri celesti e sa pure che qualche residuo di potenza è sopravvissuto in alcune donne: erano loro, le immaginifiche, che inventavano qualche “scherzo” scambiato dal popolo per poteri magici. Comunque, in alto loco, qualcuno ha deciso di porre fine al fenomeno delle ombre rubate, e infatti al terzo giorno c’è stato un turbamento nell’atmosfera e, verso mezzogiorno, il sole ha trionfalmente proiettato le ombre come natura comanda.
La fuga e una curiosità che lascia una porta aperta

Una curiosità: nessuno, nell’Isola Ariosa, si è accorto del passaggio di un messaggero alato che volava verso l’intenso azzurro. Solo un bambino se n’è accorto e ha gridato al vento: “Mamma, guarda, c’è un uomo che vola lassù!”. Qui finisce il racconto, ma sull’Isola Ariosa gli “scherzi” continuano: andarci per credere.
Noi e gli altri

Quando gli “altri “sono gli animali domestici, da compagnia e d’affezione, il rapporto che si instaura fra loro e noi diventa un’esperienza profonda e si trasforma in cultura che passa da una generazione all’altra: la convivenza fra specie diverse si fa valore, cultura, sapere. Nella storia questo rapporto si è fondato sulla reciprocità che è stata narrata magnificamente nel libro L’assemblea degli animali di Filelfo (Einaudi, 2020), imperniato sulla condivisione del pianeta che dura da secoli, e ancora oggi ci tocca e a volte si fa problema. Se la Terra è la casa comune dell’umanità e dell’animalità, possiamo dire che gli animali d’affezione sono nostri condomini. Fuor di metafora, ci sono molti umani che condividono concretamente con uno o più animali casa e destino, uno scambio di affetto se non, parola grossa, di amore.
I nostri amici a 4 zampe

Queste considerazioni sono nate da una notizia giornalistica. Il comune di Venezia ha reso noto un nuovo regolamento dei servizi cimiteriali che riguardano curiosamente proprio gli amici a quattro zampe. Infatti, ci sono ormai molte persone che nel proprio testamento chiedono che l’animale con il quale hanno condiviso parte della propria vita sia sepolto nella loro stessa tomba. In questo modo l’affetto umano viene proiettato oltre la vita. Non è un costume nuovo: uno per tutti ricordo che il monumento funebre della giovane Ilaria del Carretto a Lucca rappresenta la defunta con ai piedi il suo cagnolino.
Un altro caso è quello di Peggy Guggenheim, sepolta nel giardino di Palazzo Venier dei Leoni con i suoi cagnolini

Arte e letteratura ci insegnano che lungo i secoli dell’evoluzione c’è una sintonia fra noi e “loro”: la nostra parte animalesca ci consente una vicinanza che trova nella casa (domus, domestici) il luogo perfetto per l’incontro tra specie diverse.Addirittura questi animali sensibili, affettuosi e generosi assorbono dai loro “padroni” qualcosa della natura umana. Anche se si possono considerare eccessivi certi atteggiamenti che tendono a umanizzare gli animali facendo in questo modo violenza alla loro natura. La storia continua ancora oggi con noi sia protagonisti che spettatori, inquadrati nel grande disegno della Natura.
L’amore dei nostri amici a 4 zampe

Questo provvedimento del Comune può far sì che quei miei lettori che hanno vissuto o stanno vivendo tuttora con un cane o un gatto ecc. in famiglia possano riflettere con me sull’esperienza individuale, mai uguale, che è la convivenza con creature aliene (biologicamente), con le quali riusciamo comunicare anche se non hanno il dono della parola, dato che il loro silenzio è pieno di sguardi e di gesti. Questo rapporto molto speciale è una avventura che si rivive volentieri nel ricordo. Io non dimentico i due amici, entrambi nati da incroci occasionali e molto coccoli: il gatto Micio in campagna da studente, e il cagnolino Flip in città con la famiglia. In poche parole, siamo stati bene insieme: è stata una bella amicizia.
Traffico

(poesia)
Scorre il traffico, e la terra trema
e si fa scura. È la giostra
dei giorni che, cigolando,
si mette in moto: ma è anche un suono.
All’angolo di un portico lui
(senza nome) si siede sul lastrico
e guarda negli occhi: uno sguardo
da cane, morbido e paziente, addestrato
all’attesa. Traffico umano lo sfiora.
Nella stanza ingombra lei
l’anziana (senza nome) apre
stancamente una finestra: il soffio
ostile della città irrompe
e il mattino l’abbaglia. Forse
ha sognato il sorriso della nipotina
uscita alla vita tre giorni prima.
La piazza è muta, ascolta
voci e le registra in sé. Altrove,
in quelle stesse ore, nei campi
del mio paese, l’umidità notturna
evapora. Piccole gocce volano
come farfalle e come i miei pensieri.
Anonimo 2026











































































