Continua su http://www.enordest.it la nuova rubrica dal titolo “Itinerari”. Ogni domenica sarò felice di presentarvi voci e storie tra Nordest e Sardegna, terre straordinarie tra cui vivo e lavoro. Vi accompagnerò lungo itinerari culturali, turistici ed imprenditoriali ricchi di fascino e creatività, che conto sapranno informare ed emozionare chi vorrà farci compagnia. Oggi “Itinerari” ci porta a conoscere Fabrizio Tagliaferri (66 anni), imprenditore e ristoratore di Villasalto, delizioso borgo arroccato sui monti del Gerrei, nella Sardegna sud-est. Un’avvincente storia imprenditoriale in un paesino dal fascino intatto e dalle mille risorse nascoste. Villasalto – il cui nome deriva da saltus (campagna) – stupisce ed incanta chi viene a conoscerlo abbarbicandosi tra i suoi ripidi tornanti e paesaggi mozzafiato. Fabrizio Tagliaferri ci accompagna, da perfetto Cicerone, a scoprire antichi aneddoti e curiosità di questo angolo di mondo sospeso nel tempo, a cominciare dalle vicende della sua famiglia, tra un passato ricco di storia e un futuro tutto da scrivere attorno a un fuoco.
Buona lettura!
La Sardegna più intima dell’entroterra

Esiste una Sardegna più appariscente e scenografica, quella delle riviste patinate e del celebre mare color smeraldo. C’è poi una Sardegna più intima, dal fascino discreto, ma non meno seducente. E’ la Sardegna dell’entroterra. Quella dei piccoli paesi abitati da poche migliaia di anime, degli antichi sapori e tradizioni agro-pastorali dell’isola, dove il tempo sembra essersi fermato, quasi a volersi proteggere dalla “malattia” del caos cittadino e della modernizzazione. Villasalto, piccolo borgo antico di neppure mille abitanti, arroccato a 500m sulle alture del Gerrei, è un perfetto esempio di questa Sardegna più introspettiva, riservata, per qualcuno più saggia, che ama farsi scoprire piano piano, come una bella donna un po’ timida e misteriosa. “Una donna di cui sono follemente innamorato”, esclama con un sorriso Fabrizio Tagliaferri, imprenditore nel ramo della ristorazione da oltre 40 anni, titolare dell’home restaurant “Fogu” (il fuoco), nel cuore di Villasalto.
Lei non ha mai voluto lasciare il suo paese. Cosa lo rende così speciale?

“Non potrei vivere lontano da Villasalto. C’è poesia qui e – per chi sa respirarla – c’è un’incredibile energia, un potenziale ancora inespresso sia a livello turistico che economico. La bellezza della natura, poi, parla da sola. I paesaggi dalle forme sinuose del monte Genis, dirupi, strapiombi e grotte, siti archeologici e panorami selvaggi che si affacciano sulla vallata del Flumendosa, sui monti del Sarrabus a sud e dell’Ogliastra a nord, fino alle vette del Gennargentu, fanno innamorare frotte di motociclisti e turisti. Davvero affascinante è la miniera di ‘su Suergiu’, nella cui fonderia si produceva il 90% dell’antimonio di tutta Italia, utilizzato per esigenze belliche. Villasalto visse l’epopea mineraria che si chiuse nel dopoguerra”.
Storie di streghe e di demoni


Il borgo minerario coi suoi fabbricati ottocenteschi ospita un museo archeologico fiore all’occhiello del parco geominerario dell’isola. La parte antica del paese – con le caratteristiche case del Gerrei in pietra e mattoni di terra cruda – si sviluppò intorno alla parrocchia seicentesca di San Michele arcangelo, mentre la parte più recente è sorta intorno al santuario di Santa Barbara, fondato dai monaci bizantini e rifatto a metà del XIX secolo. Poco fuori Villasalto c’è una scultura naturale piena di fascino e mistero: è la celebre ‘Sfinge’ o “Bella dormiente” del Monte Lora, promontorio calcareo che sembra il volto di una donna addormentata tra i boschi. Il Monte Lora è avvolto da leggende che lo legano all’attracco dell’Arca di Noè, che narrano di energie misteriose, di streghe, di presenze demoniache e, dopo i temporali, di lamenti di pastori travolti da una frana”.
Sempre più persone stanno scegliendo di vivere a Villasalto. Cosa sta succedendo?

“Tanti piccoli centri in Sardegna assistono da anni ad un progressivo abbandono soprattutto da parte dei giovani, che vanno a studiare o a cercare lavoro fuori dall’isola. Di recente, però, stiamo assistendo ad un fenomeno in controtendenza, dovuto anche alla lungimiranza di attuali leggi regionali che mettono a disposizione finanziamenti per evitare lo spopolamento dei piccoli paesi. Sta salendo sempre di più il numero di persone che mollano tutto, scappano dalle città, si comprano casa qui e vengono a vivere da noi. Persone che, come me, hanno capito quanto sia importante sentire il profumo della campagna, ascoltare il vento, osservare il cielo stellato, godere del sole e soprattutto sentire la vicinanza di una comunità. Quando mi raccontano il perché di questa scelta, non mi meraviglio più di tanto. Capisco perfettamente ciò che li anima”.
Tra i nuovi arrivati ci sono molti stranieri…

“Confermo questa interessante tendenza, che si sta registrando a Villasalto ma anche nei comuni limitrofi. Oltre alle nuove leggi regionali, che agevolano l’acquisto di case con finanziamenti ad hoc, va dato merito anche alla Comunità Europea che, tramite i GAL (Gruppi di Azione Locale), in questi ultimi anni ha promosso la nascita di tante start up che puntano a valorizzare il territorio e l’ospitalità, ad esempio con la nascita di nuovi B&B, che attraggono anche turisti e imprenditori stranieri. Un altro punto di forza è dato anche dalla presenza di numerose associazioni che operano sul territorio. Tutte insieme collaborano alla riuscita di numerose manifestazioni durante l’arco dell’anno, che sono diventate la vetrina di Villasalto (basti pensare alla festa di Santa Barbara a giugno) e che, per questo, dovrebbero avere maggiore considerazione da parte delle istituzioni. Non è sempre tutto rose e fiori. I problemi ci sono e, proprio perché ci troviamo in zone marginali, non sono di facile soluzione. La bellezza e la pace di questi luoghi fanno però la differenza. Sono tanti gli stranieri che stanno investendo in questo angolo della Sardegna che è il Gerrei”.
E’ vero che si sono trasferiti a Villasalto anche artisti e creativi di varie nazionalità?

“E’ così e la cosa mi incuriosisce, anche perché amo molto l’arte. Ho pensato di andare a conoscere i nuovi arrivati, per quel senso di ospitalità che ci contraddistingue. Parlando con loro ho avuto modo di capire che quello che per noi è un ‘handicap’, per loro è un valore aggiunto. Sto parlando dell’isolamento dei nostri territori. L’obiettivo di alcuni era proprio quello di costruirsi una piccola oasi dove poter scappare in qualsiasi momento a seconda del cambiamento degli scenari mondiali. Questo fa riflettere. Molti sono piacevolmente meravigliati del fatto che possono partire e – al rientro, magari dopo alcuni mesi – ritrovare tutto come l’hanno lasciato. Si stupiscono che le persone del paese facciano a gara per aiutarli in tutti i modi. Alcuni di loro hanno scelto di vivere stabilmente qui. Sono artisti, scultori, fotografi che si sono subito integrati con la comunità e contribuiscono a farla crescere”.
Ci racconti un po’ di lei e della sua famiglia

“A dispetto del cognome di origine bergamasca, sono nato e cresciuto in Sardegna. Ho trascorso a Cagliari tutta la mia giovinezza poi, complice l’amore, sono rientrato al mio paese natio, Villasalto. All’inizio, seguendo le orme familiari, ho ripreso l’attività di trasporti e lavori in cave, strade e miniere. Mio nonno ha sempre lavorato in miniera, prima in Egitto negli anni ’20, dove ideò e costruì un motore a scoppio da applicare ai vagoncini per il trasporto del minerale, per alleviare il lavoro degli operai. Una volta rientrato a Villasalto, fu assunto dalla società mineraria per la gestione del reparto elettromeccanico”.
Nonno Tagliaferri era un uomo davvero ingegnoso…

“Sono sempre stato orgoglioso di nonno Domenico. Negli anni ’30 portò la corrente elettrica a Villasalto e riuscì ad ideare un impianto per il sollevamento dell’acqua, riuscendo ad alimentare le abitazioni del paese. I suoi figli, Ettore e Marco, mio padre, si dedicarono alle cave di inerti. Il primo, a soli vent’anni, iniziò la costruzione di una cava nel comune di Segariu, che ancora oggi è attiva. Mio padre restò invece a Villasalto, dove realizzò una piccola cava con impianto di frantumazione, che io oggi spero di riciclare con la creazione di un sito di archeologia industriale, rendendola fruibile ai visitatori. Un progetto a cui tengo molto. Gli altri due figli, Sara e Tonio, si dedicarono la prima all’insegnamento scolastico, mentre il secondo divenne sacerdote. Ancora oggi, ultranovantenne, zio Tonio è un punto di riferimento importante per i suoi ex parrocchiani. Fondò la parrocchia di Santo Stefano a Quartu Sant’Elena (CA) e iniziò la costruzione di una chiesa in stile moderno, che è un vero spettacolo architettonico”.
Come ha iniziato il suo percorso nella ristorazione?

“Negli anni ’90, con alcuni amici, creammo un po’ per gioco un circolo privato con annesso maneggio e stazione di monta. Ho sempre amato i cavalli. Ci sentivamo dei pionieri, ad aprire quel tipo di circolo nel paesino. La verità è che si trattava dell’unico modo per arginare la burocrazia, che cominciava ad essere assillante. Dalla gestione del circolo, nacque in me l’interesse e la passione per l’accoglienza e la ristorazione. Decisi così di aprire un locale tutto mio. Nel 2007 inaugurai “Muresinas”, una piccola bisteccheria che, piano piano, divenne un punto di ritrovo per i turisti che passavano in zona, soprattutto motociclisti che facevano tappa fissa da me per stare in compagnia e mangiare piatti tipici e genuini. Quella fu la svolta. L’incontro ed il confronto con tutte quelle persone che non vedevano l’ora di venire a pranzo da me a Villasalto, mi portarono a vedere il paese ed il territorio con occhi diversi. Parlando con loro, realizzai di vivere davvero in un contesto di natura incontaminata, a 45 minuti da Cagliari e dall’aeroporto, a 30 minuti dalle bellissime spiagge del Sarrabus. Cosa pretendere di più? Per la prima volta, mi resi conto di aver fatto la scelta giusta e di vivere in un posto molto speciale”.
Qualche anno fa ha deciso di chiudere il ristorante. Perché?

“Ho dovuto affrontare situazioni pesanti a causa della burocrazia e dell’eccessiva fiscalità non adatta al territorio. Certamente questa cosa mi è dispiaciuta, ma è stata anche la molla che ha fatto nascere la mia nuova avventura: il primo “home restaurant” della zona. Ho scelto di chiamarlo “Fogu” perché in Sardegna, da sempre, il fuoco accompagna la vita dei suoi abitanti. Tutto ruota attorno al fuoco: le feste, la famiglia, il cibo, gli amici, le tradizioni”.
Cosa rappresenta per lei “Fogu”?

“Non è un ristorante o una trattoria. E’ la mia casa, la vecchia dimora padronale della mia famiglia, dove sono nato e cresciuto e dove mi diverto a cucinare per i miei cari, per gli amici e per gli ospiti. E’ anche il simbolo della passione per il mio lavoro e della mia resilienza. Non ho mai rinunciato a fare ciò che amo, a dispetto di ogni difficoltà. L’atmosfera è accogliente, i piatti genuini. D’estate si cena nel cortile dove campeggia il grande camino con lo spiedo, mentre d’inverno si sta al caldo tra le mura della casa arredata col mobilio originale. Sto anche allestendo un piccolo museo, pieno di cimeli, di oggetti storici e di bellissime foto in bianco e nero della mia famiglia e di Villasalto”.
Che cucina propone all’home restaurant?



“I piatti che presento sono prevalentemente quelli della tradizione sarda, fatta di cibi semplici, non elaborati e senza tanti condimenti. La maggior parte delle volte solo buona carne, fuoco e sale. Questa è la mia filosofia. Tutti i cibi che gli ospiti possono assaporare, sono gli stessi che mangio io. Quello che mi appassiona davvero di “Fogu” è il fatto che – oltre a discutere di cibo, cotture, tecniche e prodotti tipici – ci sono tante persone che mi chiedono consigli per aprire attività simili. Questo vuol dire che ci sono speranze che i territori crescano, che le tradizioni si tramandino e che in tutti i paesi possano nascere posti come questo. Naturalmente i meriti non sono tutti miei. Accanto a me c’è una famiglia dinamica, i miei figli e soprattutto mia moglie Bruna, che mi supporta e mi sopporta” (ride).
I vostri figli vogliono lavorare nella ristorazione?

“Silvia (31 anni) e Marco (27), sin da adolescenti, hanno manifestato il forte desiderio di studiare l’enogastronomia e l’accoglienza turistica. Per questo hanno frequentato l’istituto alberghiero di Arzachena ed oggi lavorano nei migliori hotel in Italia e all’estero. Come padre, nutro la speranza che un domani possano creare qualcosa di loro, magari sfruttando le cose che mi sto impegnando a trasmettere loro”.
Cosa andrebbe fatto secondo lei per il futuro di Villasalto?

“Il paese è per sua natura un luogo ideale per il turismo attivo e ritengo sia necessario un impegno maggiore da parte dell’amministrazione con studi, analisi e progetti per far emergere tutte le sue potenzialità. Altra cosa importante è il coinvolgimento dei giovani. Il futuro sono loro, ma spetta a noi adulti far capire ai ragazzi che ci possono essere delle alternative al posto fisso. Sarà pure una garanzia, ma ti livella in basso. Vuoi mettere la soddisfazione di crearti qualcosa di tuo? E l’emozione di contribuire, con la tua scelta, alla crescita del territorio? Quando parlo del futuro del paese mi infervoro sempre, lo so (ride), ma tengo troppo a questo bellissimo borgo e a chi ha scelto di viverci”, conclude Fabrizio Tagliaferri con una dichiarazione d’amore in piena regola per la sua Villasalto, perla del Gerrei.
Villasalto e la passione per le due ruote









































