Sette giorni fa scrivevamo che a Venezia 83 il rosso non era più il colore del tappeto su cui sfilare, ma il colore che si sceglie. Il segno rosso sulla guancia di Greta Scarano, la presidente di giuria Maggie Gyllenhaal che giudica invece di essere giudicata, la leggenda di Ellen Burstyn che ritira il Leone alla carriera a 93 anni. Quel filo si è chiuso con un cerchio perfetto. Perché alla fine, a vincere, sono state le donne. Tutte. Quelle che presentavano, quelle che giudicavano e quelle che erano giudicate. E il pubblico ha apprezzato.

La proclamazione di Venezia 83

In Sala Grande straordinaria chiusura della Mostra veneziana, sul palco sale la giuria guidata da Maggie Gyllenhaal. E il verdetto che tutti aspettavano ribalta la narrazione di un festival accusato per giorni di essere troppo maschile: il Leone d’oro è andato al film “WOMAN UNKNOWN” di May el-Toukhy. Non è un dettaglio: la danese May el-Toukhy era una delle sole due donne regista in concorso su 21 film. Una disparità che aveva fatto discutere per tutta la Mostra e che il direttore Alberto Barbera aveva difeso parlando di merito artistico. La risposta è arrivata dal palco. Il film vincitore affronta il dramma del dopoguerra: nella Danimarca appena liberata dai tedeschi, una domestica prima di affrontare il futuro deve affrontare il passato di un legame con un soldato tedesco,sullo sfondo di una nazione che processa e spesso senza pietà le donne accusate di aver fraternizzato con l’occupante.
Venezia 83; stesso film, doppia vittoria femminile: Leone d’Oro e Coppa Volpi alla protagonista Mathilde Arcel

Una rarissima doppietta che la giuria Gyllenhaal ha voluto segnare. Non solo il film è di una donna, è interpretato da una donna che vince come migliore attrice. La donna che era giudicata dalla storia nel film, vince nella realtà del festival.
È la continuità perfetta con quello che avevamo scritto:
La donna che conduce – Greta Scarano

Avevamo raccontato i suoi cambi di look come atto di autodeterminazione. Sabato ha chiuso il cerchio. Ha presentato una vittoria di donne.
La donna che giudica – Maggie Gyllenhaal

La presidente che avevamo definito “il potere di decidere cosa è arte”. Lo ha fatto. La sua giuria – dove sedevano anche registe come Kaouther Ben Hania e Shahrbanoo Sadat, donne che sanno cosa vuol dire fare cinema sotto minaccia – ha premiato la storia di una donna che paga per amore in tempo di guerra. Non è casuale. Gyllenhaal in conferenza stampa aveva detto che alle registe spesso non vengono finanziate le storie perché “non sono viste come importanti”. Sabato le ha rese importanti lei.
Le donne che vincono – May el-Toukhy, Mathilde Arcel e Laila Abbas


E qui si rompe lo schema classico. Per anni a Venezia le donne sono state raccontate. Oggetto dello sguardo. Vittime, muse, icone. Per la prima volta in questa edizione 2026, le donne hanno vinto raccontandosi da sole. Regia femminile, protagonista femminile, premio femminile.

E il pubblico? Ha apprezzato. La standing ovation per Woman Unknown è stata lunga, composta. Seconda soltanto a quella tributata con 25 minuti di applausi a NAZA sul tema Gaza, Premio Speciale della giuria, diretto anche questo da una donna, Laila Abbas
A Venezia 83 le donne non sono state giudicate
Hanno giudicato. Hanno condotto. E alla fine, hanno vinto. Due volte, con lo stesso film. Il Leone d’Oro e la Coppa Volpi ed il Premio Speciale della Giuria, al femminile non sono una quota. Sono la dimostrazione che quando le donne giudicano, le donne vincono. Anzi: stra-vincono.
Tutte le immagini e i video sono della nostra inviata all’83° edizione del Festival del Cinema di Venezia Barbara Pigazzi per https://www.enordest.it e tutte le foto e i video sono protette dal diritto d’autore- https://animicaportraits.com/










































































