Il Tour de France si chiude oggi a Parigi con la (scontata) vittoria di Tadej Pogacar, autentico fenomeno del ciclismo moderno, ma a far tremare l’ambiente è l’ennesima inchiesta sul doping. I controlli sui big della corsa sono avvenuti nottetempo: i test sul danese Jonas Vingegaard (dominatore peraltro del Giro) alle 2 della notte di sabato e poi domenica, nella 15ª tappa, è caduto rovinosamente e si è dovuto ritirare mentre era secondo in classifica; alla maglia gialla, lo sloveno Pogacar, è toccato invece svegliarsi di soprassalto alle 5. E nel giorno di riposo, lunedì, praticamente tutte le squadre – comprese la Red Bull del belga Evenepoel e la Bahrain del francese Seixas – sono state controllate. Pochi giorni prima era toccato all’olandese Mathieu Van der Poel.
Come si sono svolti i controlli anti doping
I risultati delle analisi saranno resi noti soltanto fra qualche giorno ovvero dopo la fine della Grande Boucle. L’attesa è enorme e i sospetti sono purtroppo gravi tanto da autorizzare appunto la straordinarietà oraria dei test. Va infatti ricordato che per la legislazione francese i controlli notturni necessitano della preventiva autorizzazione di un giudice: così è stato nel caso anche di questo Tour. Il magistrato, seguendo le regole del codice dello sport, ha quindi verificato l’esistenza di “sospetti gravi e concordanti” che gli atleti possano aver violato le norme antidoping o stiano per farlo. Il giudice deve inoltre accertare l’esistenza del “rischio della perdita di prove”. Per questi motivi il rischio di una coda giudiziaria a questa edizione Grande Boucle, la numero 113, appare piuttosto probabile.
La Federazione internazionale: al primo posto la salute dei ciclisti

Ma andiamo con ordine. L’Uci, la federazione internazionale del ciclismo, affida da 5 anni la gestione dell’antidoping all’agenzia indipendente Ita (International Testing Agency). E ha spiegato: “I test notturni possono compromettere il riposo e il recupero dei ciclisti. E va ribadito che eseguirli fuori dai normali orari rimane una misura eccezionale, riservata a circostanze limitate e giustificate. Pur essendo pienamente consapevoli di quanto sia gravosa una tale misura per i corridori, come Federazione sottolineiamo che tali controlli servono un interesse fondamentale: la lotta contro il doping. Ogni anno vengono investiti oltre 10 milioni di euro nella raccolta, analisi e rianalisi di campioni. Nonché nella raccolta di informazioni, in eventi che rientrano nel nostro ambito. Questo investimento riflette la determinazione dell’Uci a proteggere i corridori che rispettano le regole. E a perseguire instancabilmente il rinforzo del suo arsenale contro chi bara al servizio di uno sport ciclistico più pulito e credibile”.
Il motivo dell’orario notturno dei controlli anti doping

Il nocciolo della questione è perché effettuare tali controlli di notte ovvero dopo le 23 ed entro le 6 del mattino. L’evoluzione del doping è continua e chi lo combatte deve adeguarsi. Nel caso del Tour si è andati alla ricerca delle microdosi di sostanze vietate la cui rintracciabilità nell’organismo è molto breve (non gli effetti) ovvero è limitata a pochissime ore – al massimo 3 – e dunque con i normali controlli sangue/urine del mattino oppure dell’immediato dopo-tappa non sono più rinscontrabili. Le autorità antidoping vanno quindi a caccia di microdosi di Epo, cioè testosterone, del fattore di crescita IFG-1 che è l’ormone prodotto dall’endocrino che stimola la proliferazione cellulare che ha sugli atleti un’azione anabolizzante simile a quella dell’insulina.
I nuovi dopanti “naturali” e la Lance A

Ma c’è di più. Ultimamente si sarebbe fatto uso (in alcuni casi acclarati) delle emoglobine naturali quindi non umane come la M101. Che è prodotta dai vermi marini (gli arenicola molto diffusi in Bretagna) e che non lascia tracce nel passaporto biologico perché agisce per via extracellulare. Tale emoglobina viene utilizzata in primis per scopi terapeutici (come la conservazione di organi), ma purtroppo il suo uso è particolarmente efficace per incrementare l’ossigenazione muscolare. E quindi rientra a tutti gli effetti nelle pratiche di doping ematico ed è severamente vietato.
Ci sono stati riscontri che sia stata studiata nei laboratori della Bielorussia e della Cina (ma fors’anche in altri Paesi) dove sarebbe stata testata sui criceti dorati. E ribattezzata “Lance A”, con un riferimento molto esplicito al corridore americano Armstrong, vincitore di ben 7 Tour de France tutti poi revocati dall’Uci. La M101 ha la capacità di trasportare 156 molecole di ossigeno contro le appena quattro dell’emoglobina umana. Ed è efficace non solo ai canonici 37 gradi del corpo umano, ma anche quando fa molto più caldo (come avvenuto in questo Tour) oppure molto più freddo.
Come si sperimenta il nuovo doping; grandi risultati sulle cavie e nessun effetto collaterale

Dopo un ciclo di iniezioni di M101 sulle cavie la capacità del sangue di trasportare ossigeno (nei criceti, ma anche in altri roditori tipo nutrie e topi) si moltiplica per ben 10 volte. E l’ipossia nei tessuti poco vascolarizzati (ovvero la carenza di ossigeno) diminuisce di colpo, quindi aumenta la potenza e la resistenza del soggetto trattato. Ultimo aspetto non marginale: l’emoglobina naturale non ha effetti collaterali. Non appare alcun sintomo di ipertensione o di vasocostrizione, niente disturbi dell’umore o altro, nessun rischio di trombosi. I criceti “dopati” stanno anzi benissimo con addirittura rinforzate le proprie difese immunitarie per l’assenza di stress ossidativi e le indubbie qualità anti-infiammatorie del prodotto. L’evoluzione del doping minaccia dunque la credibilità del ciclismo e non solo: pochi giorni e sapremo la verità.













































































