Era piena di case popolari la zona di Lucento a Torino negli anni del secondo dopoguerra. Francesco Mastropasqua italiano trapiantato in Grecia era tornato nel Belpaese e purtroppo aveva provato sulla sua pelle la drammatica esperienza del campo di concentramento di Mauthausen. I ragazzi in quella zona di una delle più importanti città del triangolo industriale tiravano calci al pallone nel campetto della parrocchia di San Giusto.
Per Mastropasqua le giovanili della Juventus
Giorgio Mastropasqua, classe 1951, dopo aver conseguito la licenza media aveva cercato lavoro come apprendista nelle neonate imprese della zona che proliferavano una sessantina di anni fa. Gli osservatori della Juventus si accorgono di lui. Inizia come allievo alla Fiat, scuola e pratica di tracciatore, più due allenamenti pomeridiani rimborsati: in pratica scuola, lavoro e sport. Già in lui si intravvedevano le doti del difensore tanto che durante gli allenamenti gli fecero marcare un giovanissimo Roberto Bettega. Da quel settore giovanile tante promesse del calcio tricolore come Sattolo, Crema e Manzin. Quattro anni nel settore giovanile bianconero passano in fretta. Si cambiano casacche, destinazione Italia centrale, prima Perugia poi Terni dove iniziano le prime gioie.
Mastropasqua, lei era un libero con licenza di impostare e sganciarsi non solo di spazzare l’area di rigore. Moderno per l’epoca uno dei primi a dare un volto nuovo ai numeri “6”. A Terni una tappa importante della sua carriera.

“Alla Ternana con Corrado Viciani giocavo da libero uno dei primi fluidificanti, lui ci faceva praticare il gioco corto . Ci faceva correre come dannati. Da lì nasce l’idea del libero che si propone. All’epoca non c’era la zona altrimenti sarei andato a nozze. Promozione in A, la prima in assoluto per una squadra umbra. Viciani era convinto che con quel blocco ci saremmo salvati. Non fu così”.
Ritorno a Torino. Quella Juve è reduce da due tricolori consecutivi e da una finale di Coppa Campioni persa a Belgrado contro l’Ajax di Johan Cruyf. Ma qualcosa non va…


“Una squadra fortissima. Era dura rubare il posto a Sandro Salvadore. L’anno dopo arrivò niente meno che Gaetano Scirea dall’Atalanta. In pratica nello scambio io, Musiello e Marchetti fummo trasferiti alla Dea”.
All’epoca l’Atalanta era una sorta di “Cantera” per la Juve. Lei resterà un lustro in maglia nerazzurra. E poi a Bologna.
“Anni stupendi tra serie A e B. Importanti per la mia maturazione. Peccato essere rimasto un solo anno a Bologna era una squadra ben strutturata con elementi molto validi”.
Mastropasqua, si torna al centro Italia. Estate 1980, Roma, sponda Lazio. La squadra è appena retrocessa a causa dello scandalo scommesse. C’è voglia di risalire subito. Ma non tutto andrà come previsto. Per quale motivo?

“Mi sono ritrovato in serie B improvvisamente con Arcadio Spinozzi, Alberto Bigon e Stefano Chiodi tutta gente da serie A. C’era Luciano Moggi direttore sportivo. Fu il rigore sbagliato da Chiodi alla penultima giornata in casa contro un Vicenza già retrocesso, a non permetterci il ritorno nella massima serie. Quel rigore fu il sottoscritto a procurarselo, quanto mi brucia ancora. Purtroppo il nostro attaccante che i rigori non li sbagliava, centrò la zolla. Non vi racconto la reazione dei tifosi. Ero abituato a piazze tranquille come Bologna e Bergamo, a Roma c’era un altro clima”.
Dopo due anni nella Capitale trasferimento al Sud, Catania. La città etnea ha grandi ambizioni e vuole tornare nella massima serie dopo gli anni del “Clamoroso al Cibali”.
“Arrivo e vinciamo il campionato cadetto. Spareggi a Roma, stadio Olimpico con 40mila catanesi al seguito. Con noi giocava Claudio Ranieri, un bel difensore e soprattutto intelligente. L’anno dopo in A un infortunio al tendine mi penalizzò molto e purtroppo siamo retrocessi”.
L’anno della promozione però contro il vulcanico presidente Angelo Massimino, quella che voleva comprare “l’Amalgama”, ci fu una vostra protesta che però portò a buoni risultati

“Senza mezze misure non ci pagava. Abbiamo fatto finta di fare le valige a Roma prima degli spareggi perché non voleva darci il premio promesso, gli abbiamo fatto paura. Gli assegni poi arrivarono”.
Mastropasqua, si ritorna a Nord, Piacenza, promozione sfiorata…..

“Forse qualcuno si era venduto le partite, meglio tacere!”
Ci vuole indicare qualcuno dei calciatori più forti con cui ha giocato?
“In quella Juve dove militai un solo anno difficile trovarne uno mediocre. Vincenzo D’Amico come giocatore un talento puro, forse un po’ matto. Fernando Benatti della Ternana meritava di più, destro-sinistro faceva tutti i ruoli. Massimo Crippa a Pavia che poi giocherà con Maradona e Roberto Rambaudi che andrà a Foggia li ho avuti con me molto giovani, già si capiva che avrebbero fatto carriera”. .

Mastropasqua, e dei suoi allenatori che ricordi ha?
“Ilario Castagner era molto chiaro nello spiegare i suoi concetti. Viciani in assoluto aveva idee molto chiare, ti faceva il mazzo, mettevamo sotto tutti in campo e avevamo sempre noi la palla”.












































































