Mentre il dibattito sulla transizione ecologica si concentra quasi interamente sui pannelli solari che ricoprono i tetti e sulle pale eoliche che svettano sulle colline, sotto la superficie dei nostri mari e egli abissi si consuma una rivoluzione energetica tanto silenziosa quanto immensa. L’oceano, che copre oltre il 70% del pianeta, è un gigantesco motore termodinamico e cinetico in costante movimento. Tra le varie tecnologie marine in via di sviluppo, lo sfruttamento delle correnti marine e di marea sta emergendo come una delle promesse più concrete e stabili per la decarbonizzazione globale.
Se l’eolico e il solare hanno dimostrato che è possibile produrre energia pulita a costi competitivi, soffrono ancora di un limite strutturale: l’intermittenza. Il vento può calare improvvisamente e il sole tramonta ogni sera. Le correnti marine, al contrario, fluiscono con una regolarità quasi matematica. È questa straordinaria prevedibilità a rendere l’energia cinetica dell’acqua degli abissi la chiave di volta per una rete elettrica stabile e 100% rinnovabile.
Il potenziale energetico dell’acqua

Dal punto di vista fisico, il segreto dell’efficacia delle correnti marine risiede in una proprietà fondamentale della materia: la densità; l’acqua marina è circa 800 volte più densa dell’aria.
Questo significa che una corrente d’acqua che si muove a una velocità apparentemente modesta (ad esempio, 2 o 3 nodi, equivalenti a circa 1-1,5 metri al secondo) possiede un’energia cinetica enormemente superiore rispetto a un flusso d’aria che si muove alla stessa velocità. Di conseguenza, le turbine progettate per operare sott’acqua possono essere significativamente più piccole e compatte rispetto alle loro gigantesche controparti eoliche terrestri, pur generando la stessa quantità di elettricità.
Inoltre, mentre i sistemi legati al moto ondoso (le onde di superficie) sono per loro natura caotici e legati alle condizioni meteorologiche locali, le correnti marine profonde e le correnti di marea seguono cicli astronomici e termoidraulici ben definiti. Nel caso delle maree, governate dall’attrazione gravitazionale della Luna e del Sole, gli operatori di rete possono prevedere con precisione millimetrica quanta energia verrà immessa nella rete con mesi, se non anni, di anticipo. Questa caratteristica azzera la necessità di enormi e costosi sistemi di accumulo a batterie per compensare i picchi e i cali di produzione.
Mulini a vento sottomarini e aquiloni degli abissi

Per catturare questa immensa forza cinetica, ingegneri e startup di tutto il mondo hanno sviluppato soluzioni tecnologiche diversificate, ognuna adatta a specifiche profondità e velocità dei flussi. Le tre principali famiglie tecnologiche includono:
Turbine a asse orizzontale o verticale: simili alle turbine eoliche, vengono ancorate al fondale marino o appese a piattaforme galleggianti. Le pale vengono messe in rotazione dal flusso d’acqua, attivando un generatore interno.
Sistemi oscillanti: dispositivi che utilizzano il movimento di “beccheggio” o l’oscillazione di ali idrodinamiche per azionare pistoni idraulici, i quali a loro volta spingono generatori elettrici.
Aquiloni sottomarini: una delle tecnologie più affascinanti. Si tratta di dispositivi leggeri ancorati al fondale tramite un cavo, che volano letteralmente seguendo una traiettoria a “otto” all’interno della corrente. Questo movimento artificiale moltiplica la velocità relativa dell’acqua sulla turbina montata sull’aquilone, permettendo di produrre energia anche in presenza di correnti molto deboli.
Progetti pilota e impianti pre-commerciali sono già attivi in diverse aree del mondo. Il caso più celebre è il progetto MeyGen nelle acque scozzesi del Pentland Firth, dove enormi turbine sottomarine hanno già immesso decine di gigawattora di elettricità pulita nella rete nazionale britannica, dimostrando la fattibilità commerciale della tecnologia su scala industriale.
L’impatto ambientale e la convivenza con l’ecosistema degli abissi marini

Ogni volta che si introduce una tecnologia antropica in un ambiente naturale, sorge spontanea una domanda: qual è il prezzo da pagare per l’ecosistema? Fortunatamente, i numerosi studi d’impatto ambientale condotti sui siti di test hanno finora restituito dati rassicuranti.
A differenza delle turbine eoliche, le pale delle turbine marine ruotano a velocità estremamente ridotte (solitamente tra i 10 e i 15 giri al minuto). Questa lentezza, unita al fatto che i pesci e i mammiferi marini possiedono sistemi sensoriali altamente sviluppati in grado di rilevare i cambiamenti di pressione dell’acqua, rende le collisioni eventi estremamente rari. Molti organismi marini tendono semplicemente a evitare l’area o a nuotarvi attorno senza difficoltà.
Inoltre, l’assenza di emissioni acustiche ad alta frequenza riduce al minimo l’inquinamento sonoro sott’acqua. Al contrario, in alcuni casi le strutture di ancoraggio dei generatori sul fondale finiscono per agire come barriere coralline artificiali (il cosiddetto effetto reef), offrendo rifugio e favorendo il ripopolamento di specie ittiche in aree precedentemente impoverite dalla pesca a strascico.
Gli ostacoli all’espansione dello sfruttamento dell’energia degli abissi

Se il potenziale è così elevato e l’impatto è contenuto, perché non stiamo ancora soddisfacendo gran parte del nostro fabbisogno con l’energia delle correnti? La risposta risiede nell’estrema ostilità dell’ambiente marino. L’oceano è uno dei luoghi più difficili in cui fare ingegneria; l’acqua salata è altamente corrosiva per i metalli e i circuiti elettrici; inoltre, i dispositivi sono soggetti al fenomeno del biofouling, ovvero la colonizzazione delle superfici da parte di alghe, molluschi e alte creature, che può compromettere l’efficienza idrodinamica delle pale. Progettare materiali compositi capaci di resistere per vent’anni a queste condizioni, riducendo al minimo la necessità di costose manutenzioni subacquee con l’ausilio di navi specializzate e sommozzatori, richiede investimenti colossali in ricerca e sviluppo.
Il vero ostacolo attuale è quindi di natura economica: il costo totale di produzione dell’energia dalle correnti è ancora nettamente superiore a quello dell’eolico offshore o del solare fotovoltaico. Tuttavia, si tratta di una curva di apprendimento già vista: vent’anni fa anche il solare era considerato una tecnologia troppo costosa per essere competitiva, mentre oggi è la fonte elettrica più economica della storia.
E in Italia?

Quando si parla di grandi correnti marine si pensa subito alle maree oceaniche del Nord Europa o del Canada. Eppure, anche il Mar Mediterraneo custodisce un laboratorio naturale straordinario: lo Stretto di Messina, un braccio di mare caratterizzato da condizioni oceanografiche uniche al mondo. Qui si incontrano due bacini differenti, il Mar Tirreno e il Mar Ionio, caratterizzati da diverse temperature, densità e cicli di marea sfasati. Questa discrepanza genera correnti stazionarie e di marea che possono superare i 5 nodi (oltre 9 km/h), trasformando lo Stretto in una delle aree più promettenti d’Europa per lo sfruttamento dell’energia marina. Secondo le stime dei ricercatori, lo sfruttamento parziale e sostenibile delle correnti di questa sola area potrebbe soddisfare il fabbisogno energetico di centinaia di migliaia di famiglie, riducendo la dipendenza energetica del Mezzogiorno dalle fonti fossili e posizionando l’Italia all’avanguardia in questo settore d’avanguardia.
Il mix energetico blu

L’energia delle correnti marine non deve essere vista come una tecnologia solitaria destinata a sostituire le altre fonti rinnovabili, ma come un tassello fondamentale di un mosaico energetico integrato e resiliente. La transizione ecologica non può poggiare su un’unica soluzione. Nei prossimi decenni, la stabilità delle reti elettriche globali dipenderà dalla nostra capacità di combinare la forza del sole, la potenza del vento e la costanza immutabile delle correnti oceaniche. Guardare sotto la superficie del mare non è più solo una suggestione affascinante per biologi e sognatori, ma una necessità industriale per garantire al pianeta un futuro energetico sicuro, pulito e inesauribile. La rivoluzione blu è appena cominciata, e fluisce silenziosa sotto i nostri piedi.













































































