Scusi, dov’è la notizia? Giornalisticamente verrebbe subito da dire così. A Burano apre una pescheria: embè. La notizia è che da anni nell’isola dei merletti e dei pescatori, non c’erano rivendite né banchi di pesce. Sembra un paradosso, ma la rivoluzione dell’overtourism ha provocato anche questo. E pensare che all’inizio del secolo scorso i pescatori erano 825, i “sandoli”, tipiche barche a remi dell’isola, erano ben 275. Senza aggiungere che nella scuola elementare c’erano 300 banchi occupati da bambini vivaci, mentre oggi si fa fatica a creare una classe.
Ecco perché due pescatori quarantenni meritano un Oscar per il loro coraggio

Aprono un banco di pesce dal nome che non lascia dubbi “A Vecia Pescaria” nell’omonimo campo. Sono Omar Rosso della Coop. San Marco e Roberto Memo. La motivazione fa venire i brividi: “Ci sono mestieri che non si imparano soltanto, si vivono. A Burano il pesce è parte della storia dell’isola, della sua cultura e delle persone che ogni mattina, prima dell’alba, escono in laguna per portare a Riva il frutto del loro lavoro. ‘A Vecia Pescaria’ nasce proprio da questa storia. Nasce dall’incontro di due giovani buranelli, cresciuti con il mare negli occhi e il profumo della laguna nel cuore, che hanno deciso di dare nuova vita alla storica Pescaria dell’isola. Restituendole il ruolo che ha sempre avuto: un luogo dove il,pescato locale incontra le persone, dove la qualità viene prima di tutto e dove ogni cliente viene accolto con il sorriso.
Due soci. Una sola passione: il mare”. Quando si scrive con il cuore…

Burano è un’isola arroccata alle proprie tradizioni e culture. Il secolo scorso era giunta ad arrivare a 9 mila abitanti. Nel 1924, da comune autonomo erano diventati frazione di Venezia. Ma quasi tutti i buranelli erano d’accordo. Contrariamente all’isola di Murano che nel 1926 organizzò perfino una sommossa. Oggi i residenti rimasti sono circa duemila, molti si sono trasferiti nel vicino comune di Cavallino Treporti.
La pescheria a Burano e i tempi andati


Burano, ovvero l’isola delle case colorate e dei merletti, venne decantata da artisti e scrittori, la cosiddetta “scuola di Burano” fu uno dei capisaldi della storia dell’arte contemporanea. Perfino Philippe Stark, l’architetto e designer parigino, famoso nel mondo, visse per circa 40 anni nell’isola, dove nacquero i suoi tre figli. Il suo matrimonio con Jasmine Abdellatif, venne celebrato in una topetta buranella, barca a remi tradizionale. Dov’era il suo ufficio o habitat lavorativo? Dentro il celebre ristorante da Romano Barbaro, famosissimo per i suoi risotti “di gò strucai”, ovvero di ghiozzi, pesci di laguna. Aveva il suo tavolo riservato. Famosa la sua massima filosofica: “Burano e Venezia? Sono l’ultimo mistero vivente e una scuola di vita e umanità”.
Buona fortuna Pescheria. Anche con il sorriso di vecchi ricordi
Ho avuto la fortuna di conoscerlo personalmente. Avevamo organizzato una serata sociale con la Remiera Settemari proprio da Romano. Vicino al nostro tavolone apparecchiato con le prelibatezze dello storico locale, c’era un signore in camicia bianca che cenava da solo. Gigi Seno, il patron del ristorante mi dice: “Sai chi è Maurizio? È il famoso Philippe Stark, il celebre designer. Vive qui da anni. Vuoi che te lo presenti”. Ça va sans dire! Il parigino mi chiede chi siamo e cosa facciamo. Era molto divertito del nostro baccano in dialetto veneziano. Mi dice che il suo maggior divertimento nella camera da letto, posta a piano terra, era di aprire la vetrata della stanza e ascoltare i buranelli e le buranelle che andavano su e giù per la piazza con il loro inconfondibile dialetto musicale.
Forza Omar e Roberto e buon lavoro!












































































