Una raccolta di opere che racconta le illusioni della mente e il conflitto interno nella trasformazione della propria identità nel tempo: “Ai confini della mente”. E’ questo il titolo della mostra della pittrice Alice De Bona inaugurata mercoledì 19 agosto, al piano terra del municipio di Puos d’Alpago, e che rimarrà aperta fino al 30 agosto. Organizzata da Pro Loco e Comune, la mostra ha visto la collaborazione dell’ex-assessore Stefania Canei, moderatrice della serata.
Il ritorno di De Bona

Un ritorno inaspettato ed improvviso quello della pittrice De Bona dopo un lungo blocco creativo durato quasi quattro anni e superato attraverso un profondo percorso di meditazione interiore. E l’intuizione, quale scintilla creativa, è tornata. “Guardandomi dentro, sono riuscita a lasciarmi andare al flusso creativo nuovamente dopo quasi quattro anni e presentare quello che è uno stile inaspettato, ma che sento originale, onesto e mio, autentico”, ci spiega.
Chi è De Bona

Artista bellunese, nata nel 1997, Alice De Bona ha coltivato fin da giovanissima la passione per il disegno facendone un percorso di studi: prima con il Liceo Artistico Catullo di Belluno e, successivamente, all’Accademia di Belle Arti di Venezia, dove ha approfondito la pittura a olio, l’anatomia artistica e le tecniche dell’incisione. E “la sua filosofia artistica nasce da un’esigenza profonda: indagare il significato dell’identità, comprenderne il funzionamento, i limiti e le possibilità di trasformazione attraverso l’uso della forma e del colore”, come ha avuto modo di raccontare Stefania Canei.
La mostra

Mentre a portare la critica alla mostra c’era l’esperto Erminio Mazzucco che ha sottolineato come attraverso la forma, i colori e la loro composizione nelle opere emerga una cultura artistica accademica.
La presentazione

Soffermandosi sull’opera La Scelta ne ha evidenziato in particolare le geometrie. “Una circolarità tra le figure e le immagini dei volti dove tutto ruota. Guardando con attenzione, ne scopriamo una composizione complessa. È come se queste figure emergessero dalla tonalità della notte, il blu, che a usa volta si ravviva nelle sue tonalità. E’ questa l’abilità del messaggio”.
L’arte di De Bona
Mazzucco, in una disamine del concetto di responsabilità, ha voluto anche porre l’accento sulle origine latine e in particolare nella accezione di responsare come l’andare controcorrente. “Chi va controcorrente si assume una responsabilità. Anche nella proposta pittorica qualcuno si deve assumere le responsabilità di ciò che fa”. E se l’arte può essere definita attraverso tre concetti, creatività, sensibilità e intuizione, questa mostra è un esempio responsabile dove l’artista ha saputo essere creativa, cogliere con i propri sensi la realtà e intus, andare in profondità.
Nelle opere in mostra del periodo accademico di Alice De Bona emergono diversi stili
“Per quanto siano originali, sento che rappresentavano l’origine del mio blocco creativo, perché parlano un linguaggio che in qualche modo non mi apparteneva. Tanti tentativi di mettere insieme diversi stili di altre persone, che per me in quel momento avevano un significato, ma non sono il mio stile. Quindi sono molto felice di essere qui a presentare questa svolta. Una sensazione di rinascita e di libertà interiore che si esprime attraverso la creatività”. E quando la creatività è libera ed autentica, può parlare davvero al pubblico per sempre.

La mostra rimarrà aperta fino al 30 agosto con orario 20-22. Domenica 23 agosto, 17-22. Info 348.9616642.
Alcune delle opere esposte

La Scelta, 2023-2026 – Olio su tela, 150×180 cm
L’opera rappresenta tre figure principali, immediatamente percepibili, e due presenze ulteriori, fuse nel tessuto geometrico della composizione. Le forme sono nette, dominanti, costruite attraverso un linguaggio visivo che alterna geometria mentale e movimento emotivo. Il lavoro nasce dal tentativo di tradurre la trasformazione dell’identità nel momento della crescita, quando un nuovo bisogno emerge e genera una tensione interna: il desiderio di restare nel proprio presente e, allo stesso tempo, di oltrepassarlo. Crescere significa attraversare una zona di scomodità, dove ciò che un tempo era “casa” diventa improvvisamente limitante, persino minaccioso.
La figura centrale, semi distesa, orienta lo sguardo verso un punto esterno al quadro: è il gesto intuitivo che annuncia la nascita di un nuovo impulso. Il corpo, però, rimane sospeso, trattenuto nel momento della scelta: agire o non agire, avanzare o restare. Questa tensione è il cuore dell’opera: il punto esatto in cui l’identità si frattura e si ricompone, generando una nuova forma.

Scomposizione corporea, 2022 – Olio su tela, 50×65 cm
Scomposizione corporea è uno studio anatomico che indaga la contemplazione attraverso la postura in ginocchio. La figura, frammentata in piani geometrici e forme morbide, non viene rappresentata come un corpo unitario, ma come un insieme di strati percettivi, come se l’atto contemplativo aprisse l’identità e la rendesse visibile nelle sue parti interne. Le linee curve e le superfici spezzate costruiscono una dimensione sospesa, dove il corpo non è più solo materia, ma processo: un movimento silenzioso tra interiorità e presenza. La postura in ginocchio, tradizionalmente associata alla devozione e all’ascolto, viene reinterpretata come gesto di auto-osservazione, un punto di equilibrio tra vulnerabilità e centratura.

La Coscienza – 2020, Olio su tela – 125×155 cm
La coscienza rappresenta una pluralità di forme che emergono e si dissolvono all’interno di una struttura geometrica complessa, dove le figure sembrano nascere dal dialogo tra luce, materia e introspezione. Al centro dell’attenzione ci sono due volti che guardano in direzioni opposte e tra di loro un piccolo uccellino verde. Al centro dell’opera compaiono due volti, rivolti in direzioni opposte. Sono la manifestazione visiva della mente quando si divide, proponendo simultaneamente più interpretazioni. Tra loro, un piccolo uccellino verde emerge come simbolo della voce dell’anima: la parte più sottile e intuitiva della coscienza superiore, quella che orienta ed indica la direzione autentica da seguire. Quando la mente si chiude in se stessa, genera un ventaglio di direzioni contraddittorie che paralizzano l’avanzamento.
L’opera cattura esattamente questo momento: l’istante in cui la coscienza è divisa tra il rumore mentale e il richiamo dell’anima. La scelta cromatica è intenzionale: colori definiti e decisi convivono con sottotoni sfumati e poco incisivi, creando un contrasto che racconta il paradosso della confusione interiore. Nella confusione, ciò che cattura la nostra attenzione diventa improvvisamente vicinissimo, quasi urgente, e allo stesso tempo sfocato, ambiguo, difficile da interpretare. L’opera diventa così una meditazione visiva sul funzionamento della coscienza: un luogo dove la mente si frammenta, l’anima parla, e l’identità cerca di ritrovare la propria direzione.












































































