“E’ passato un secolo, Milite Ignoto, da quando ti abbiamo portato qui e non ti ho mai visto contento. Eppure ti abbiamo onorato in tutti i modi…”
Ecco, diciamo subito le cose come stanno: io qui non ci volevo venire. Stavo benissimo lassù con i miei compagni, dove ci conoscevamo tutti. E’ vero, sulla cassa c’era scritto “ignoto”, ma questo soltanto per chi leggeva, noi invece di nomi non ne avevamo nessun bisogno. Avevamo vent’anni ed eravamo morti senza nemmeno sapere il perché: non ti pare che basti a suggellare un’amicizia per l’eternità? Senza contare, poi, che quando si è ridotti ad un mucchietto d’ossa e di polvere le differenze non esistono più. Tu eri uno studente? Un contadino? Tu il figlio di un generale? Bè, dopo siamo diventati tutti uguali, fratelli di sangue si può ben dire e questa storia di non aver un nome ci ha unito ancora di più. Ecco perché portarmi via da Aquileia è stata una vigliaccata.
“Addirittura…”

Certo , perché a me piaceva il raccoglimento e il silenzio che si stanno godendo i miei compagni sepolti dietro la basilica. Di rumori, di scoppi, urla e pianti ne ho sentiti fin troppi. Voi, Invece, avevate bisogno di simboli da sbandierare e non vi è sembrato vero poter sfruttare il mito del milite ignoto per mettere in piazza sentimenti, che invece vanno vissuti con pudore. Vi ricordate le folle inginocchiate a salutarmi, nel lungo viaggio verso Roma? Era gente di tutte le età che aveva perso chi un figlio, un fratello, un amico e conosceva il dolore di non avere una tomba su cui piangere. A loro, ed erano migliaia a far ala lungo i binari, non interessavano bandiere, stendardi, tintinnar di medaglie, ma solo celebrare i ricordi con un intimo atto d’amore. Sinceramente insomma e non come fate voi, che venite qui due volte l’anno in pompa magna solo per farvi vedere. E’ la solita storia: chi conta fa quello che vuole. E voi, per farvi belli, avete messo su questo falansterio di marmo, mi avete rinchiuso in questa tomba gelida, senza nessuno dei miei compagni vicino. Ma vi siete mai chiesti se la volevo tutta questa solitudine?
“Sinceramente no, ma è strano questo tuo sfogo, caro Milite Ignoto, con due soldati della tua età a fianco. Ti fanno compagnia notte e giorno. Di che ti lamenti?”

Intanto i due ragazzi sono vivi e non sono qui di loro volontà. Se ci pensate bene stanno svolgendo un servizio: qui o altrove per loro sarebbe lo stesso. Poi, quando nessuno è vicino e soprattutto di notte, dovreste starli a sentire: non fanno altro che parlare, del caldo, del freddo, delle ragazze, della noia. Lo capisco che è per far passare il tempo, ma sono tutte cose loro, che di sicuro non interessano a quelli come me. E se te lo devo proprio dire, visto che siamo in tema, non mi va giù nemmeno il trambusto che fa tutta la gente che ogni santo giorno mi tocca sopportare. Sono qui per onorarmi? Sarà. A parte che nessuno glielo ha chiesto, vanno su e giù per queste gradinate senza sosta. Ho l’impressione però che di me si preoccupino ben poco : arrivano in massa come in gita, chiacchierano, sgranocchiano panini e patatine, scherzano, ridono. Se va bene mi regalano uno sguardo distratto. Insomma, un po’ di decoro non farebbe male. Questo, alla fin fine, è un cimitero. Per uno solo, d’accordo, ma pur sempre un cimitero. Dove non dovrebbe nemmeno essere permesso tutto questo via vai di macchine che rombano nella piazza. Alla lunga fanno venire i nervi anche a un morto.
“Che ti succede, allora, quando passano le Frecce tricolori?”

Che le mie ossa fanno un salto e vibra tutto. Già sono malandate, dopo cento anni figuriamoci…
“Ma allora non ti va bene proprio niente. Onori, ricordi, simboli, il Capo dello Stato che appena nominato viene a salutarti, per te non sono cose importanti?”

Proprio no. Contano per chi è vivo, a chi non c’è più non dicono niente. A noi, lo ripeto, basta un atto d’amore. Anche uno solo, ma vero, sincero e soprattutto di gente che ha la nostra età di quando siamo morti. Gente che ci possa capire insomma.
“Cioè?”

E’ semplice. Ognuno di noi aveva una madre, un padre, un giovane amore al quale ha dovuto rinunciare e solo chi ama sa cosa vuol dire. Perciò, se i ragazzi si ricordassero di noi…
“Come in Russia?”

Bravo, vedo che hai viaggiato. Sì, come nella capitale russa, dove c’è il monumento al loro milite ignoto, che poi a questo punto sarebbe giusto definire il milite di tutti. Hai presente? E’ sotto le mura del Cremlino, dove hanno sepolto i caduti senza nome, fatti a pezzi durante la battaglia di Mosca, nella grande guerra patriottica. Perché loro, per onorare tutti quelli che sono stati massacrati e sfigurati, non hanno ritenuto giusto sceglierne uno solo: li hanno lasciati tutti insieme, come insieme sono morti. Lì non girano macchine e chi passa da quelle parti lo fa con rispetto, solo per dire una preghiera. Quel che conta, però, è la lunga fila di giovani che ogni giorno aspettano pazientemente il loro turno per salutarli. Si tengono tutti per mano…
Volete sapere chi sono e da dove vengono?

Sono i nipoti di chi è sopravvissuto a quella grande catastrofe voluta da Hitler, tantissimi e di tutte le razze. Si sono appena sposati e hanno deciso di venire qui in viaggio di nozze a trovare gli amici dei loro nonni ed onorarne la loro antica promessa: “Siete i nostri fratelli sfortunati, insegneremo ai nostri figli ad onorarvi.” Così, per mantenere quel pegno d’amore, ogni nuova coppia di sposi parte per andare a salutarli. Arrivano da tutte le parti di quella terra sconfinata e quando finalmente sono davanti all’immagine del milite morto che li rappresenta tutti, la ragazza si inginocchia e lascia per terra il bouquet delle nozze che ha portato per loro. Ce n’è sempre un tappeto. Te l’immagini qui da noi? Tante corone d’alloro, facce serie, sciaboloni, mai però una ragazza che ti sorride ed ha scelto di venirti a trovare. E proprio in viaggio di nozze. E’ un grande atto d’amore per noi che non siamo mai diventati vecchi.
Fai un favore al Milite Ignoto

Adesso, però, la smetto. Ho parlato anche troppo e non ci sono abituato. Piuttosto, tu che sembri così interessato, puoi farmi un favore? A me serve pochissimo, mi basterebbe ogni tanto un sorriso sincero. Senza fanfare. Puoi spargere la voce?







































