All’Accor Arena di Parigi si è chiusa l’ultima tappa della World Challenge Cup 2026 di ginnastica artistica maschile, e per l’Italia il bilancio è perfetto: quattro finali disputate, quattro medaglie conquistate. Un risultato che arriva a tre settimane esatte dai Campionati Mondiali di Rotterdam, in programma dal 17 al 25 ottobre, e che consegna alla spedizione azzurra, guidata dal direttore tecnico nazionale della GAM Giuseppe Cocciaro, la miglior conferma possibile alla vigilia dell’appuntamento più importante della stagione.
La World Challenge Cup di Parigi rappresenta la quinta e ultima fermata del secondo circuito internazionale itinerante per importanza nella ginnastica artistica maschile, dopo le tappe di Varna, Tashkent, Koper e Szombathely. All’Accor Arena, storica sede che nel 2024 ha ospitato anche le gare olimpiche, l’Italia si è presentata con soli tre atleti, ma tutti e tre capaci di arrivare fino in fondo. Nelle qualificazioni, disputate il 26 settembre, Targhetta e Macchini avevano già ottenuto il primo punteggio rispettivamente al cavallo con maniglie e alla sbarra, mentre Brugnami si era qualificato con il terzo punteggio al corpo libero e il quinto al volteggio.
L’argento di Targhetta al cavallo con maniglie, cedendo solo al rivale armeno Manukyan

Il protagonista annunciato era Targhetta, fresco campione d’Europa proprio al cavallo con maniglie dopo il successo di agosto a Zagabria, dove è diventato il primo ginnasta italiano della storia a vincere un oro europeo in questa specialità. Il ventenne, nato a Monza ma cresciuto sportivamente a Mestre, gareggia infatti per la Spes Mestre, storica società veneziana attiva dal 1903, sotto la guida del tecnico Gianmatteo Centazzo, ex ginnasta olimpico a Barcellona 1992.

Proprio con la Spes Mestre, Targhetta ha inventato un’uscita che porta il suo nome, ufficialmente inserita nel codice internazionale dei punteggi. A Parigi il giovane veneto aveva chiuso le qualificazioni al comando, con 15,033, precedendo di appena 33 millesimi il grande rivale di sempre, l’armeno Hamlet Manukyan. In finale i due si sono ritrovati ancora una volta uno contro l’altro, e questa volta è stato Manukyan ad avere la meglio, con un 15,200 che gli è valso l’oro. Targhetta ha chiuso con 15,000, un punteggio quasi identico a quello delle qualifiche, sufficiente per l’argento davanti allo statunitense Brandon Dang, terzo con 14,700.
A Parigi l’argento di Macchini alla sbarra, un anno dopo l’oro conquistato nella stessa arena

Anche Macchini era arrivato a Parigi da protagonista annunciato. Il trentenne di Fermo, nelle Marche, aveva firmato in qualifica uno degli esercizi più belli della sua carriera alla sbarra, con una nota di partenza di 6,1 e un’esecuzione da 8,7, per un totale di 14,800 che gli era valso il primo posto. In finale l’esercizio è stato leggermente meno pulito, ma il punteggio di 14,500, frutto sempre di una difficoltà di 6,1 e di un’esecuzione da 8,400, è bastato per il secondo posto.
A precederlo, per soli 33 millesimi, lo statunitense Cooper Kim, primo con 14,533. Terzo il francese Lorenzo Aymes, con 14,033. Per Macchini si tratta di un argento che ha un sapore particolare, arrivato esattamente un anno dopo l’oro conquistato sempre a Parigi, sulla stessa pedana dove nel 2024 si erano disputate anche le Olimpiadi, competizione dalla quale l’azzurro era uscito con l’amarezza di una caduta proprio alla sbarra.
Il doppio bronzo di Brugnami tra corpo libero e volteggio, la sua rimonta stagionale

La giornata più ricca, dal punto di vista personale, è stata quella di Brugnami. L’atleta dell’Associazione Ginnastica Giovanile Ancona, tesserato con il Gruppo Sportivo Vigili del Fuoco Fiamme Rosse, aveva chiuso il 2025 con un quarto posto al volteggio ai Mondiali e stava affrontando una stagione altalenante, prima di risalire la corrente nelle ultime settimane. Ad agosto, ai Giochi del Mediterraneo di Taranto, aveva già conquistato due argenti, uno a squadre e uno individuale sempre al volteggio, segnali di una condizione in netto miglioramento. A Parigi si è qualificato per entrambe le finali di sua competenza, il corpo libero con il terzo punteggio e il volteggio con il quinto.
Nella finale di corpo libero ha eseguito un esercizio con difficoltà 5,5 ed esecuzione 8,300, totalizzando 13,800 e salendo sul terzo gradino del podio, dietro all’israeliano Artem Dolgopyat, oro, e allo sloveno Anze Hribar, argento. Poco dopo è arrivato anche il bronzo al volteggio, con una media di 13,966 tra un primo salto Yurchenko con tre avvitamenti, valutato 14,266, e un secondo salto Kasamatsu con avvitamento e mezzo, fermato a 13,666 per un piccolo problema in atterraggio. Anche in questo caso il podio è stato completato da un ucraino, Nazar Chepurnyi, primo, e da un atleta neutrale, Yahor Sharamkou, secondo. Due bronzi che raccontano la risalita di un ginnasta capace di trasformare una stagione difficile in una tappa da ricordare, proprio nella settimana in cui ha festeggiato il suo ventesimo compleanno.
Da Parigi verso i Mondiali di Rotterdam con fiducia rinnovata

Con la tappa di Parigi si chiude il circuito 2026 della World Challenge Cup, e per l’Italia il momento non poteva essere migliore. Quattro ginnasti convocati, quattro finali raggiunte, quattro medaglie portate a casa, un bottino che vale come prova generale a pochi giorni dalla partenza per i Campionati Mondiali di Rotterdam. Targhetta, Macchini e Brugnami arrivano così all’appuntamento iridato con la certezza di essere in un ottimo momento di forma, proprio quando conta di più, e il pubblico veneto avrà un motivo in più per seguire da vicino le gare del cavallo con maniglie, con il proprio campione europeo in prima fila per un piazzamento di rilievo.














































































