Entrano in gioco i francesi. È stato presentato ieri pomeriggio in photocall al Palazzo del Casinò del Lido alla Mostra del Cinema “15/18 (A Place to Heal)” di Cédric Kahn.
Spazio a Kahn e ai francesi

In concorso a Venezia 83, Cédric Kahn entra in un reparto di psichiatria adolescenziale e ne fa un piccolo mondo dove la parola diventa cura. Attorno alla diciassettenne Lucia (Malou Khebizi), all’amica Éloïse e al misterioso Enzo si muovono adolescenti e operatori, tra dolore, codici, silenzi e improvvise risate. Girato con tre macchine da presa e costruito dopo una lunga immersione sul campo, 15/18 (A Place to Heal) trasforma un luogo chiuso in una piccola nazione, osservando senza giudicare ferite, famiglie e desideri di fuga. Cupo e vitale insieme, è un film emozionante e necessario.
La Mostra del Cinema e quel sapersi confrontare con la durezza

«On n’est pas sérieux, quand on a dix-sept ans», sentenziava Arthur Rimbaud in Roman, e non c’è incipit più esatto per varcare la soglia di 15/18 (A Place to Heal), il film con cui Cédric Kahn entra in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia. Perché diciassette anni ne ha esattamente Lucia, la ragazza che un lungo piano sequenza pedina di spalle mentre la polizia la riaccompagna in un luogo che lei conosce fin troppo bene: una valigia in una mano, un elefantino di peluche nell’altra, l’infanzia e la sua fine stipate nello stesso bagaglio. Sicché il regista non ci chiede di giudicare nessuno di questi ragazzi. Ci chiede, semmai, di ascoltarli. Che è impresa ben più ardua.
La Mostra del cinema e l’attualità

Il teatro dell’azione è il reparto di psichiatria adolescenziale di un ospedale pubblico francese. Il titolo, 15/18, allude alla forbice anagrafica dei degenti, dai quindici ai diciotto anni, e Kahn filma quel luogo come una piccola nazione a sé stante, con le sue frontiere — le porte chiuse, i telefoni sequestrati — i suoi codici, le sue gerarchie sospese. Ci tiene, il regista, a che sia pubblico: perché è nel pubblico che finiscono per mescolarsi tutte le classi, tutte le fedi, tutte le provenienze, in una democrazia del dolore che è forse l’unica davvero praticata.
Dentro ci sono dodici adolescenti e dieci operatori

E c’è il primario Étienne, interpretato dallo stesso Kahn, che di sé, con understatement, traccia il ritratto di un sessantenne, consapevole che quei ragazzi non sono dei matti, ma giovani esseri in frantumi. Attorno a Lucia, interpretata da Malou Khebizi, protagonista di Diamant brut di Agathe Riedinger, ruotano l’amica Éloïse, ricoverata da lungo tempo, e una piccola corte dei miracoli, ciascuno alle prese con la propria crepa. C’è persino il ritorno di Sophie Guillemin, che Kahn lanciò giovanissima ne L’Ennui nel 1998.
Kahn alla Mostra ribalta gli equilibri con l’arrivo di Enzo

Poi, un giorno, arriva Enzo, il nuovo paziente, misterioso quanto basta per incrinare i fragili equilibri della comunità. Ed è lui, forse, a incarnare quel «18» del titolo: tra pochi mesi sarà maggiorenne e allora la struttura dovrà lasciarlo andare. Solo che ad attenderlo, là fuori, non c’è un’altra corsia ma la prospettiva del carcere.
15/18 (A Place To Heal): Regia: Cédric Kahn. Produzione: Francia. Anno; 2026. Genere: drammatico. Con: Zoé Monpart, Malou Khebizi, Kenji Peyran, Patience Munchenbach, Sophie Guillemin, Cédric Kahn, Antoine de Foucauld, Jennifer Decker. Durata: 105 min.
È poi la volta di “Queer Edward II” per la sezione “Venice Open non fiction”










Per la sezione “Venice Open non fiction”, fuori concorso, è stato presentato il documentario “Queer Edward II” del regista britannico Theo Rollason. Ambientato nel 1991 quando la comunità queer viene attaccata in Gran Bretagna, mentre il regista Derek Jarman è in procinto di mettere in piedi un’opera di protesta tratta dal “Edward II” di Christopher Marlowe. Con quasi tutto materiale d’archivio viene mostrato in questo documentario tutto ciò che avvenne durante il lavoro di Derek Jarman. Il regista Theo Rollason ha voluto porre in evidenza quello che fu l’intento di Jarman, ovvero separare l’arte dalla vita e la politica dal piacere. Rollason racconta come Jarman fu la prima persona del Regno Unito a dichiarare la propria sieropositività e la sua lotta per far valere i diritti della comunità queer.
Regia: Theo Rollason. Produzione: Gran Bretagna. Anno: 2026. Genere: documentario. Durata: 95 minuti.
Alla Mostra del Cinema appare Marion Cotillard








All’improvviso il red carpet della mostra del cinema si è letteralmente illuminato con l’arrivo a sorpresa dell’attrice francese Marion Cotillard, che si è presentata con un completo total black di rara eleganza e raffinatezza, facendo letteralmente impazzire il pubblico e soprattutto i fotografi. Da ricordare che la Cotillard ha vinto l’Oscar come miglior attrice protagonista nel 2007 per il film “La vie en rose”, oltre ad aver ottenuto anche il premio Cesar e il Golden Globe.
Tutte le immagini e i video sono della nostra inviata all’83° edizione del Festival del Cinema di Venezia Barbara Pigazzi per https://www.enordest.it e tutte le foto e i video sono protette dal diritto d’autore- https://animicaportraits.com/













































































