Parlando dell’isola di Sant’Erasmo, la più grande realtà lagunare dopo la città di Venezia con i suoi 330 ettari di superficie, viene da motteggiare o parafrasare la celebre canzone di Alberto D’Amico, a quel tempo dedicata alla Giudecca: “S.Erasmo nostra abbandonada, tanti ani de fame e sfrutamento , ma ‘adesso xè rivà el momento de dirghe basta e de cambiar!”. Oggi come oggi, l’sola conta 566 residenti, contro i 1.500 degli anni Settanta. Una lenta decadenza.
S.Erasmo è cara alla mia infanzia

Mio padre aveva fatto il militare e la guerra, assieme al suo coetaneo Insandro Nardin, ortolano a Punta Vela, apice nord dell’isola. Erano diventati compari, come si diceva a quel tempo, e amici per tutta la vita. Mi ricordo la casa, o meglio fattoria, con mucche, asini, maiali, galline, conigli. Per noi ragazzi di città, era un vero e proprio paradiso terrestre.
L’abbandono


Giorni fa, dopo aver parlato della storia dell’isola, ai ragazzi del “Vogacamp”, organizzato dalle sorelle Gloria e Francesca Rogliani (bellissima iniziativa per conoscere la laguna e imparare a vogare…) ho deciso, colpito dal grande interesse e dalla gioia, che mi avevano trasmesso i ragazzi (una quarantina in tutto: tra cui oltre a giovani locali, tre romani, tre francesi, un tedesco…), a fare una passeggiata attorno all’isola. Mi ha sorpreso l’abbandono, o meglio erba alta e incolta, nelle piste ciclabili comunali, ma anche la trascuratezza delle proprietà private, recintate, con alberi e siepi che invadono il territorio pubblico. I miei amici “sarasmini” mi hanno subito detto che la realtà è radicalmente cambiata.
I motivi


Molte famiglie contadine non hanno il ricambio generazionale, e i giovani rimasti, non hanno nessuna intenzione di vivere e lavorare la campagna. Risultato? Molti alberi pieni frutta appesa (pesche, mele, pere, susini…) vengono lasciate marcire tra i rami. I campi di mais sono rovinati dai moltissimi e famelici colombacci. Quando fa sera, si divorano le pannocchie pronte al taglio. Come non bastasse qualche sprovveduto (o interessato) ha pensato bene di introdurre in isola alcune volpi. Risultato: le galline sono quasi sparite. Addirittura a S.Erasmo (nuotando) sono arrivati anche i cinghiali. Nei campi ho visto zucche enormi lasciate a terra e angurie, che non hanno trovato acquirenti.
I danni delle volpi e dei colombacci







Purtoppo volpi e colombacci sono ormai padroni dell’isola e i danni non si contano. Galline attaccate, insieme perfino ai gatti, i colombacci che distruggono i raccolti. L’unica soluzione è intervenire subito ma nessuno sembra interessato a restituire a Venezia il suo “orto”. Cosa fare adesso? Magari cercare qualche nuova soluzione in ambito di coltivazione e allevamento.
Eppure S.Erasmo era considerato l’orto di Venezia
Decine di barche raggiungevano il mercato di Rialto. Famose le donne, poi diventate grandi regatanti sportive alla Regata Storica (come Margherita Citton, Pina Carrara, Carla e Lucia Bubacco, Rossella Busato, Nadia Donà……) che raggiungevano i mercati vogando alla valesana. Tanto che una leggenda raccontava che a S.Erasmo le donne erano più forti degli uomini! Mi ricordo una intervista in diretta Rai durante la Regata Storica del 1978. Il telecronista, credo Paolo Valenti, chiede alla vincitrice Pina Carrara: professione signora? Pronta la risposta, doverosamente in dialetto veneziano: “Fasso la mare de fameja, poi semenar suchete, pomidori, castraure, sparasi. Poi sanarle (ovvero pulirle, ndr) e andar a remi al mercà de Rialto”. Telecronista Rai basito.
Margherita Citton, invece, andava tutti i giorni a Burano a portare verdure e frutta

Nei campi, il marito, più debole e meno robusto di lei, guidava il trattore e lei caricava le pesanti casse piene sul rimorchio. Sic. Il mercato di Rialto, oggi come oggi, è ridotto di un terzo rispetto a qualche decennio fa, così come la città ridotta a 49 mila abitanti. Il destino di S.Erasmo è così legato a Venezia.
S.Erasmo e le altre isole. No al turismo, sì all’agricoltura del futuro

Ma mentre le altre isole importanti della laguna (Murano, Burano, Pellestrina) sopravvivono anche grazie al turismo, a Sant’Erasmo questo tipo di economia è assente. Sarebbe bello inventarsi attività agricole legate ai prodotti ecologici, a un turismo alternativo congiunto al verde e all’ecologia, oltre che alla laguna. Per esempio ricerche recenti hanno proposto piante resistenti al sale, come progetto innovativo dell’Unione Europea, per una agricoltura più resistente ai cambiamenti climatici.
Un esempio? Salicornia, barba di frate, bieta marittima.
Dai, dai S.Erasmo, bisogna credere nel futuro. Isola bella eri e bella rimani.













































































