Con i proventi della sua cessione all’Inter l’Edelweiss Villapizzone (oggi Villapizzone società dilettantistica di calcio di Milano) realizzò una nuova recinzione del campo e ristrutturò gli spogliatoi: costo 1milione e 200mila delle vecchie lire. In corsa c’era anche il Como. ma la spuntò la società nerazzurra. Carlo Gino Muraro, oggi 70enne e abilissimo nella comunicazione, è nato a Gazzo Padovano comune dell’Alta Padovana. Presto si trasferì in Lombardia assieme alla famiglia, dove negli anni del boom c’erano molte possibilità occupazionali. Molti veneti ci arrivarono, tra di loro compreso il signor Antero Muraro autotrasportatore che a bordo del suo camion girava per l’Europa. Sono gli anni dell’oratorio dove i ragazzi giocavano ancora un calcio sano, precisamente l’Oratorio Santa Marcellina. Carlo inizia a giocare in porta fino a dieci anni. Poi si rompe l’omero. Quindi si sposta a centrocampo, ha piedi buoni, calcia bene le punizioni e i corner. Nel 1969 arriva al settore giovanile dell’Inter. Conoscerà Enea Masiero, Livio Fongaro, Arcadio Venturi e Osvaldo Fattori che definisce ancora oggi “veri maestri”
La svolta di Muraro

La svolta nell’estate del 1973, ritiro a San Pellegrino. Il mago Helenio Herrera di ritorno in nerazzurro lo fa giocare con la prima squadra. Lo sistema nella fascia sinistra prima terzino poi ala. E diventerà una seconda punta, quelli che indossavano la maglia numero 11. Con Spillo Altobelli formerà una coppia d’attacco perfetta. Scherzando dice: “Non avevo il sano egoismo dell’attaccante un assist lo facevo volentieri. Probabilmente in carriera ho fatto più assist che gol”
Esordio a San Siro il 20 gennaio 1974: vittoria del Cagliari con gol di Gigi Riva. “Per me quel giocatore era un mito. Ho sempre tifato per il Cagliari di Riva dopo l’Inter” sottolinea “Carletto”
Muraro e poi cosa accadde?

“L’anno dopo con Suarez allenatore feci qualche partita, poi mi mandarono a Varese in serie B per farmi maturare dove ho fatto la prima punta quasi tutto l’anno . A Savona realizzai due gol di testa, 17 totali in quel campionato”.
Quindi il ritorno a Milano

“Ritorno all’Inter (svolgevo anche il servizio militare) avevo fatto poca preparazione. Nove gol nel girone di ritorno”
Muraro, poco dopo arrivò la vittoria del primo trofeo della sua carriera: la Coppa Italia nella finale a Roma contro il Napoli estate 1978. Due anni e il tricolore con una squadra tutta italiana, campionato 1979-80
“Eravamo 12 – 13 giocatori provenienti dal settore giovanile. Arrivarono Beccalossi, Altobelli, Caso, Mozzini e Pasinato. Giocavamo meglio l’anno prima, ma eravamo più ingenui non maturi. Ci siamo resi di essere competitivi specie dopo l’eliminazione in coppa Uefa in casa sconfitti dal Borussia Moncengladbach. Quattro giorni dopo abbiamo asfaltato la Juve 4-0 (Muraro segnò un gol, ndr). Quel successo ci diede l’entusiasmo giusto per vincere, un po’ di fortuna ci vuole sempre sia chiaro. Quell’anno siamo stati primi in classifica da soli dalla prima all’ultima giornata”
Come nasce quello scudetto?

“Eravamo un bel gruppo allenati da una brava persona, Eugenio Bersellini, che sapeva trasmettere cosa significava faticare per arrivare ai risultati. Non era un sergente di ferro come lo hanno dipinto. Voleva disciplina e attenzione. Pretendeva che la vita privata fosse vissuta in modo corretto per un professionista”.
Muraro, ci faccia il nome del calciatore italiano più forte con cui ha giocato in carriera e di quello contro cui ha giocato.

Giacinto Facchetti. Mi ha tanto aiutato a crescere. Non solo come calciatore lo ricordo anche come uomo, importante ciò che mi ha trasmesso. Quello che ho giocato contro? Gianni Rivera senza ombra di dubbio. Rivera era il calcio, lui sapeva già dove andava la palla, vedeva il passaggio giusto da fare”.
Stessa domanda. Questa volta però rivolta ai calciatori stranieri.

“Luis Suarez un fenomeno con la palla era impressionante e io l’ho visto da allenatore. Contro cui ho giocato ricordo un giovanissimo Lothar Matthaus a 18 anni, poi Maradona, ma è troppo facile dirlo. Mi piaceva molto Ludo Coeck molto bravo e anche molto sfortunato. Poi Platini e Zico, ma non dico nulla di nuovo”
E degli allenatori?

“ Il Mago Herrera. Non ne ho visti di uguali per metodologia, ma sull’uso della palla era avanti di trent’anni. Un Grazie va a Pietro Maroso che ha capito tutto del mio carattere. Aveva tentato di portarmi a Genova”.
In giro oggi c’è un Carlo Muraro?

“Claudio Gentile mi ha detto che se giocassi adesso farei 30 gol l’anno. Metodi diversi e tattiche diverse noi venivamo picchiati dai difensori. Oggi l’attaccante ha sempre il tempo di stoppare la palla. Oggi i giocatori sono chiusi dalla tattica di squadra”
Le piace il calcio di oggi?

Il calcio è sempre calcio. Bisogna uniformarsi. Io guardo i cambiamenti al di là degli errori e la guardo con il mio metro di giudizio. Guardo le punte che corrono molto per la squadra e fanno far gol anche ad altri. Tutti devono giocare per la squadra”
Le altre maglie di Muraro

Muraro oltre ad aver indossato per sette anni la casacca nerazzurra ha giocato anche a Udine, Ascoli, Arezzo e Pistoia oltre alla già citata Varese. Per quasi vent’anni ha allenato prevalentemente in società lombarde oltre a quattro anni nelle giovanili del Vicenza.












































































