Il prossimo 10 giugno ricorrerà un anno dalla prematura scomparsa, a soli 69 anni, di Stefano Brugnolo, docente di teoria della letteratura all’Università degli Studi di Pisa. Già diverse sono state le occasioni per ricordarlo, a cominciare dal Convegno a Padova, tenutosi il 3 dicembre scorso, organizzato dal Circolo Filologico Linguistico Padovano presso il Complesso Beato Pellegrino, intitolato “La letteratura è dappertutto: ricordi e letture per Stefano Brugnolo”.
Pisa e l’omaggio a Brugnolo

È seguito, nei giorni 17-19 dicembre, a Pisa, il Convegno Internazionale “Il risveglio di Encelado. Un’indagine transdisciplinare sul rischio e il disastro geologico” che l’Università degli Studi di Pisa ha voluto dedicargli.
Le iniziative per Brugnolo
Quest’anno altre due iniziative sono fiorite attorno alla sua figura.

Il 10 maggio si è tenuta a Galzignano Terme, sui Colli Euganei, a cura dei sodali dei “Nuovi Samizdat” (https://www.inuovisamizdat.eu/index.htm), gruppo di cui egli faceva parte, la presentazione del libro, dedicato al professore, La Biblioteca dei Samizdat, contenente venticinque brani scritti da altrettanti amici, ognuno dei quali ha raccontato il proprio amore per un libro.

Il 25 maggio, presso l’Aula Magna “Francesco Orlando” dell’Università degli Studi di Pisa, è stato presentato il volume Avremmo preferito di no. Stefano Brugnolo nel ricordo degli studenti, a cura di Carlo Tirinanzi De Medici, Andrea Accardi, Edoardo Camassa e Elia Cavallini, Novara, Segni e Parole, 2026, un corale e affettuoso omaggio alla sua attività didattica.
Nell’introduzione i curatori raccontano come è nata l’idea

«dal giorno successivo [alla sua morte] sulla porta del suo studio hanno cominciato ad apparire biglietti, post-it, brani di romanzi e semplici scritte vergate dove si poteva: su un altro biglietto, sul cartello che annunciava che il ricevimento del prof. Brugnolo era sospeso fino a nuova comunicazione. Erano messaggi di studenti, spesso anonimi, che lo ringraziavano o semplicemente gli auguravano buon viaggio. Perché per Stefano la didattica era sempre stata una parte fondamentale del suo lavoro. Questo volume nasce proprio a partire dalla porta di Stefano, che oggi appare pressoché tappezzata di quei messaggi di ringraziamento e affetto, e ne costituisce in un certo senso il naturale prolungamento libresco.
L’idea di pubblicarlo viene da Carlo Tirinanzi De Medici, che ha chiesto la collaborazione di Andrea Accardi, Edoardo Camassa ed Elia Cavallini, i quali hanno accettato senza indugio. Lo spirito democratico di Stefano si è però riversato sull’operazione in sua memoria, e tutte le responsabilità sono state equamente condivise. Altre iniziative ricorderanno lo Stefano teorico della letteratura e i suoi importantissimi lavori critici: ci è sembrato essenziale però che la prima riguardasse il suo lavoro con gli studenti.» (p. 7).
Cosa ha lasciato Brugnolo

Si tratta dunque innanzitutto di un’operazione di memoria. Affinché non andasse perduto l’inestimabile patrimonio, anche affettivo, che Stefano Brugnolo ha saputo infondere e lasciare a tutti gli studenti con cui è entrato in contatto. Non solo quelli che seguivano i suoi corsi o si laureavano con lui. Nei venticinque ricordi e nella trascrizione, in Appendice, dei foglietti che tappezzano la porta del suo studio ancor oggi, si ricostruisce non soltanto il modo che aveva Brugnolo di trasmettere la sua passione per la letteratura, ma anche la sua personalità, il suo modo di essere, la sua voce, i suoi gesti spesso teatrali . E perfino l’andatura tanto particolare, buffa e maestosa insieme.
Uomo e docente

Ne emerge un uomo e un docente ricco di contrasti. Che viene raccontato attraverso molti aneddoti divertenti che ricordano la sua distrazione che gli faceva perdere borsa, occhiali, chiavi. Ma anche l’estrema attenzione con cui ascoltava i suoi interlocutori con i quali amava dialogare anche quando non si trovava d’accordo con le loro interpretazioni e analisi. Tutti gli studenti dimostrano di aver apprezzato e di rimpiangere, ora, il suo modo per nulla accademico di affrontare l’insegnamento. E il suo desiderio, anche, di fare comunità, di continuare la discussione fuori dall’aula, senza fretta, dimenticandosi del tempo che passa.
Molto si comprende ancor prima di leggere i testi scorrendo i titoli degli interventi. Il Cantastorie, L’arte del “però”, Cominciamo a darci del tu, vuoi?, Un sorriso ragionevole, per fare solo qualche esempio.
Tanti ricordi, tanti ritratti

Ed ecco la sua curiosità, la sincerità con cui ammetteva candidamente di non aver letto un libro, la sua aria sorniona, quel suo andare al sodo, senza formalità, doppiezza e tattiche (p.9). La sua voce tonante e poderosa, la mimica e la prosodia inconfondibili, la colloquialità che riversava anche nei saggi critici (p. 11). Ecco il disordine del suo studio (p.41), le risposte fulminanti (pp. 34.35), le polemiche talvolta perfino irriverenti ma mai banali (p. 51), i ritardi che lo costringevano ad arrivare a lezione trafelato (p. 60), i molti aneddoti divertenti che strappano una sonora risata durante la lettura, la passione per Proust con cui riusciva a contagiare i giovani che seguivano i suoi corsi.
E quel suo modo di vivere la letteratura senza preconcetti, dimostrato anche nell’impegno per un uso colto e significativo di Facebook, che ha dato vita a un libro in cui ha pubblicato i suoi lunghi e ponderati post (Nuove forme di critica. Del buon uso della letteratura su facebook, Novate Milanese (MI), Prospero Editore, 2021, Collana scripta, recensione qui: https://www.enordest.it/2022/01/23/se-dal-covid-nascono-forme-di-critica/).
Da ogni ricordo si evince la sua eccezionale capacità didattica, il rapporto profondo, spesso affettivo, che riusciva a creare con i giovani, attraverso la letteratura ma contemporaneamente anche attraverso la sua incapacità di rimanere indifferente ai mali del mondo.
Il rimpianto di chi l’ha conosciuto nel contesto universitario traspare anche dal titolo del volume, ispirato al romanzo di Herman Melville Bartleby lo scrivano, che Brugnolo citava spesso a lezione, come viene ricordato in uno dei foglietti sulla porta del suo studio (p. 107). Così come il protagonista rispondeva a qualsiasi richiesta «Preferirei di no.», scrivono i curatori «in effetti avremmo preferito di no, professor Brugnolo.» (p. 8).
Chi era Stefano Brugnolo

Stefano Brugnolo (1956-2025) è stato docente di Teoria della letteratura presso l’Università di Pisa. Ha scritto vari saggi tra cui ricordiamo La tradizione dell’umorismo nero (1994) e La letterarietà dei discorsi scientifici (2000), entrambi pubblicati presso Bulzoni; L’impossibile alchimia: saggio sull’opera di Joris-Karl Huysmans (1997), presso la casa editrice Schena; L’idillio ansioso. “Il giorno del giudizio” di Salvatore Satta e la letteratura delle periferie, (2004) presso la casa editrice Avagliano; Strane coppie. Parodia e antagonismo dell’uomo qualunque (2013), presso il Mulino
Con Giulio Mozzi Ricettario di scrittura creativa (Zanichelli 2000, 2. ed.) e L’officina della parola. Dalla notizia al romanzo: guida all’uso di stili e registri della parola (2014) presso Sironi. Per conto dell’Associazione Malatesta ha coordinato un seminario di studi dedicato a La letteratura e il piacere del Male nel Novecento (settembre 2014). Nel 2021 è uscito Nuove forme di critica. Del buon uso della letteratura su facebook, Novate Milanese, (MI), Prospero Editore, 2021; nel 2022 ha pubblicato Dalla parte di Proust, Roma, Carocci, e nel 2023 Rivoluzioni e popolo nell’immaginario letterario italiano ed europeo, Macerata, Quodlibet.
Avremmo preferito di no. Stefano Brugnolo nel ricordo degli studenti, a cura di Carlo Tirinanzi De Medici, Andrea Accardi, Edoardo Camassa e Elia Cavallini, Novara, Segni e Parole, 2026.































