Il ramo nodoso di una vite che ha cessato di vivere sembra una mano molto vecchia e l’insieme delle viti che si estendono sulle colline del Prosecco assomigliano a un arabesco di venticinque milioni di viti, forse trenta. I vigneti nel loro insieme ricordano il patchwork delle coperte delle nostre nonne ricavate dagli scampoli di stoffe diverse cucite insieme. Queste sono alcune delle immagini che il paesaggio di quel territorio che va da Conegliano a Valdobbiadene evoca nella scrittrice Ginevra Lamberti, chiamata a raccontarlo dall’editore Marsilio, insieme al fotografo Filippo Romano.
Un paesaggio unico

Il libro frutto di questa collaborazione si intitola Un paesaggio tutelato. Le colline del prosecco di Conegliano e Valdobbiadene (Venezia, Marsilio, 2023) e fa parte di una nuova collana dedicata ai nove siti Unesco della Regione del Veneto per offrire al pubblico una narrazione inedita, contemporanea ed emozionale che abbia la capacità di trasmettere quel senso di meraviglia di cui abbiamo tutti bisogno per tornare ad amare i nostri paesaggi e a prendercene cura.
Tutelato in tre volumi

Il progetto prevede tre volumi, realizzati in coedizione con la Regione del Veneto, in uscita nei prossimi tre anni: le Colline del Prosecco, appunto, la Laguna di Venezia, le Dolomiti. Ogni volume è affidato a un narratore e a un fotografo che, insieme, lavorano per offrire un ritratto di paesaggi, luoghi, manufatti e comunità che illustri l’unicità del sito Unesco e insieme la sua importanza come bene comune da preservare.
Il paesaggio per immagini

Le immagini di Filippo Romano ci restituiscono l’evolversi delle stagioni, dai filari invernali che danno risalto, sui terrazzamenti collinari, ai bastoni di sostegno che ricordano uno spartito musicale, fino alla pienezza rigogliosa delle piante in piena estate, appesantite poi, in autunno, dai grappoli pronti per essere raccolti. Paesaggi, naturalmente, che comprendono architetture civili e religiose, ma anche ritratti di chi quei paesaggi li vive, li coltiva, li cura. Volti di uomini e donne fieri, ripresi durante il loro lavoro mentre guidano un trattore, o reggono in mano le cesoie con cui taglieranno i grappoli d’uva, o abbracciano una mucca nella stalla. Ma non mancano i momenti di festa, le tavolate estive, così come una giovane coppia viene immortalata a cavallo di una vespa, illuminata dal sole caldo dell’estate.
Da “leggere”

Allo stesso modo il testo di Ginevra Lamberti, La persistenza delle viti, inserito al centro del volume con un formato e una carta diversi, questo territorio lo racconta attraverso uno sguardo attento che comprende echi letterari, da Giovanni Comisso a Miro Graziotin, senza dimenticare, naturalmente, Andrea Zanzotto. Uno sguardo che non si ferma solo al paesaggio, peraltro descritto con delicatezza e precisione, uno sguardo che si fa ascolto nell’incontro con persone che custodiscono antiche tradizioni, leggende e credenze.
Il racconto di queste persone fa da guida alla scrittrice che segue le tracce, per esempio, di un Mammut trovato nel 1974 in una cava di Colbertado di Vidor e ora conservato nel museo di Crocetta del Montello. Tracce che a conducono fino all’Eremo di Sant’Alberto a San Pietro di Barbozza, dove le donne incinte andavano in pellegrinaggio per farsi indovinare il sesso del nascituro e farsi dare un nome, oppure a Santa Eurosia che proteggeva dalla grandine. O ci riportano indietro di migliaia di anni attraverso dei fossili grandi come una mano che ci raccontano di quando, qui, c’era il mare. Tracce artistiche, anche, che ci fanno scoprire i dipinti del padre di Andrea Zanzotto, Giovanni, che possiamo andare a cercare anche noi nelle chiese di Campea, Vidor, Revine Lago, Moriago della Battaglia, per esempio, oppure nella chiesetta di San Michele, persa nella campagna.
Gli autori

Ginevra Lamberti è nata nel 1985 e vive tra Roma e Vittorio Veneto. Dopo La questione più che altro, uscito nel 2015 per Nottetempo, con Marsilio ha pubblicato Perché comincio dalla fine (2019, premio Mondello 2020) e Tutti dormono nella valle (2022). I suoi romanzi sono stati tradotti in Germania, Cina, Francia, Regno Unito e Brasile. È editorialista del quotidiano “Domani”.

Filippo Romano è nato nel 1968, è documentarista e fotografo. Le sue fotografie ritraggono principalmente le città, i loro abitanti e le architetture, e sono state pubblicate su “Abitare”, “Dwell”, “Domus”, “Io Donna”, “Courrier International”, “Huffington Post”, “Newsweek”. È membro dell’agenzia luz photo e attualmente è insegnante presso la scuola di design Naba di Milano e il master di fotografia presso l’Università IUAV di Venezia.












































































