Lo ammetto che mi sono girate le scatole. Quando lo scorso mese di maggio, la potente famiglia torinese Re Rebaudengo, ha inaugurato l’isola di San Giacomo in Paludo, è stata invitata solo la stampa torinese e romana, e nessuno dei quotidiani locali. Un corso di comunicazione spiccia la potente famiglia potrebbe farlo, no? Anche perché scriveva nel 2021 Adele Re Rebaudengo, nell’anticipare il recupero e restauro dell’ex isola abbandonata: “La mia vocazione è restituire agli abitanti di Venezia, luoghi d’incontro, di pensiero e compartecipazione”. Vabbeh, che siamo rimasti in pochi residenti veri, ma un minimo di rispetto per i superstiti ci voleva.
Il futuro di San Giacomo in Paludo

Scriveva poi Patrizia Sandretto, moglie di Agostino Re Rebaudengo, presidente dell’Asja Energy, una multinazionale delle energie rinnovabili: “In questo lembo di terra in mezzo all’acqua, ho riconosciuto da subito un posto speciale, adatto a ospitare mostre, opere e residenze (sottolineo residenze, ndr…), perfetto per assecondare i tempi lenti della ricerca artistica e favorire incontri tra artisti e artiste, teorici e studiosi di tutte le discipline”. Poi, in aggiunta a questa poesia: “Sarà un’isola aperta, l’accesso è gratuito. Ci sarà una fermata facoltativa della linea n.12 Actv, Venezia, Murano, Burano”.
Nemmeno l’imbarcadero

Pochi giorni fa ho appositamente preso il battello alle Fondamente Nuove, ho chiesto al pilota se poteva fermarsi a San Giacomo, risposta: non esiste fermata, né imbarcadero. A questo punto la poesia si trasforma in prosa, prosa in negativo. Su FB, la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo scrive: “Per poter accedere all’isola, visite guidate di 10/25 persone, costo 350 euro se in italiano, 400 in inglese. Trasporto a proprio carico. Durata 90 minuti, prenotazioni 10 giorni prima. Orario 10-16”. Sti ca…voli, verrebbe da gridare.
Un po’ di storia di San Giacomo in Paludo

Ripercorrendo la storia dell’isola, visto che le 1978 con l’Associazione Settemari, avevo scritto un libro di successo “Isola abbandonate della laguna”, assieme a mio gemello Giorgio, recentemente scomparso. Avevamo prodotto una ricca documentazione fotografica delle rovine, consegnata alla mitica soprintendente Margherita Asso. Per l’occasione, noi due giovanissimi, la stessa Asso ci aveva nominato “Ispettori onorari della Soprintendenza”, con tanto di diploma giunto dal Ministero.
San Giacomo in Paludo convento francescano

Ecco la breve storia contemporanea dell’isoletta (appena 1,2 ettari). Già convento francescano e luoghi di accoglienza per i pellegrini di Terra Santa, il solito predatore e distruttore Napoleone, abbatte gli edifici religiosi, per trasformarla in presidio militare nel 1811. Gli italiani creano una polveriera nel 1860. Un secolo dopo (1961), i lagunari abbandonano l’isola. Costi troppo alti e inutili.
La grande festa del ’75

Nel 1975, e qui il mio ricordo si fa vivo, la Biennale, presidente Carlo Ripa di Meana, direttore teatro, Luca Ronconi, organizzano nell’isoletta lo spettacolo di Jas Grotowsky “Apocalypsis cum figuris”. Un successo mondiale. Mi ricordo ancora la coda chilometrica alle Fondamente Nuove per raggiungere l’isola. Fu un’esperienza magica.
San Giacomo in Paludo dal ’77 a oggi

Due anni dopo, 1977, io e mio gemello Giorgio, doverosamente in barca a remi, raggiungiamo San Giacomo, per restare una giornata e fare un dettagliato rapporto fotografico. Molti predatori, avevano già combinato guai, tanto che la Soprintendenza all’Archeologia, qualche anno dopo, fa delle ricerche e degli studi sui reperti medioevali. Nel 2014, il gruppo “Verdi, ambiente e società” che occupava l’isola per preservarla, viene sfrattato dal Demanio Militare. Fanno ricorso al TAR che stabilisce perentoriamente il destino dell’isoletta: “No ai privati, niente albergo e residenze extra lusso”. Nel 2019, il Consiglio di Stato, a Roma, accoglie un ricorso contro il Tar. La Cassa Depositi e Prestiti è autorizzata a venderlo ai privati con un vincolo preciso: “No uso ricettivo o alberghiero”.
Il caso Poveglia

Infatti qualche anno prima, l’imprenditore di Umana, Luigi Brugnaro, si aggiudicava l’isola abbandonata di 16 ettari, ovvero Poveglia in laguna sud, per 513.000 euro, con la garanzia di investire 40 milioni per il restauro dei 16 edifici storici, tra cui il campanile quattrocentesco di San Vitale. Brugnaro voleva creare un centro innovativo per i disturbi alimentari. Ambientalisti e il Comitato cittadino “Poveglia per tutti” si oppongono. Risultato: la parte storica dell’isola è ancora oggi seriamente compromessa. Mi chiedo, da cittadino della strada, come mai non si sono opposti per l’isoletta di San Giacomo ora in mano a miliardari…
Boh. Misteri ideologici lagunari

Tra il 2021-26 ecco il poderoso restauro di San Giacomo. A me fanno discutere certe ristrutturazioni, “pesantine”, come le polveriere napoleoniche ottocentesche, e la creazione ex-novo di un piccolo e bizzarro campanile storto. Dov’era la rigorosa e locale Soprintendenza? A saperlo…Adesso come veneziano residente non mi resta che iscrivermi, ma come artista, “al laboratorio innovativo di arte e sostenibilità”. Così almeno mi godo San Giacomo in Paludo, senza grilli per la testa.
Non solo San Giacomo in Paludo


Ps. In questi giorni si può visitare gratuitamente la splendida isoletta Lazzaretto Vecchio, accanto al Lido, grazie al Museo archeologico regionale di Venezia, e anche il Lazzaretto Novo, con passeggiata naturalistica “Il sentiero delle barene”. L’isola è felicemente gestita dall’Archeoclub di Venezia, centro culturale con presidente il prof. Girolamo Fazzini.













































































Già, la Soprintendenza è un ente incomprensibile: o blocca tutto o largheggia in strane autorizzazioni che lasciano perplessi. Dalle foto mi pare che le ristrutturazioni lascino forti dubbi su un recupero filologico degli edifici esistenti. I costi per le visite poi rendono le stesse molto esclusive quindi non un utilizzo ricettivo ma…