Potremmo parlare per ore di Francesco Guccini, passando al setaccio i suoi testi, le parole nei concerti, siamo stati presenti a qualche decina. Le parole intese fra un brano e l’altro, parlando di politica, scherzando con il pubblico. Più di una volta ci presentammo, spesso aveva attaccato Silvio Berlusconi, alla nostra idea di proporlo a quotidiani innestava una parziale retromarcia: “Non vorrei prendermi una querela”. Era la sua unica incoerenza, ma certo un’azione legale si evita sempre volentieri.
La mostra su Guccini

L’altra sera a Reggio Emilia abbiamo vissuto l’apertura straordinaria della mostra sull’artista che aveva vissuto in via Paolo Fabbri 43, a Bologna, al punto da titolare così un album. Da tempo si era stabilito a Pavana, nel Pistoiese, sul’Appennino, nei luoghi d’origine della famiglia materna.
Non avevamo ancora lo smartphone in dotazione, l’arma per documentare tutto e in fretta, sono passati forse vent’anni da quando abbiamo chiesto a Francesco quale fosse la sua squadra del cuore: ci confermò una simpatia per la Pistoiese. La città toscana ha 89mila abitanti, sapete che a noi piacciono tanto le periferie, i piccoli paesi. Mai come in questo caso, “Piccola città, bastardo posto. Appena nato ti compresi o fu il fato che in tre mesi mi spinse via. Vecchie suore nere quelle sere…”. Dal brano di Radici
La mostra è intitolata “Canterò. Soltanto il tempo”. Altro verso celebre, di Francesco.
Cogliamo l’occasione, ogni tanto, per ricordare come lavoriamo. Documentiamo il più possibile e questo non è sempre gradito a tutti. Prendiamo questa mostra: “Non sono consentite fotografie. L’aveva chiesto Guccini in persona”. Crediamo sia vero, molte volte si è dimostrato il contrario: spesso organizzatori, uffici stampa, relazioni esterne lo dicono e lo impongono per impedire di documentare il più possibile. A volte dietro ci sono esclusive e diritti. In generale queste indicazioni valgono per il pubblico, tanto più quando non si paga, come in questo caso.
Abbiamo trovato un bel servizio di Luca Ponzi, parmigiano, di Rai3 Emilia Romagna, sulla mostra, aperta da metà aprile, sino a metà ottobre, dunque per 6 mesi. E, naturalmente la Rai mostrava immagini. Magari i divieti valgono per i piccoli, di carta o in video¸ escono sempre perdenti dallo scontro con i potenti. Eppoi, siamo sinceri, meno foto circolano e più persone visitano le mostre. Non per l’incasso, in questo caso, perché l’ingresso è aperto a tutti.
Per la verità, nel nostro lavoro l’immagine accompagna le parole, nostre o di altri, mentre chi le realizza in maniera diversa finisce con il metterle al centro del servizio. A Reggio ci sono due piccoli schermi che trasmettono testimonianze video di Guccini, una riguarda un’ospitata dell’artista in Rai, con Enzo Biagi, il grande giornalista bolognese, scomparso. Un’altra è breve, con un amico a parlare delle sue canzoni, ma il video è di 40 anni fa.
Dipendesse da me, lascerei la massima libertà a tutti. Ciascun giornalista, di professione, o pubblicista – tanti sono bravi pur facendo un altro lavoro, per mantenersi -, dev’essere messo in condizione di lavorare al meglio, per realizzare il miglior prodotto possibile secondo la sensibilità sua e/o della o delle testate che rappresenta. In troppi, invece, vogliono ingabbiare giornalisti, giornalismo, la voglia di approfondire, anche di criticare, di non fare sconti a nessuno. In sostanza, troppi addetti alla comunicazione e alle notizie desiderano controllare i giornalisti.
Com’è la mostra su Guccini

Tornando alla mostra a spazio Gerra, in centro, a Reggio Emilia, c’è il problema del parcheggio, data la zona a traffico limitato. Inoltre c’è l’audio con intervista a Francesco Guccini con un uomo e una donna che non sono riconoscibili. Nove tracce audio di parlato, contornate da un brano.
Si ascolta con cuffiette, il problema è che non c’è modo di mettere l’audio a viva voce, da far ascoltare a tutti e così nel terzo video che abbiamo inserito, sopra, trovate noi all’esterno del Gerra, a mostrare il palazzo da fuori, oppure il cortile, mentre passeggiamo e ogni tanto commentiamo ad alta voce quanto sentiamo. Peccato non poter diffondere l’audio.
Negli anni abbiamo citato versi di Francesco Guccini in tanti articoli, anche forzando la scelta, come con Ivano Fossati, l’altro nostro cantautore preferito, ma con grande orgoglio e curiosità.
Francesco resterà per sempre “un simbolo insondabile” dell’Emilia Romagna, del Pistoiese, della cultura contadina, di gente vera, che faceva sacrifici, di gente seria.
Guccini nell’audio della mostra cittadina evidenzia che non è mai stato comunista, ma sarebbe stato anarchico. “Solo che è complicato, comunque non comunista perchè quando iniziavo a scrivere il Pci si ispirava anche alla Russia, dove c’era un regime vero e proprio, anche molto duro. Io sono un libertario”.
Chiudiamo con una bella canzone, una delle tante, di Francesco. Bisanzio. “E’ bellissima”, confermava Luca Taddei, 55 anni, nostro compagno, anche di banco, al liceo scientifico Lazzaro Spallanzani, a mezzo chilometro dalla mostra. Fu firma de Il Messaggero, Umbria e nazionale, e de Il Giorno.
Ma i brani che ci sovvengono sono più di cento. Facendo mente locale, sapevo a memoria tutti i brani. Negli ultimi anni mi sono esercitato poco su “Guccio”, com’era soprannominato da un esuberante del liceo, il ricchissimo Cristiano Correggi, di Montecchio, figlio dell’imprenditore del sughero.














































































Ma cosa scrivete? Guccini era dichiaratamente juventino. Quanto pressapochismo, quanta superficialita’