Dal 1° gennaio 2026 è entrata a regime la nuova disciplina fiscale degli enti iscritti al Registro Unico Nazionale del Terzo Settore (Runts), prevista dal Decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 117, il cosiddetto Codice del Terzo Settore. Una svolta attesa da anni, anche alla luce del via libera della Commissione europea sul nuovo impianto fiscale che incide direttamente su Associazioni, Pro Loco e organizzatori di sagre.
Il rischio per il terzo settore e le sagre

Il riferimento centrale è relativo al Titolo X del Codice, dedicato proprio al regime fiscale degli enti del Terzo Settore (ETS). L’articolo 79 disciplina la distinzione tra attività “non commerciale” e attività “commerciale”, stabilendo che sono considerate non commerciali. La riforma interessa gli Enti del Terzo Settore (ETS) — associazioni di volontariato, Pro Loco, APS, ONLUS ecc. — modificando profondamente il regime tributario di queste realtà.
Cosa cambia

Dopo anni di incertezze, l’Italia ha finalmente un quadro fiscale definito per il Terzo Settore: gli enti sono sottoposti a maggiori controlli, anche attraverso il Registro Unico Nazionale del Terzo Settore (RUNTS) e adempimenti di trasparenza. La fiscalità si farà più severa in alcuni casi: verranno chiarite le regole su IVA, redditi commerciali, rendicontazione e obblighi fiscali in generale. Questo pacchetto normativo ha effetti diretti su tutte le manifestazioni organizzate da ETS, incluse le sagre e le feste popolari, anche quando vengono gestite da associazioni o Pro Loco.
Sagre ed eventi: dal volontariato al commercio? Il nodo fiscale

Una delle più forti criticità segnalate dagli organizzatori è il rischio di equiparazione fiscale delle sagre ad attività commerciali. La questione chiave, secondo la nuova interpretazione è proprio questa ovvero se i proventi derivanti da attività svolte con modalità commerciali (vendita di cibo, bevande, merchandising, sponsorizzazioni ecc.) superano i ricavi “istituzionali” dell’ente (come quote associative, contributi, donazioni), l’evento può essere considerato attività commerciale, questo può comportare tassazione analoga a quella di imprese come bar o ristoranti — inclusi redditi e imposte simili. In pratica, una sagra che incassa molto può perdere l’esenzione fiscale, se i ricavi non sono ‘pure’ attività istituzionali.
Il punto critico per sagre e Pro Loco

Organizzazioni come le Pro Loco a cui spesso le i Comuni danno spazio per organizzare eventi e molte sagre storiche, che spesso superano certe soglie di ricavo (es. oltre 85.000 €), finiscono per essere trattate come attività commerciali. Questo significa da una parte una maggiore tassazione, obblighi contabili più complessi, dall’altra i rischi per la sopravvivenza di eventi tradizionali, che una tassazione potrebbe compromettere. L’Unione Nazionale Pro Loco d’Italia (UNPLI) e amministratori locali stanno chiedendo chiarimenti e modifiche per tutelare il volontariato e le feste popolari.
Controlli più stringenti sul Terzo Settore

Oltre alla fiscalità, il decreto sui controlli del Terzo Settore introduce verifiche organiche sugli ETS attraverso il RUNTS, al fine di favorire sempre maggiore trasparenza sui contributi pubblici e di conseguenza una richiesta di rendicontazione dettagliata per enti con bilanci significativi. Questo quadro di maggior controllo rende più difficile distinguere tra attività “non profit puro” e attività con redditi da mercato — soprattutto quando si guadagna molto con eventi aperti al pubblico.
Il confronto con i ristoratori

Un tema che dà la percezione di una disparità di trattamento rispetto ai ristoratori, questi ultimi sono soggetti a normative stringate, locali come bar e ristoranti operano sotto un quadro fiscale e normativo ben definito: devono emettere documenti fiscali, dichiarare ricavi, gestire IVA e molto altro ed inoltre sono soggetti a controlli igienico-sanitari e regolamenti di sicurezza più severi e continuativi rispetto alle sagre.
Sagre e obblighi simili?

Quando una sagra, gestita da ETS o associazioni di volontariato, organizza somministrazione di cibo e bevande, vende prodotti al pubblico e ha entrate significative, le autorità fiscali e tributarie possono ritenere queste attività assimilabili a quelle commerciali, con obblighi simili di emissione di scontrini, dichiarazione dei ricavi e tassazione. Questo è proprio il nodo di conflitto: per i ristoratori è chiaro che ogni servizio al pubblico ha un costo e regole da rispettare; per molti organizzatori di sagre invece la linea tra attività volontaria e attività economica “vera” è meno definita.
Implicazioni pratiche per eventi e volontari

Le potenziali conseguenze della nuova normativa, soprattutto per l’ incremento dei costi amministrativi e fiscali per gli enti che organizzano sagre, potrebbe portare al rischio di cessazione di eventi popolari perché diventerebbero così “troppo onerosi” dal punto di vista fiscale. Non mancheranno quindi sicuramente una maggiore richiesta di chiarimenti e aggiustamenti normativi da parte delle Pro Loco e degli enti locali; molti attendono circolari esplicative dall’Agenzia delle Entrate nei prossimi mesi.
Sagre e manifestazioni popolari sotto la lente

In conclusione la nuova normativa sul Terzo Settore e sulla fiscalità degli ETS ha messo sotto la lente le sagre e manifestazioni popolari, che generano ricavi significativi. Il dibattito è acceso perché: da un lato c’è la necessità di maggiore trasparenza e correttezza fiscale, ma dall’altro c’è la paura che eventi culturali di lunga data e di volontariato storici diventino economicamente insostenibili e che la tradizione si perda.















































































