Allora si giocava per strada. Per saltare in dribbling il fratello Vittorio che era mancino, metteva il piede sinistro vicino al pallone a fare d’appoggio e con un movimento rapido portava il destro dall’altra parte calciando di collo pieno. Lui la chiamava “incrociata”. Poi si cimentò l’immenso Maradona e divenne rabona. Per essere più precisi il primo a metterla in pratica in campo fu l’attaccante argentino Rosario Infante nel settembre del 1948 durante l’incontro Estudiantes-Rosario Central. Giovanni Roccotelli classe 1952, nativo di Bari. Nella città di San Nicola viveva in Zona Policlinico, rione Carrassi. Inizia la carriera da mediano, poi mezzala, infine ala destra, il numero 7 all’epoca, era anche un dribblomane ed un vero giocoliere. A 18 anni si trasferisce vicino casa a Barletta e ci resta tre anni. Si sposta, ma rimane al Sud, Avellino.
Roccotelli e la “bicicletta”
In serie C mise in pratica anche la “bicicletta” (differente da quella del compianto Vito Chimenti). Quando indossava la casacca dell’Avellino in una sfida contro la Reggina si procurò un calcio di rigore e fece per ben due volte quel gesto atletico. Risultato? Gli avversari non gradirono e lo avvisarono che nella partita di ritorno a Reggio Calabria gli avrebbero spezzato una gamba. Chiaro? E fu così che all’ultima giornata di campionato nella città sulla punta dello stivale prudentemente l’allora presidente degli irpini Antonio Sibilia gli disse: “Non giochi altrimenti ti rompono”. Peccato perché avrebbe terminato il campionato con 38 partite su 38.
Il grande salto a 22 anni, si va a Nord, Torino sponda granata. E proprio con quella maglia “riproporrà” la rabona.

“La feci solo in allenamento ma il tecnico Gigi Radice non voleva e mi disse: “rischi di prendere in giro gli avversari”.
Roccotelli, in maglia granata ha fatto parte della rosa che conquisterà lo scudetto 27 anni dopo la tragedia di Superga. Che effetto fa?
“Ero la prima scelta di Claudio Sala. Esordii in Coppa Italia ma Maldera mi fece male e per un mese rimasi fermo. Il Torino mi aveva comprato per 300 milioni delle vecchie lire dell’epoca. Giocai a Dusseldorf tutta la partita in Coppa Uefa. In allenamento ho fatto soffrire gente del calibro di Salvadori, Gorin ogni tanto anche Santin e Mozzini”.
Cosa ha pensato quando delle sue doti di “giocoliere” si accorse anche la Nazionale?
“Quando arrivai a Coverciano nel 1970 con la nazionale serie C, mi chiamò Enzo Bearzot che non conoscevo e mi disse: “Ho la relazione di Luigi Vultaggio allenatore della nazionale di serie C e dice che hai fatto due gol strani”. Al Vomero a Napoli contro la Francia non feci nulla”.
Roccotelli, dopo due anni al Toro ecco il Cagliari che vuole ritornare in A. Ma quell’”arancia” …non ci voleva proprio.
“Abbiamo sfiorato la serie A. Il mister Lauro Toneatto mi venne addosso durante il torello e mi infortunai. Non è come adesso, mi ingessarono dall’inguine alla caviglia. Non feci gli spareggi. Fummo penalizzati da un’arancia tirata durante il rientro negli spogliatoi a Cannito del Lecce. Lo Bello disse che era diretta a lui e Cannito voleva rientrare. Era un mandarino, la lanciarono alcuni tifosi che erano ubriachi. Era domenica 20 marzo 1977. C’erano 60mila spettatori allo stadio Sant’Elia. Il risultato fu Cagliari Lecce 0-2 a tavolino ma sul campo noi avevamo vinto per 1 a 0”.
C’è un retroscena: ce lo racconti….

“Quella vittoria avrebbe significato la conquista della serie A. A Coverciano, anni dopo, al corso allenatori per la seconda categoria Cannito mi disse che lui voleva rientrare e fu Lo Bello a fermarlo. Poi mi infortunai e così pure Francesco Casagrande. E purtroppo Gigi Riva, mio testimone di nozze, quell’anno non entrò in campo. In quella squadra c’erano Gigi Piras, Pietro Paolo Virdis oltre a due colonne dello scudetto sette anni prima come Giuseppe Tomasini e Mario Brugnera. Fu un vero peccato”.
Tutto rinviato all’anno dopo. Infatti il campionato lo vincerà nelle Marche

“Furono due anni bellissimi. Vincemmo il campionato di serie B con 17 punti di vantaggio sulla seconda. Feci la rabona e andò in gol Claudio Ambu contro il Modena. L’anno dopo salvi nella massima serie e per il sottoscritto le cose stavano cambiando. Giacinto Facchetti mi aveva chiamato all’Inter, ma il presidente dell’Ascoli Costantino Rozzi non mi lasciò andare. Allora i giocatori erano proprietà dei presidenti, non potevi opporti, non avresti più giocato. Ho giocato un anno a Taranto e poi a Cesena in B e siamo stati promossi, così sono tornato subito in serie A.
Vincemmo il campionato con un grande allenatore alla guida della squadra: Osvaldo Bagnoli. L’anno dopo in A arrivò l’attaccante austriaco Walter Schachner, che viene spesso in Sardegna siamo rimasti amici e ci incontriamo a Costa Rei . Era velocissimo faceva in 11 secondi netti i 100 metri. Quando partiva da metà campo chi lo fermava? Aveva bisogno di spazi”.
Roccotelli, gli ultimi nove anni della carriera a Foggia, Nocerina, Casertana, Torres e Selargius. E poi rimase a vivere in Sardegna

“Smisi a 40 anni, potevo giocare ancora, stavo benissimo fisicamente, ma ero stanco. Dal 1991 al 2021 ho fondato una scuola calcio “Is Arenas” con 120 ragazzi delle categorie debuttanti, pulcini, allievi ed esordienti, terza categoria e seconda categoria. Siamo arrivati anche a 180 iscrizioni. Con me fino a pochi anni fa allenava Mario Brugnera. Il calcio ormai è una seconda famiglia. Vivo a Monserrato, organizziamo le partite d’estate nei vari paesi con Piras, Matteoli, Quagliozzi, Festa, Copparoni. Loi, Gattelli, Bellini e giochiamo pure no”.
Roccotelli, ricorda qualche difensore particolarmente forte che ha dovuto affrontare?
“Michele Lorusso del Lecce che purtroppo è morto in giovane età. Era duro, quel giorno giocai da centravanti ricordo ancora la testata che mi rifilò. Non c’era ancora il Var. Il più difficile da affrontare Luciano Marangon del Verona. Ci marcavamo stretti entrambi sulla fascia, ad un certo punto mi disse: “lasciami un po’ di spazio”. Replicai: “lasciamene anche tu”. A Taranto sono riuscito a dribblare Pietro Vierchovod e mandare in gol Giordano Galli. Quell’anno ci salvammo in B nonostante cinque giocatori squalificati per lo scandalo scommesse del 1980. Un altro durissimo da superare era Paolo Beruatto”.
E dei suoi allenatori chi ricorda?
“Bravissimi Bagnoli e “Mondo” Fabbri. Ti davano tranquillità amavano chi dribblava e crossava. Radice un motivatore, Mimmo Renna diede vita ad una squadra perfetta ad Ascoli. Giocatori inseriti alla perfezione in ogni ruolo. Avevamo disputato una gara amichevole contro la Juve alla fine del campionato vinto in B. Finì 1 a 1 e venni marcato da Cabrini e Gentile. Ho inoltre avuto la fortuna di giocare con Virdis, Piras, Ciccio Graziani, Paolino Pulici e il compianto Oliviero Garlini. Ah! Dimenticavo: ho anche un diploma di ragioniere”.












































































