Al MO.CA di Brescia, fino al 27 settembre, una mostra racconta le ricerche artistiche degli anni Sessanta e Settanta attraverso la straordinaria collezione di Gianfranco Bonomi. Ci sono momenti nella storia dell’arte nei quali non cambia soltanto il modo di fare arte, ma cambia soprattutto il modo di guardarla. Gli anni Sessanta e Settanta rappresentano uno di questi momenti: decenni attraversati da una radicale ricerca di nuove forme, nuovi materiali e nuove modalità di relazione tra opera e spettatore. È proprio a questa stagione di sperimentazione che è dedicata “Emozioni all’avanguardia. Gianfranco Bonomi e l’arte degli anni Sessanta e Settanta”, in programma dal 12 al 27 settembre 2026 allo Spazio espositivo del MO.CA – Centro per le Nuove Culture di Brescia, in via Moretto 78.
Emozioni all’avanguardia

La mostra, a cura di Serena Bonomi, Ilaria Bignotti e Camilla Remondina, con la collaborazione di Pamela Addessi, nasce con l’obiettivo di valorizzare la straordinaria collezione di arte moderna e contemporanea di Gianfranco Bonomi, artista e mecenate nato a Lumezzane nel 1939. Una collezione in larga parte ancora inedita, costruita a partire dagli anni Settanta con uno sguardo particolarmente attento alle nuove avanguardie e alle ricerche più innovative del panorama italiano e internazionale. Il progetto mette in dialogo le opere di tredici artisti con undici lavori dello stesso Bonomi, restituendo al pubblico non soltanto una fotografia di una stagione fondamentale dell’arte contemporanea, ma anche il percorso personale di un artista-collezionista che seppe riconoscere con grande anticipo la forza di linguaggi destinati a lasciare un segno profondo.
Quando il rigore diventa emozione

Pur nella diversità delle singole ricerche, gli artisti presenti in mostra sono accomunati dalla volontà di superare la concezione tradizionale dell’opera d’arte. Colore, geometria, luce, spazio, movimento e percezione diventano strumenti attraverso i quali coinvolgere lo spettatore in un’esperienza nuova. È questa una delle caratteristiche più interessanti della collezione Bonomi: il rigore della ricerca non esclude l’emozione, ma sembra anzi produrla. Le forme geometriche, le strutture cromatiche e le costruzioni visuali aprono a libere associazioni mentali e sensoriali, trasformando la precisione progettuale in una nuova possibilità poetica.
La mostra arriva inoltre in un momento di rinnovata attenzione internazionale verso queste esperienze artistiche, oggetto negli ultimi anni di importanti riletture museali e di nuove acquisizioni da parte delle grandi istituzioni internazionali. Tra i protagonisti dell’esposizione figura Marina Apollonio, tra le principali interpreti dell’arte programmata e cinetica dagli anni Sessanta, recentemente protagonista di importanti riletture museali. Accanto a lei, altre presenze femminili di particolare rilievo come Franca Squatriti, che ha sviluppato una personale ricerca nell’ambito dell’astrazione geometrica, e Grazia Varisco, tra le fondatrici del Gruppo T di Milano, esperienza pionieristica nello studio dei rapporti tra tempo, spazio e percezione.
Da Munari al Gruppo N

Un ruolo significativo è affidato anche a Bruno Munari, figura capace di mettere in relazione arte, design e pedagogia, trasformando l’esperienza estetica in una dimensione di scoperta e partecipazione. Importante è inoltre la presenza di Edoardo Landi, tra i cofondatori del Gruppo N di Padova, con una tela e un disegno. La sua ricerca porta avanti l’idea di un’opera in continua trasformazione, nella quale le forme sembrano liberarsi dai propri confini, compenetrarsi e invadere lo spazio.

Il percorso si apre anche alla scena internazionale con artisti come Joël Stein, tra i promotori del Groupe de Recherche d’Art Visuel (GRAV) in Francia, e Jorrit Tornquist, artista particolarmente legato anche a Brescia per i suoi importanti interventi cromatici, tra cui quelli realizzati per la Galleria Tito Speri e per il Termovalorizzatore cittadino. Di particolare interesse è infine la presenza di Salvador Presta, artista di origine italiana prevalentemente vissuto a Buenos Aires e legato alla nascita del Movimento MADI. La sua ricerca esplora le possibilità della forma oltre i tradizionali vincoli figurativi. In mostra un’opera della serie dei “mobiles”, composizioni sospese nelle quali forme geometriche e colori costruiscono nello spazio una sorta di disegno tridimensionale.
Il valore di una collezione che racconta anche il processo creativo

Uno degli elementi più preziosi della mostra è la possibilità di vedere accanto alle opere anche i disegni progettuali degli artisti. Non semplici documenti preparatori, ma testimonianze del processo creativo, spesso destinate a rimanere custodite negli archivi e oggi invece riportate al centro dell’attenzione. È anche in questo aspetto che emerge la particolare sensibilità di Gianfranco Bonomi come collezionista: non si è limitato ad acquisire le opere, ma ha conservato una parte importante della loro storia progettuale. Molti degli artisti presenti erano suoi amici e interlocutori, autori che Bonomi ha seguito e sostenuto nel tempo con attenzione e convinzione, accompagnandone le ricerche sperimentali. La mostra diventa così anche il racconto di un rapporto umano oltre che artistico: quello tra un collezionista capace di guardare in avanti e una generazione di artisti impegnata a ridefinire i confini dell’arte.
Bonomi artista tra geometria e colore

A completare questo dialogo sono undici grandi opere di Gianfranco Bonomi, che negli anni ha sviluppato una propria ricerca ispirata proprio a quei nuovi orizzonti percettivi. Patterns geometrici, composizioni cromatiche e strutture visive diventano gli elementi attraverso i quali Bonomi elabora un linguaggio personale, nel quale l’esperienza del collezionista e quella dell’artista finiscono per incontrarsi. È questo forse uno degli aspetti più originali della rassegna: osservare come lo sguardo di chi colleziona possa trasformarsi progressivamente nello sguardo di chi crea.
Un viaggio nella storia dell’avanguardia



“Emozioni all’avanguardia” non propone dunque soltanto una sequenza di opere, ma un percorso attraverso una stagione nella quale l’arte ha cercato di interrogarsi sui propri stessi fondamenti. Estetica, ricerca, educazione, percezione e rapporto con lo spettatore diventano i fili conduttori di una mostra che mette in evidenza anche il valore del tempo come custode della conoscenza e dell’esperienza. Una sezione è infatti dedicata alle pubblicazioni storiche raccolte da Gianfranco Bonomi, dedicate agli artisti sostenuti nel corso degli anni. Libri, documenti e materiali permettono di entrare ulteriormente nella storia di quelle ricerche e di comprendere quanto radicale fosse, in quegli anni, la trasformazione del linguaggio artistico.
La mostra diventa così anche un invito a riscoprire una stagione che continua a parlare al presente. Perché molte delle domande poste dagli artisti degli anni Sessanta e Settanta – sul rapporto tra uomo, spazio, tecnologia, percezione e immagine – sono ancora oggi sorprendentemente attuali. A completare il progetto sarà il catalogo della mostra, con tutte le opere esposte, le immagini dell’allestimento e i testi di Ilaria Bignotti, Gianfranco Bonomi e degli artisti selezionati.













































































Mi interessa. Andrò a vederlo