Già da parecchio tempo si parla delle direttive case green, talvolta generando anche un po’ di confusione: provo a fare chiarezza, sia sulle direttive europee sia sul recepimento nazionale. La direttiva EPBD IV (Energy Performance of Buildings Directive, in italiano: Direttiva sulla Prestazione Energetica degli Edifici) arriva proprio quando in Italia si inizia a parlare di nuovi requisiti minimi.
Le direttive

Fino ad oggi si sono succedute, nell’ambito della strategia europea, 4 direttive:
EPBD I: direttiva 2002/91/CE. Prima direttiva con i principi per migliorare l’efficienza energetica degli edifici nell’UE. Introduce certificati di prestazione energetica e ispezioni periodiche per impianti.
EPBD II: direttiva 2010/31/UE. L’obiettivo è rafforzare la precedente con requisiti più stringenti per la costruzione di edifici a basso consumo energetico e aggiornamenti periodici dei certificati di prestazione energetica. Introduce il concetto di edifici a energia quasi zero.
EPBD III: direttiva 2018/844/UE. Prevede una revisione per allineare gli standard con gli obiettivi dell’Accordo di Parigi, prevedendo l’uso di tecnologie smart e la digitalizzazione.
EPBD IV 2024/1275/UE. Aggiorna la precedente direttiva per raggiungere obiettivi climatici più ambiziosi, migliorare l’efficienza energetica, ridurre le emissioni di gas serra e combattere la povertà energetica.
A che servono queste direttive

Tutte queste direttive tracciano un percorso continuo di miglioramento delle politiche energetiche, stringendo progressivamente i requisiti per aumentare l’efficienza energetica degli edifici, promuovere l’uso di energie rinnovabili e ridurre le emissioni di carbonio.
La situazione in Italia

Le direttive EPBD sono state recepite in Italia attraverso una serie di provvedimenti legislativi, con i relativi decreti attuativi, che definiscono tutti gli aspetti fondamentali in tema di efficientamento energetico degli edifici. La direttiva EPBD III, forse a causa della pandemia, non ha avuto fortuna; infatti, il D.L. 76/2020 fu un decreto di urgenza che prevedeva una serie di semplificazioni finalizzate alla ripresa del Paese che, però, non è stata ancora attuata, proprio perché mancano i decreti attuativi.
La direttiva europea EPBD IV

La direttiva UE 2024/1275 è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale dell’UE l’8 maggio 2024, è entrata in vigore 20 giorni dopo la pubblicazione dando agli Stati membri 2 anni di tempo per adattare a essa le norme nazionali. Come ormai ci è stato ripetuto fino allo sfinimento, la direttiva “case green” chiede la riduzione graduale delle emissioni di CO2, per raggiungere il traguardo della decarbonizzazione entro l’anno 2050, promuovendo la riqualificazione del patrimonio edilizio europeo, insieme al miglioramento dell’efficienza energetica degli edifici.
Emissioni zero ed energia quasi zero

La direttiva definisce gli edifici a emissione zero e quelli a energia quasi zero.
L’edificio a emissioni zero è un edificio ad altissima prestazione energetica, a patto che abbia un fabbisogno di energia pari a zero o vicino allo zero, che produca zero emissioni di carbonio e che produca quasi zero in termini di emissioni di gas serra.
L’edificio a energia quasi zero è un edificio ad altissima prestazione energetica, il cui fabbisogno energetico è quasi nullo e dev’essere soddisfatto da energia da fonti rinnovabili.
In conseguenza del recepimento della Direttiva, ogni Stato dell’UE deve stabilire un piano nazionale di ristrutturazione degli edifici, con lo scopo di ottenere immobili decarbonizzati e ad alta efficienza energetica: tutto questo entro il 2050.
Le linee guida delle direttive case green

La Commissione europea ha fornito un pacchetto di documenti (regolamento delegato, di esecuzione e orientamenti sui temi specifici) con l’obiettivo di aiutare gli Stati membri alla redazione dei Piani di Pianificazione Energetica Nazionale, da presentare entro la fine dell’anno.
La direttiva “case green” (UE 2024/1275 – EPDB IV) è in vigore dal 28 maggio 2024 e dovrà essere recepita con decreto legislativo entro la fine di Maggio del prossimo anno. Ma nel frattempo l’Unione Europea ha pubblicato una serie di documenti, definibili come vere e proprie linee guida. Per aiutare gli Stati membri nel recepimento e nell’attuazione della direttiva. Gli strumenti – il cui uso è facoltativo – sono stati progettati per semplificare il processo di pianificazione. E garantire che tutti gli elementi obbligatori dei Piani di Pianificazione Energetica Nazionale (NBRP) delineati nell’Allegato II della Direttiva EPBD siano rispettati.
La data di scadenza

Entro il 31 dicembre 2025, ciascuno Stato membro dell’UE dovrà trasmettere alla Commissione europea una versione preliminare del proprio piano nazionale per la ristrutturazione degli edifici. Successivamente, la Commissione esaminerà i documenti ricevuti e, se lo riterrà opportuno, fornirà raccomandazioni mirate a ciascun Paese. Gli Stati membri dovranno quindi aggiornare i rispettivi piani tenendo conto delle osservazioni ricevute. E inviare la versione finale entro il termine del 31 dicembre 2026. Il pacchetto generale, in ogni caso, si compone di un regolamento delegato, un regolamento di esecuzione e una serie completa di documenti di orientamento con 13 allegati dedicati ai vari temi specifici.
Cos’è il regolamento delegato?

Il Regolamento delegato aggiorna il metodo per calcolare i livelli di prestazione energetica ottimali in relazione ai relativi costi.
Fornisce agli Stati membri dell’Unione Europea uno schema di riferimento utile a definire requisiti energetici efficaci dal punto di vista economico per i proprietari di immobili. Sia per costruzioni nuove che per edifici già esistenti. Il metodo tiene conto delle caratteristiche specifiche di ciascun Paese, come la composizione del patrimonio edilizio e le condizioni climatiche locali. Il regolamento è accompagnato da linee guida che offrono ulteriori chiarimenti e informazioni operative.
E il regolamento di esecuzione?

Questo regolamento introduce modelli standardizzati per la trasmissione dei dati raccolti dalle banche dati nazionali verso l’Osservatorio europeo sul patrimonio edilizio.
L’obiettivo è garantire che l’Osservatorio riceva informazioni armonizzate e affidabili. Così da disporre di una base informativa solida e coerente per monitorare i progressi nel settore delle costruzioni a livello europeo.
Infine: i 13 documenti di orientamento per le direttive

Si tratta di una serie di guide tecniche dedicate a specifici aspetti della nuova versione della Direttiva EPBD. I documenti approfondiscono le disposizioni modificate o introdotte ex novo. Offrendo chiarimenti interpretativi e indicazioni pratiche, con l’obiettivo di rispondere ai dubbi sollevati dai diversi Stati membri durante la fase di attuazione.
C’è da augurarsi che, dopo tutto questo proliferare di norme, decreti, leggi e regolamenti vari, si sia finalmente intrapresa la strada più giusta!





































