“A Nico’ hai fatto in tutto quattro gol, come ce potevamo salva’”. Ancora oggi dopo più di mezzo secolo lo provoca con la sua parlata romanesca mai rinnegata. “Nico’” è Nicola Traini ex attaccante della Ternana che ancora oggi detiene il record di marcature nella massima serie con la squadra umbra. A provocarlo è Giovanni Masiello chiamato Gianni che come Nicola e Franco Luguori vive a Terni. I tre ex giocatori della squadra rossoverde si incontrano spesso, a volte portando a spasso il cane. Hanno vissuti gli anni più belli della Ternana nella massima serie e in serie B.
Chi è Masiello

Masiello è nato nel 1946 a Roma Quartiere Trionfale. Dalle finestre della sua casa vedeva il portone dei Musei Vaticani. I primi calci al pallone nel campetto della parrocchia Santa Maria delle Grazie. Si giocava anche nei prati vicino al Vaticano. “Non non c’erano i computer ed eravamo tanto felici” lo dice con soddisfazione. La parrocchia si trovava a trecento metri da casa e giocava a calcio con il fratello Gaetano. Ancora oggi ricorda: “Mio fratello era fortissimo e lo aveva chiamato la Lazio ma era andato in colonia con la parrocchia e perse quell’occasione”. Quell’occasione invece Gianni riuscirà a “crearsela”. Con un po’ di astuzia che a volte non guasta.
La SS Lazio indice una “leva” (così si chiamava) dei nati dal 1942 al 1944, una prova. “Ero nato nel 1946 e mi sono aggregato con i miei amici, in pratica ho imbrogliato. Il giorno dopo usai il tram per andare al campo per sostenere le prove e rivelai la mia età. Mi presero subito”.
Come sono stati gli inizi di una lunga carriera?

“All’epoca non si giocava a 8 anni, i campionati erano della Federazione Allievi, Juniores, Primavera, De Martino (seconda squadra) e poi la prima squadra. Con gli allievi avevo 16 anni. Ho fatto tutte le categorie. Esordio alla Scala del calcio, San Siro. Me lo ricordo benissimo, anno 1967, domenica 23 aprile contro l’Inter. Fini’ 0-0. Marcavo Cappellini. Ero felicissimo un esordio contro la Grande Inter”.
Era un terzino, forte nella marcatura a uomo e in grado di inserirsi sulla fascia, dotato anche di una grande corsa. Una infanzia difficile la sua. Mamma Elena morì quando Gianni aveva solo cinque anni. “Studiare mai mi è piaciuto. Eravamo quattro sorelle e due fratelli, mamma morì nel 1951. Mio padre Giovanni, maresciallo dell’Aeronautica Militare militare, un trombettista, mi mise in collegio. Il maestro ci bacchettava e mi faceva odiare ancora di più lo studio”.
L’allenatore della Lazio che lo fece esordire era Maino Neri. Nel 1967 un altro successo. Con la maglia della nazionale Olimpica guidata da Paolo Todeschini vincerà la medaglia d’oro ai Giochi del Mediterraneo che si svolsero a Tunisi.
Masiello, come è stato quell’oro?

“In quell’occasione inventammo il tridente in attacco: Savoldi, Anastasi e Chiarurgi. Mario Fara era il 10, molto tecnico veniva soprannominato il “Rivera di Bari”. C’erano anche Pasetti, Vecchi, Battisodo e Cresci del Bologna”.
A causa di continui stiramenti viene spedito a Chieti in C per soli sei mesi. Dopo la breve parentesi in terra d’Abruzzo destinazione nord, Mantova. Tre anni in Lombardia. “Davanti a me c’erano giocatori forti, il primo anno feci 38 partite su 38 in B e l’anno dopo conquistammo la serie A. Con Gustavo Giagnoni in panchina due di B uno di A”. L’allenatore sardo con il colbacco portò poi difensore romano a Torino sponda granata: ma sei mesi di pubalgia lo torturarono tanto che entrò in campo solo cinque volte. E l’anno dopo fu ceduto alla Ternana.
I ricordi di Masiello
Nonostante abbia militato solo un anno al Toro, Masiello ha ancora dei bei ricordi di quella squadra che pochi anni dopo riconquisterà il tricolore, il primo dopo la tragedia di Superga. “C’erano Castellini, Cereser, Claudio Sala, Pulici, Gianni Bui, Fossati, Ferrini. Mi sono trovato benissimo con loro”.
Sul suo ruolo Masiello ci tiene a precisare: “Ero un marcatore puro ho marcato gente vera. Gigi Riva, Bettega, Bonimba, Chiarugi, Amarildo. A proposito di Chiarugi? …..Mi fece soffrire più di tutti ed eravamo amici. Durante un Mantova-Milan gli feci una entratina di quelle…..non si infortunò ma non si è più mosso. E dire che Giagnoni, viste le difficoltà nel marcarlo mi voleva cambiare uomo da sorvegliare”.
Ultimi quattro anni di carriera a Terni, anche qui un’altra promozione, poi la retrocessione. Però furono gli anni migliori per i tifosi ternani che in questi anni hanno visto fallire la loro società.
Masiello quali mister vuole ricordare incontrati in carriera?

“ Giagnoni: lo affrontai ancora quando giocava. Poi Enzo Riccomini: amici più che allenatori. Riccomini era molto scaramantico e io fumavo 4 sigarette al giorno. Appena finito una partita mi diceva “Maso una Marlboro per te”. Ricordi che sono rimasti dentro di me, situazioni di amicizia anche fuori dal campo come Panizza e Prunetti e un gruppo di amici a Terni.”.
Dopo aver appeso le scarpe al chiodo?

“Non ho il carattere per fare l’allenatore, la solitudine mi è sempre piaciuta pure da bambino. Ho allenato poco i ragazzi della Terni Est di Franco Liguori, ho insegnato tecnica anche se tecnicamente ero nullo, mi sarebbe piaciuto giocare come Ronaldinho mi piace da morire, guardate cosa sa fare con il pallone. Ho gestito una tabaccheria per una decina d’anni. Ricordo la morte di Aldo Moro mentre ero in negozio quel giorno. Sono in pensione e gioco a tennis. Non con Nicola Traini è troppo scarso”.
Ama il calcio di oggi?

“È diventato una bella mangiatoia, le panchine non finiscono più. Anni fa hanno inquadrato Ibra che stava entrando dalla panchina verso la fine dell’incontro. Ho notato l’allenatore che lo istruiva con un computerino o un tablet come cavolo si chiama. Ma siamo arrivati a questo punto? Io do istruzioni a un campione con il computer? Ai nostri tempi c’erano l’allenatore, il vice e il massaggiatore. Oggi oltre a questi soggetti ci sono il mental coach, quello che ti insegna le tattiche, quello che ti insegna a battere le rimesse laterali…me fermo qui se no mi incavolo”.












































































