Continua su http://www.enordest.it la nuova rubrica dal titolo “Itinerari”. Ogni domenica sarò felice di presentarvi voci e storie tra Nordest e Sardegna, terre straordinarie tra cui vivo e lavoro. Vi accompagnerò lungo itinerari culturali, turistici ed imprenditoriali ricchi di fascino e creatività, che conto sapranno informare ed emozionare chi vorrà farci compagnia. Oggi con “Itinerari” vi porto a conoscere un’azienda di Bassano del Grappa, in provincia di Vicenza, che vanta 80 anni di impresa tra territorio e innovazione. Sto parlando della “Bassano Diesel”, fondata nel 1946 da Pio Michielon. Dal primo banco prova alla diagnostica dei camion connessi, tre generazioni della famiglia Michielon hanno accompagnato l’evoluzione del trasporto. Quest’anno l’azienda di Bassano del Grappa celebra otto decenni di attività, 40 dipendenti e 12 milioni di euro di fatturato.
Non c’è mai stata una macchina che non sia ripartita…
Gli 80 anni di Bassano Diesel

Forse gli ottant’anni di Bassano Diesel si possono raccontare partendo proprio da questa frase di Giampaolo Michielon. Perché dentro ci sono il mestiere, una certa idea del rapporto con il cliente e soprattutto quella cultura del fare che accompagna molte storie imprenditoriali del Nordest.
La storia

Bassano Diesel nasce nel 1946, quando l’Italia sta ricostruendo ciò che la guerra ha lasciato dietro di sé. Pio Michielon acquista un terreno nel centro di Bassano del Grappa, nei pressi del Ponte della Vittoria, e apre una piccola officina specializzata nei motori diesel. L’anno successivo arrivano i primi tre dipendenti e il primo banco prova per pompe e iniettori. Ottant’anni dopo l’azienda conta 40 dipendenti e 12 milioni di euro di fatturato. Alla guida c’è ancora la famiglia Michielon: il presidente Giampaolo, affiancato dai figli Andrea, Elisabetta e Michela. Tre generazioni che hanno accompagnato la trasformazione di un settore passato dalla meccanica tradizionale all’elettronica, dal rumore del motore come primo strumento di diagnosi ai software e ai sistemi digitali dei veicoli industriali contemporanei.
Settant’anni in officina

Se Bassano Diesel festeggia ottant’anni, Giampaolo Michielon ne celebra un altro, quasi altrettanto raro: settant’anni trascorsi nell’azienda di famiglia. Entra ufficialmente il 16 settembre 1956. Ha appena 14 anni. In realtà quell’officina la conosce molto bene: quando è ancora a scuola, la sera raggiunge il padre Pio e i fratelli Luciano e Angelo per pulire i banchi e spazzare il pavimento. In cambio riceve dal padre qualche soldo da spendere la domenica al patronato. I fratelli si specializzano nell’iniezione, lui sceglie la meccanica. E presto capisce che per risolvere i problemi dei trasportatori non sempre si può aspettare che il camion arrivi in officina. Negli anni Sessanta comincia così a sviluppare un servizio che allora aveva ben poco di ordinario: quando un mezzo si ferma, è il meccanico a raggiungerlo. Prima nel territorio, poi sempre più lontano. Sono gli anni in cui molti trasportatori veneti viaggiano verso i grandi mercati ortofrutticoli tedeschi e un guasto può voler dire perdere un intero carico.
Bassano Diesel, se il motore non è solo lavoro ma passione

«Quando mi chiamavano cercavo di capire esattamente che cosa fosse successo, che rumore avesse fatto il motore, per partire con il materiale giusto», ricorda Michielon. Niente cellulari, niente diagnostica da remoto. Bisognava capire, immaginare il problema e portarsi dietro quello che sarebbe potuto servire. Tra i ricordi c’è anche un camion carico di carne fermo in Sicilia. Giampaolo parte insieme a un cugino con un motore di ricambio e tutta l’attrezzatura necessaria. Lavorano durante la notte. Alle nove del mattino il camion riparte e il carico è salvo. Da qui quella frase diventata quasi una sintesi della filosofia aziendale: «Non c’è mai stata una macchina che non sia ripartita».
Innovare quando l’innovazione si faceva in officina

L’innovazione, nella storia di Bassano Diesel, non nasce nei convegni e nemmeno nei manuali di management. Nasce davanti a un problema concreto. Tra gli anni Sessanta e Settanta, quando ciò che serviva non esisteva ancora sul mercato, in officina si modificavano direttamente i mezzi: sistemi per rendere meno faticoso il comando della frizione, servosterzi applicati a veicoli che ne erano privi, freni elettrici installati anche sui camion destinati al trasporto di bestiame. Soluzioni sviluppate partendo dalle necessità dei trasportatori. Il passaparola fa il resto e l’attività cresce. Nel 1969 la famiglia apre una nuova officina a Onè di Fonte, nel Trevigiano: mille metri quadrati coperti su un’area complessiva di tremila. A guidarla è Giampaolo. Anche allora, però, c’è un problema che suona sorprendentemente contemporaneo: trovare meccanici preparati. Michielon va alla scuola professionale locale, incontra il direttore e chiede i nomi dei ragazzi che hanno appena concluso gli studi di meccanica. Ne assume tre e li forma direttamente sul campo. Negli anni la sede arriverà a contare 17 dipendenti. Oggi cambiano le tecnologie, ma la questione delle competenze rimane una delle sfide più importanti per l’azienda.
L’incontro con Volvo

Un altro passaggio decisivo arriva dalla curiosità. Al Salone di Torino Giampaolo Michielon vede per la prima volta un veicolo industriale Volvo. Lo colpiscono alcune soluzioni tecniche molto diverse da quelle dei camion italiani dell’epoca: la cabina ribaltabile che permette di raggiungere più facilmente il motore, i sistemi pneumatici, gli accorgimenti pensati per lavorare anche nelle temperature estreme del Nord Europa. Lascia il proprio biglietto da visita e manifesta l’interesse a entrare nella rete di assistenza se il costruttore svedese deciderà di sviluppare la propria presenza in Italia. L’occasione arriva. Nel 1976 viene firmato l’accordo per l’assistenza dei veicoli industriali Volvo. Una relazione che nel 2026 raggiunge quindi i cinquant’anni. Nel 1980 arriverà anche il contratto di concessionaria Volvo Autobus e Volvo BM per le macchine movimento terra. Quei 25 mila metri quadrati che sembravano troppi. Nel frattempo Bassano Diesel cresce e nel 1979 viene inaugurata la nuova sede di Bassano del Grappa. Quando si discute dell’acquisto del terreno, diecimila metri quadrati sembrano già moltissimi. Giampaolo insiste invece per comprarne 25 mila. «Mi contrariavano tutti, anche mio padre. Dicevo: siamo in una zona artigianale, se ci va male lo rivenderemo. È stata una fortuna». Cinque anni più tardi la sede viene ulteriormente ampliata con altri duemila metri quadrati destinati al reparto carrozzeria. È uno dei passaggi che meglio raccontano una caratteristica ricorrente dell’impresa: provare a immaginare lo spazio che servirà domani, non soltanto quello necessario oggi.
Bassano Diesel, la terza generazione

La continuità familiare prende nuova forma nel 1989, quando entra in azienda Elisabetta Michielon, inizialmente nell’amministrazione e oggi CFO. Nel 2007 arriva Andrea. Si è laureato in Economia a Milano e, prima di entrare nell’impresa di famiglia, ha maturato un’esperienza professionale esterna. Oggi è CEO di Bassano Diesel. Nel 2013 si unisce anche Michela Michielon, oggi Spare Parts Specialist. Nel novembre 2008 Giampaolo Michielon acquisisce il 100% delle quote della società, diventandone unico proprietario. Tre figli con responsabilità differenti, mentre il padre continua a essere una presenza quotidiana e la memoria vivente di un mestiere che nel frattempo è cambiato quasi completamente.
Dal rumore del motore ai dati

Per capire quanto, basta guardare un camion di oggi. Un tempo l’esperienza di un meccanico passava anche dall’orecchio. Bastava avvicinarsi al motore, ascoltare un rumore e spesso si potevano già formulare le prime ipotesi sul guasto. Oggi il veicolo industriale è un sistema molto più complesso, nel quale meccanica, elettronica, software, sistemi di sicurezza e diagnostica convivono. L’esperienza manuale resta fondamentale, ma deve essere accompagnata dalla capacità di leggere dati, interpretare informazioni e aggiornarsi continuamente. «Oggi alcune volte il meccanico è quasi un ingegnere», sintetizza Andrea Michielon. «Per arrivare a una diagnosi servono preparazione, capacità tecnica e aggiornamento continuo». La distanza tra il banco prova acquistato da Pio Michielon nel 1947 e la diagnostica di un camion contemporaneo racconta forse meglio di qualsiasi celebrazione cosa significhino ottant’anni di impresa. E pone anche uno dei temi più delicati per il futuro: trovare e formare tecnici qualificati. Bassano Diesel continua inoltre a garantire un servizio di assistenza 24 ore su 24, con personale che si alterna nella reperibilità.
Ottant’anni, guardando avanti…

C’è infine un elemento meno misurabile, ma centrale nella storia dell’azienda: le persone. Meccanici formati internamente, collaboratori rimasti per molti anni, professionalità cresciute mentre cambiavano i camion e le tecnologie. È una dimensione alla quale Giampaolo Michielon ha sempre legato anche le ricorrenze aziendali, condividendole con dipendenti, famiglie e territorio. Per gli ottant’anni Bassano Diesel sta preparando una celebrazione che guarda significativamente fuori dai propri cancelli: nella primavera del 2027 è previsto un viaggio in Svezia con i dipendenti per visitare gli stabilimenti Volvo. Un modo per festeggiare il passato andando a vedere da vicino il futuro. Dal 1946 a oggi sono cambiate le dimensioni dell’impresa, i mezzi, gli strumenti e persino il significato della parola meccanico. È rimasta invece riconoscibile l’idea sulla quale Pio prima e Giampaolo poi hanno costruito Bassano Diesel: il problema del cliente diventa il problema dell’officina finché non viene risolto. O, per dirla ancora con Giampaolo Michielon, finché quella macchina non riparte…












































































