Centoquattro partite, 242 gol, quaranta giorni di calcio. I Mondiali 2026 hanno lasciato dietro di sé una scia di numeri ufficiali e un’altra, più piccola e preziosa, di statistiche che al primo sguardo sembrano impossibili. Eppure sono tutte vere, certificate da Opta e dagli archivi della FIFA. Eccole.
Cominciamo dalla Turchia, perché è difficile immaginare un caso più clamoroso nel calcio moderno
La nazionale di Montella ha tirato in porta 62 volte nelle prime due partite del girone, contro Australia e Paraguay, senza segnare nemmeno un gol. Sessantadue tiri. È il numero più alto mai registrato in un arco di due partite consecutive in tutta la storia dei Mondiali dal 1966, anno in cui Opta ha iniziato a raccogliere il dato. Per fare un paragone: una squadra di Serie A segna in media con un tiro ogni quattro. La Turchia ne ha sbagliati sessantadue di fila. Montella può permettersi di non rispondere al telefono per qualche anno.
Gli autogol di questi Mondiali meritano una galleria dedicata
Sette nella sola fase a gironi, un numero che si avvicina pericolosamente al record assoluto di dodici stabilito in Russia nel 2018. La finalina tra Francia e Inghilterra, con i suoi dieci gol totali, ne ha aggiunti altri. I difensori di tutto il mondo hanno trasformato questa edizione in un corso accelerato su come non accompagnare il pallone nella propria porta.
Mondiali e Juventus
C’è poi la statistica della Juventus, che vale la pena leggere due volte per crederci davvero. Un calciatore bianconero ha segnato almeno un gol in ciascuna delle ultime quattordici edizioni della Coppa del Mondo, dalla Germania del 1974 al Canada del 2026. In questi Mondiali il testimone è passato a Jonathan David, con la sua tripletta al Qatar. Nessuna altra squadra di club al mondo può vantare una continuità simile sul palcoscenico mondiale. È la serie attiva più lunga di qualsiasi club nella storia della competizione.
Sulla Scozia aleggia invece una coincidenza statistica di quelle che fanno ridere e riflettere allo stesso tempo
Sette degli ultimi nove gol della nazionale scozzese nei grandi tornei internazionali sono stati segnati da calciatori il cui cognome inizia per “Mc”: McStay, McClair, McAllister, McCoist, McGregor, McTominay, McGinn. Una percentuale che farebbe gola a qualsiasi ufficio marketing di un clan delle Highlands.
Ronaldo e il gol ai Mondiali
Il caso Cristiano Ronaldo è statisticamente doloroso quanto storicamente significativo. Prima del gol segnato contro la Croazia agli ottavi, CR7 aveva disputato dieci partite consecutive tra Europei e Mondiali senza trovare la rete: 33 tiri totali, 11 dei quali nello specchio della porta, zero gol. Una siccità da fuoriclasse che ha alimentato settimane di dibattito prima che il gol alla Croazia e la doppietta all’Uzbekistan rimettessero tutto a posto. Nel frattempo, il mondo aveva già scritto l’epitaffio. Prematuro.
La rinascita dell’Inghilterra
L’Inghilterra aveva una statistica imbarazzante da smaltire prima di questo torneo: l’ultima vittoria contro una squadra posizionata tra le prime quindici del ranking FIFA risaliva al 2002, ventiquattro anni fa. La partita contro la Croazia all’esordio ha interrotto una serie di nove risultati negativi consecutivi e sei sconfitte di fila contro squadre di alto livello. Poi Bellingham ha pensato a tutto il resto.
Hervé Renard merita un paragrafo

Il tecnico francese dai capelli argentati è arrivato alla Tunisia del 2026 con un curriculum impossibile: Mondiale 2018 con il Marocco, Mondiale 2022 con l’Arabia Saudita, Mondiale 2026 con la Tunisia. Tre Mondiali consecutivi con tre nazionali diverse, un’impresa riuscita nella storia solo ad altri tre allenatori: Parreira, Hiddink e il mitico Milutinovic che ne ha guidate cinque di fila tra il 1986 e il 2002.
Curacao merita la standing ovation finale
La piccola isola caraibica di 150mila abitanti ha segnato alla Germania, ha pareggiato con l’Ecuador e nel farlo ha stabilito un record assoluto. Il portiere Eloy Room, nella partita contro l’Ecuador, ha effettuato 15 parate mantenendo la porta inviolata: il numero più alto mai registrato da un portiere imbattuto in una partita dei Mondiali dal 1966. Un dato che si apprezza ancora di più se si considera che in Germania esistono 52 città con una popolazione superiore a quella dell’intera Curacao. Il calcio sa essere generoso con chi lo ama davvero, indipendentemente dalla taglia.
Le distanze dei Mondiali

Chiudiamo con un numero assoluto: i 4.500 chilometri che separano lo stadio BC Place di Vancouver dal Hard Rock Stadium di Miami, rispettivamente lo scenario più a nord e quello più a sud di questo Mondiale. Una distanza che equivale a percorrere tutta l’Italia da nord a sud quasi cinque volte. I giocatori che hanno disputato partite in entrambe le sedi hanno vissuto due climi, due fusi orari e due mondi completamente diversi. Il calcio non è mai stato così grande, nel senso letterale del termine.














































































