Non possiamo fingere di non saperlo. con le parole si costruisce e si modifica la realtà fino a distruggerla. Se non le abbiamo nel nostro vocabolario quotidiano, si può addirittura inventarle. Ma non è di questa possibilità che voglio parlare. C’è un’ansia di assoluto, molto cara agli artisti e ai poeti, diciamo di perfezione, che agita la nostra mente. Penso in questi giorni a Cesare Zavattini e alla sua ossessione per la parola assoluta che lui cercava nella poesia, e usava un’espressione che si può riassumere così: “Vorrei stringermi in una parola”.
Il potere della parola

Di solito questa ansia accade a persone molto sensibili, come certi artisti che conosco: si tratta di un gruppetto di pittori veneti che usavano andare alla ricerca del paesaggio che per loro fosse il massimo dell’espressione pittorica e fosse definibile con una parola. Ogni domenica partivano in auto con cavalletto e colori per scoprire ogni volta il paesaggio che per loro in quel giorno fosse perfetto e lo dipingevano. La settimana dopo ripartivano per una nuova ricerca, continuando a coltivare nel loro cuore la speranza di trovare, per la loro collezione, il paesaggio esprimibile con poche parole, se non proprio con una sola.
Ma noi possiamo dire che quella parola era Bellezza

Una volta individuata, quella che chiamiamo parola assoluta, diventa relativamente facile scoprirne la presenza diffusa nella realtà, nelle più diverse situazioni, come a me è capitato di recente. Ecco alcuni esempi di questa presenza occulta: l’ho trovata in un gruppo di bambini usciti da una scuola materna che, seduti su un prato, formavano un grande cerchio: cantavano e battevano il tempo con le mani insieme alle maestre all’ombra di alberi antichi.
La pace della parola

Un’altra volta sono entrato in una chiesa di montagna, vuota, anzi piena di silenzio: credevo di essere solo, quasi trattenevo il respiro, quando, dall’ombra di un altare è arrivato un forte rumore stridulo che ha rotto l’incanto. Il sacrista stava trascinando delle sedie sul pavimento. Niente di eccezionale, ma la parola che avevo in mente ha dimostrato sua fragilità. Quella parola, in entrambi le situazioni descritte era PACE. È questa una parola che io chiamo assoluta, nella quale si nasconde il tumulto del mondo dove si sente vibrare una sola voce, quella del Papa, che ha affidato a un libro le sue strenue invocazione alla pace “disarmata e disarmante”, come l’aveva chiamata papa Francesco (Edizioni vaticane). Leone XIV scrive: “La pace è una responsabilità individuale”, cioè non dobbiamo aspettarcela dai potenti del mondo, “se non cominciamo a viverla in noi”. Ha scritto un poeta: la pace è nuda, come la verità, e come San Francesco nella piazza di Assisi.
Il mago del vetro

Sembra un gioco: è la frase che tutti più o meno, diciamo, quando vediamo un’altra persona fare il proprio lavoro con apparente facilità. In particolare proviamo sorpresa e meraviglia quando si tratta di artisti o di artigiani che manipolano oggetti piccolissimi, come gli orafi per esempio. Quella che a noi sembra la facilità dei loro gesti, non è in nessun senso un gioco; è in realtà una fatica mascherata dalla destrezza, è la Forma che guida quelle mani e ci fa pensare ai prestigiatori. È il lavoro, signori, quel fare e disfare cose che distingue ed esalta la nostra umanità.
L’arte

Questi pensieri di una certa gravità mi sono stati suggeriti dall’aver assistito ad una lezione creativa e giocosa tenuta da un veneziano artista del vetro che si è esibito – in montagna – per deliziare un gruppo di villeggianti e amici, convocati dalla dinamica Giusy Moretti. In che è consistita quella esibizione di tecnica e umanità legate alle fornaci di Murano? L’esecutore, Raffaele Moretti, ha creato, su richiesta, piccoli oggetti in vetro: ha fatto quello che a Murano fanno i maestri vetrai per incantare i turisti.
Le mani di un artista

Dalle sue mani sono usciti, come per magia, un leprotto su richiesta di una bambina, un gallo simbolo di Murano, un calice “picassiano”. una penna stilografica che sembrava disegnata da Walt Disney, e altre minuscole meraviglie. Il tutto in allegria ma con la grinta del caricaturista. Quel pomeriggio ha fatto riscoprire una qualità del vetro, che è la sua metamorfosi: una massa informe che si tramuta in virtù dell’arte e, come la poesia, ha bisogno di un fuoco che la renda viva.
Sottovoce

(poesia)
Visione. Angeli di fuoco scendono cantando
dalla montagna in subbuglio.
Uccelli del vecchio dio Vulcano
gli aprono la via: grande temporale,
stanotte, pioggia scintillante
a cascata sui prati della valle.
Mi è apparsa in sogno la creatura
selvaggia, la Guana dei boschi
e delle acque. Mi parlava ma la sua voce
la rubava il vento, un soffio
freddo e profumato di muschio.
Attorno alla fontana di Ormanico
posano seriosamente i bambini di un dì
lontano: la fotografia ne fa numeri fermi:
mentre scorre pura la buona
acqua che la montagna ci dona.
Anonimo 26














































































Bellissime letture, mettono l’anima in pace
Grazie per la bella descrizione del mio impegno con il vetro…Oltre le parole si ravvisa una sensibilità rara…quella di vedere con gli occhi del cuore…