Dal 7 marzo 2026 il MO.CA – Centro per le Nuove Culture di Brescia ospita per la prima volta in città Paolo Canevari (Roma, 1963), tra le voci più radicali e riconoscibili dell’arte contemporanea italiana. La grande antologica, dal titolo Tutti giù per terra, riunisce installazioni ambientali di forte impatto, opere pittoriche e scultoree, fino a una scultura che prende vita attraverso la vestizione di un performer, in un dialogo serrato tra materia e presenza. Curata da Ilaria Bignotti e Camilla Remondina, la mostra nasce da un’approfondita ricognizione all’interno della coerente produzione dell’artista. Come ha scritto Germano Celant, Canevari “crede nella concretezza dell’arte, non nella sua astrazione”: al centro non vi sono teorie, ma la “carne” delle cose, l’afflusso degli umori e della memoria. È in questa tensione tra fisicità e pensiero che si sviluppa una ricerca capace di opporsi alla standardizzazione e alla massificazione mediatica del presente.
Il lavoro di Canevari

Trasformando materiali poveri in dispositivi simbolici, Canevari costruisce connessioni inattese tra individuo e oggetto, tra natura e cultura. Emblematico è l’uso del copertone di gomma, elemento ricorrente in mostra: reliquia contemporanea che allude ai conflitti legati al petrolio e al modello economico occidentale, il pneumatico assume quasi una dimensione archeologica, testimone di una civiltà frenetica e consumistica. L’opera si fa così corpo politico e fenomenico, offrendosi senza filtri allo sguardo per risvegliare una coscienza critica e poetica.

Le opere, selezionate dopo diversi sopralluoghi tra la città e gli spazi del museo, dialogano con la storia e l’architettura dell’Appartamento nobile e dello Spazio espositivo. “Tutti giù per terra – scrive Bignotti in catalogo – è formula magica e monito: atto finale di un gioco infantile che inchioda lo sguardo distratto alla responsabilità del vedere”. Il titolo sottolinea la natura delle installazioni ambientali collocate a terra, capaci di trasformare radicalmente lo spazio che le accoglie.
Le opere

Tra i lavori esposti nell’Appartamento nobile spiccano Hanging Around (2006–2008), monumentale forca che rimanda alla disumanizzazione e alle ingiustizie della storia; Bombs (1999), composta da oltre mille copie del quotidiano “Il Mondo” del 1963 – anno di nascita dell’artista – intrecciate a gomme di camera d’aria; Mamma (2000), corpo gravido e insieme ostacolo simbolico, memoria della nascita e passaggio tra età e condizioni esistenziali. Accanto a queste, opere di intensa liricità come Constellation (2018), dove perle adagiate su un tappeto di gomma nera disegnano un cielo capovolto, o Infinite Ways (The Wanderer) (2006), in cui lo pneumatico diviene figura del viandante universale, sospeso tra terra e riflesso.
I monumenti della memoria

Nello Spazio espositivo trova posto la serie Monumenti della Memoria, ancora in corso: dipinti realizzati con olio motore esausto su carte di diversa natura. La materia tossica impregna il supporto, trasformandolo in metafora della nostra violenza ambientale e, insieme, della rimozione collettiva. L’inquinamento evocato è fisico e mnemonico: l’olio oscura ciò che la carta custodiva, stratificando memoria e oblio. Nei grandi Paesaggi, anch’essi realizzati con il medesimo materiale, lo sguardo è condotto verso una contemplazione inquieta ma necessaria.
Le dichiarazioni di Canevari


“Le opere – ha dichiarato Canevari – possono essere moniti che inducano a trovare il senso del mondo. Non sono tracce permanenti, ma memorie: ciò che resta è l’emozione, il rivolgimento interiore”. Il percorso si completa con opere pittoriche e scultoree di piccolo e medio formato, realizzate con camere d’aria e pneumatici, che ripercorrono trent’anni di indagine coerente. È inoltre in programma un public program con presentazione del catalogo, incontri con l’artista e momenti di approfondimento critico.
Chi è

Nato a Roma nel 1963, Canevari appartiene a una famiglia di artisti di terza generazione. Dopo l’esordio nei primi anni Novanta, sviluppa un linguaggio concettuale che attraversa disegno, video, animazione e installazione. Tra il 1989 e il 1990 vive a New York, avviando un percorso internazionale che lo porterà a esporre in Europa, Stati Uniti e Asia. Tra le tappe più significative si ricordano le mostre al MoMA PS1, al MACRO, al Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci e la partecipazione alla Biennale di Venezia. Le sue opere sono oggi presenti in importanti collezioni pubbliche e private, tra cui il Museum of Modern Art di New York, il MAXXI, il MART e la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, a conferma di un percorso che ha fatto della memoria e della materia il proprio campo di battaglia poetico.








































































Trovo “intrigante” una “ memoria” così vicina nel tempo e ,al tempo stesso, con radici così lontane!