In questi giorni, quando sembra che il mondo vada in frantumi, una voce libera e accorata si alza dal frastuono delle guerre e del bla bla politico e commerciale: è la voce nel deserto delle civiltà terrestri e porta parole nuove. Il Papa ha istituito una “messa verde” dedicata alla custodia della creazione e inserita ufficialmente nel Messale dell’assemblea cristiana. Era un progetto di “preghiere ecologiche” pensato da papa Francesco in seguito all’enciclica Laudato si’.
Così si torna a guardare al mondo con gli occhi del cuore, un mondo che per i credenti ha il bellissimo nome Creato di cui la Terra è il centro. I testi sacri parlano della creazione del mondo come atto d’amore di un Demiurgo (Dio? Il Caso?), ma anche nel linguaggio laico quella parola è bella perché ha in sé un’idea generosa, un progetto, una finalità: quella di costruire un luogo dove collocare la creatura Uomo, che è “immagine” del suo Creatore.

La Terra, oggi, è malata, ha bisogno di cure urgenti: siamo noi uomini che l’abbiamo impoverita e violentata. Oggi, più che mai, dobbiamo risarcirla. Le preghiere sono importanti perché uniscono una comunità e ne influenzano il comportamento; servono a sconfiggere gli indifferenti, e la comunità diventa cosciente della fratellanza che esiste tra il Sapiens e la natura: non è solo poesia.
Questa unione profonda che non c’è ancora a livello mondiale, può scaturire anche dalla preghiera universale.
La “dura cervice” di Homo ha lasciato passare anni in cui il Male del pianeta cresceva e gli allarmi ecologici non ricevevano le risposte necessarie, cioè le cure. Per esempio, già negli anni settanta fu diffuso un libro dedicato ai giovani intitolato “Sos Terra”: era un grido di pericolo imminente…

Ogni tanto le coscienze si risvegliano: oggi, per esempio, si scopre (si scopre!) che abbiamo cementificato e asfaltato troppo suolo rendendolo impermeabile: cosi abbiamo imprigionato la natura con le conseguenze , spesso disastrose, che sono diventate purtroppo consuete.
Le città soffocano per la scarsità di verde e gli amministratori cercano di rimediare con qualche escamotage. Per esempio a Bologna hanno integrato il patrimonio arboreo usando grandi contenitori con piante adulte nelle piazze per ombreggiarle.
Si rappezza lo sbrego, dice la voce popolare; si cammina, dico io, là dove si dovrebbe correre.
Il nano e il Gigante

Non so in quanti conoscano l’altra faccia di Elon Musk, il Paperon della Tesla, da una parte, e dello Spazio dall’altra: il primo arcimiliardario, il secondo grande visionario che espande la sua potenza economica oltre il cielo. Questo è il Musk vagabondo delle stelle che piace agli scrittori di fantascienza. Infatti costruisce astronavi per un futuro volo verso Marte.
Il primo è invischiato nei propri affari qui sulla Terra, è una macchina al servizio del dio dollaro, che non guarda in faccia a nessuno e opera senza esclusioni di colpi nella corsa all’arricchimento in combutta con il potere, anzi, quando serve al fianco del super potere dominante.

L’altro Musk è un gigante che sfugge ai confini materiali e perfino geografici della nostra realtà per proiettarsi in una avventura in una avventura ideale in nome dell’umanità: la conquista di un altro mondo. Questo pioniere dei viaggi interplanetari mi fa pensare a quel curioso personaggio di Voltaire, cioè MicroMega che in fondo descrive lo sdoppiamento dell’uomo che è nano nei traffici quotidiani e gigante nei sogni ed è per questo che il personaggio affascina e fa nascere le più diverse reazioni nei comuni mortali.
Una telefonata

(poesia)
I ricordi vengono a trovarci
quando li risvegliamo
dal loro letargo: sono
congegni mentali bisognosi
di un innesco. Una voce basta
a liberarli dal vincolo del sonno.
La lontananza allora è
una pura espressione geografica
un dove senza etichetta.
Ieri mattina una voce amica,
illuminata da un sorriso
ha slegato un preciso ricordo
di colline, e di un castello
favoloso e gioioso alto
sulla campagna della Marca.
Come farfalle portate dal vento
le vecchie immagini sono tornate vive
in una scia di profumi campestri.
Anonimo 25







































































