Si può leggere tutto sul Veneto: i saggi sul Nordest, le inchieste sui capannoni, i libri sul miracolo economico e sulla sua crisi. Ma se non hai conosciuto Orfeo Granzotto, il genius loci di questa terra e della sua gente l’hai solo sfiorato. Purtroppo Orfeo ci ha lasciato pochi giorni fa all’età di 71 anni a causa di un tumore.
La mia avventura con Orfeo

Io venivo da un altro mondo. Libri, architettura, università, il gusto un po’ ostinato per le teorie. Quando l’ho incontrato la prima volta mi è sembrato lontanissimo, quasi respingente. Uno che non perdeva tempo con i giri di parole e che andava dritto al punto, e il punto, quasi sempre, erano i schei. Pensai che non avremmo avuto niente da dirci. Mi sbagliavo, e sono contento di essermi sbagliato.
Orfeo e la Granz

Lavorando con lui in “Granz” ho imparato un modo di guardare il mondo senza sovrastrutture. Tutto serviva a una cosa sola: fare bene il proprio lavoro e farlo fruttare. A volte era un modo un po’ borderline, lo dico con affetto, ma mi ha insegnato una cosa che nessuna aula mi aveva insegnato: per muoversi nella giungla delle opportunità non bastano l’istruzione e la conoscenza. Serve il fiuto. Quello di un segugio. E a Orfeo il fiuto non è mai mancato.
Con Iranian Loom ha segnato un’epoca delle televendite, tanto che molti se lo ricordano ancora per quello

Ma quando il mercato si è saturato è stato il primo a capirlo, e invece di insistere ha cambiato strada. Prima del 2010, quando quasi nessuno ci credeva, si è buttato nel fotovoltaico per le famiglie, un mercato vergine. Prima con Securcontrol, poi con Granz, ha messo i suoi “panei”, come li chiamava lui, sui tetti di case, magazzini, fienili, ovunque ci fosse un tetto. Ha costruito la realtà più importante in Italia in quel settore.
Insieme abbiamo formato centinaia di agenti. Io con il mio fare accademico, lui con il suo pragmatismo veneto fino al midollo. Eravamo sempre in conflitto, e ci divertivamo moltissimo. Devo essere onesto: quel conflitto l’ha vinto sempre lui. E i risultati gli davano ragione.
Orfeo che ascoltava tutti

Chi lo conosceva poco pensava che badasse solo a se stesso. In realtà ascoltava tutti. Ogni consiglio, ogni proposta, anche la più strampalata, la sentiva fino in fondo, poi la valutava con una precisione chirurgica e decideva. Sembrava burbero. Non lo era affatto. Era generoso, e aveva un’attenzione vera per i giovani e per il loro futuro, cosa che non tutti gli imprenditori hanno.
Orfeo e il suo legame con San Donà




E poi c’era San Donà di Piave. Il suo paese lo portava addosso. Ha investito tantissimo nel suo territorio, è diventato presidente della squadra di calcio e l’ha portata a giocare tra i professionisti. Non per vanità, credo, ma perché gli sembrava giusto restituire qualcosa al posto da cui veniva. La sua villa era sempre aperta. Cene, feste, gente che arrivava e se ne andava a tarda notte. Lo rivedo sulla porta mentre ci accoglieva con i suoi weimaraner, bellissimi, lucidissimi, fieri come lui. E ripenso alle sue Ferrari, che guidava in un modo tutto suo, diciamo così, e chi è salito in macchina con lui sa cosa intendo.
Era sempre un passo avanti agli altri. Lo è stato fino alla fine.

Oggi, più che mai, sono grato di averlo conosciuto. Di aver superato quella prima impressione, di aver litigato con lui su tutto e di aver imparato da lui quasi tutto quello che i libri non mi avevano dato. Ciao Orfeo. Il Veneto senza di te è un po’ meno se stesso.












































































