Nell’estate del 1949 alla guida di una splendida Buick Nera, una donna e al suo fianco un uomo anziano. La destinazione è Francoforte, attraverso tutta una serie di strade quasi deserte e attorno paesaggi rovinati e ricchi di macerie. La donna al volante è Erika Mann, figlia primogenita del famoso scrittore Thomas, premio Nobel per la letteratura nel 1929.
L’abbandono di Thomas durante il nazismo

Thomas Mann se n’era andato dalla Germania nel 1933 in contrasto col regime di allora guidato da Adolf Hitler e si recò negli Stati Uniti. Da questo punto il regista polacco Pawel Pawlikovski, inizia il suo bellissimo film intitolato “Fatherland”, incentrato proprio su questo famoso ritorno in patria da parte del grande scrittore tedesco, chiamato a ritirare a Francoforte l’ambito premio letterario “Goethe”, invitato dal figlio Klaus. Però nel frattempo Mann verrà invitato anche a Weimar per ritirare un secondo premio “Goethe”.
Per Thomas Mann due premi Goethe

Tra l’altro nelle vicinanze di Weimar sorgeva il terribile campo di concentramento di Buchenwald dove vennero uccise oltre cinquantamila persone. Quel luogo oggi è stato trasformato in un centro di documentazione e memoria. Dopo quel lungo “esilio” Mann fece ritorno per la prima volta in Germania e per l’appunto si trovò di fronte ad un Paese quasi irriconoscibile. Ritirare il premio a Weimar, fece tentennare lo scrittore in quanto Weimar era entrata a far parte della nuova Repubblica Democratica tedesca e accettare l’onorificenza avrebbe di fatto significato il rischio di non poter rientrare negli Stati Uniti avendo ottenuto nel 1944 la loro cittadinanza.
Una Germania che sembra non appartenere più allo scrittore

Il regista gioca bene sull’asse della “Kultur” (per la quale era schierato Thomas Mann) e la “Zivilisation” (molto cara a suo fratello Heinrich). Mann si renderà conto che la cultura non ha decollato in Germania e non ha potuto opporsi a quel disastro ma allo stesso tempo anche “civilizzazione” non è emersa. La Germania gli appare quasi come un fantasma, un autentico relitto. Tutto questa sua tristezza è ben evocata quando scoppia a piangere ascoltando la splendida musica “Jesus bleibet meine Freude” di Johann Sebastian Bach.
Un viaggio che lascerà ferite profonde in Thomas Mann

Il regista Pawlikowski come detto in apertura inizia con il netto contrasto tra la splendida Buick americana, berlina di gran lusso e le zone letteralmente devastate dalla guerra e ancora in quasi totale rovina (da sottolineare che il film ha vinto la Palma a Cannes per la regia ex aequo con “La bola negra” e sarà candidato per la Polonia all’Oscar come miglior film straniero). Quel viaggio in auto assieme alla figlia Erika (magistralmente interpretata da Sandra Huller), tra l’altro avviene tre mesi prima del suicidio di Klaus, figlio minore di Thomas Mann.
Tutto parte da quel viaggio di ritorno

Non si tratta di un film biografico, ma trae spunto da quel viaggio rendendolo così quasi come un “road movie” dove c’è tanta immaginazione seppur rimanendo fedeli a determinate situazioni avvenute nella realtà. Scorre tutto secondo una certa fantasia dove i protagonisti non devono necessariamente fornire spiegazioni che possano dare indicazioni precise sul momento da loro attraversato.
Erika Mann protagonista assoluta

Il bianco e nero è perfetto, come già nel precedente e bellissimo “Ida” (premio Oscar). In primo piano anche la figura di Erika, la figlia, anche lei scrittrice, giornalista, pilota di rally e alla fine traduttrice di tutti i testi del padre al punto di tralasciare tutte le sue attività e dedicarsi interamente a lui. Una donna straordinaria, innamorata del fratello Klaus. Il film è stato girato quasi interamente in Polonia.
La questione della patria

Il titolo “Fatherland” è molto forte e la dice lunga, Thomas Mann ha sempre continuato a parlare di “patria”, una parola che nonostante il significato errato che veniva attribuito dai nazisti, lui lo intendeva in senso unitario e colto!
Regia: Pawel Pawlikovski. Cast: Sandra Huller, Hanns Zischler, August Diehl. Prpduzione: Germania, Polonia, Italia, Francia. Anno: 2026. Genere: drammatico. Durata: 1h25 minuti.











































































