Tempo di elezioni di metà mandato negli Stati Uniti d’America: il voto del 3 novembre per rinnovare tutti i 435 seggi della Camera e 35 dei 100 seggi del Senato, è stato un test importante per la presidenza degli USA, il repubblicano Donald Trump. L’esito delle elezioni è noto, per Trump e i repubblicani è stata una dura batosta. Alla conferma dei risultati la Borsa di Wall Street è volata come non succedeva da molto tempo. Storicamente, negli anni delle Midterm nelle elezioni degli Stati Uniti d’America si nota maggior volatilità, spesso seguita da una rapida ripresa. Quest’anno Wall Street ha sfidato le statistiche, mostrando forza nonostante le numerose incertezze.Nel lungo periodo, a guidare i mercati sono soprattutto utili aziendali, investimenti e fondamentali economici.
Ne parliamo con Debora Marcon, Financial Manager Fineco Bank .
Com’è adesso la situazione?

“Anche se il mandato di Trump proseguirà per altri due anni, le “Midterm” sono servite a saggiare l’umore dell’elettorato e potrebbero portare a una modifica degli equilibri all’interno del Congresso che sino all’altro giorno era a maggioranza repubblicana in entrambi i rami. Le cose, come si sa, sono totalmente cambiate. Tra i numerosi temi che hanno influenzato ovviamnete l’orientamento degli elettori ci sono le preoccupazioni legate all’inflazione e all’aumento dei rendimenti dei Treasury, l’impatto dell’Intelligenza Artificiale sul mercato del lavoro, ma anche le ripercussioni del conflitto in Iran”.
Cosa significano le elezioni di metà mandato per i mercati finanziari e per gli investitori?

“Le abbondanti statistiche storiche sul comportamento di Wall Street prima e dopo il voto ci raccontano che, tipicamente, gli anni delle Midterm non sono particolarmente positivi per l’equity: stando ai dati Morningstar citati da BlackRock, tra il 1926 e il 2026 l’azionario USA è salito in media di solo il 7,5% negli anni delle elezioni di metà mandato, contro una media del 12,4% negli altri anni. La ragione di questa sottoperformance sembra stare tutta in una parola: incertezza.Con l’avvicinarsi delle Midterm, infatti, tende ad aumentare l’incertezza sulle politiche fiscali, sulla regolamentazione, sulle priorità di spesa pubblica e sulle altre decisioni politiche. Gli investitori si trovano a dover valutare un ampio ventaglio di possibili scenari, mentre la campagna elettorale alimenta un flusso continuo di proposte e previsioni spesso contrastanti. Una volta superato il momento del voto, però, la nebbia si dirada.
E con il venir meno della tanto temuta incertezza, i mercati hanno spesso recuperato il terreno. Una altrettanto corposa letteratura statistica mostra infatti che, storicamente, Wall Street tende a mettere a segno rendimenti superiori alla media nei 12 mesi successivi a un’elezione di metà mandato. Insomma, non è tanto o soltanto una questione di preferenza politica: ai mercati piace “vederci chiaro” e apprezzano la tranquillità, mentre si agitano quando aumenta, appunto, l’incertezza. Un po’ per lo stesso motivo, giusto per chiudere il cerchio delle statistiche storiche, i mercati tendono a registrare performance migliori quando Camera e Senato sono controllati da partiti diversi. Un Congresso “diviso”, infatti, fa più fatica ad approvare nuove riforme. E per le Borse è, per certi versi, una buona notizia: semplificando molto, meno cambiamenti improvvisi significano maggiore prevedibilità”.
Cosa dobbiamo aspettarci per il prossimo futuro? È davvero già tutto scritto?

“Ovviamente no, la storia può darci qualche indicazione di massima, ma non si ripete mai uguale a sé stessa. E in effetti, almeno finora, il 2026 sembra aver seguito un copione diverso rispetto a quello suggerito dalle statistiche storiche. Nonostante le tensioni internazionali, i rincari del petrolio, i timori sull’inflazione e le incertezze legate alla politica commerciale statunitense, Wall Street ha mostrato una notevole capacità di tenuta, con l’indice S&P 500 che ha guadagnato il +13,32% da inizio anno (dati al 21 ottobre 2026). Una contraddizione? Solo in apparenza. La realtà è che le elezioni hanno sì la loro importanza, ma le Borse guardano con attenzione anche (e soprattutto) ad altri fattori: le prospettive di crescita dell’economia, le decisioni della Federal Reserve, gli investimenti delle imprese. E gli utili aziendali.
Proprio quest’ultimo elemento offre una chiave di lettura interessante per il 2026. Mentre l’attenzione si concentrava sulle tensioni geopolitiche e sulle incognite legate all’Intelligenza Artificiale, le aspettative degli analisti sugli utili delle società dell’S&P 500 sono migliorate sensibilmente. Secondo i dati FactSet, tra la fine di febbraio e la metà di ottobre le stime degli utili per azione (gli EPS) per il 2026 e il 2027 sono state riviste al rialzo di circa il 16%, sintomo di fiducia nella capacitàdelle grandi aziende USA di continuare a generare profitti, malgrado le incognite”.
Riassumendo oltre le elezioni: cosa conta davvero per chi investe e per i mercati?

“Le elezioni possono catalizzare l’attenzione dei mercati e influenzarne l’andamento nel breve periodo, ma difficilmente bastano, da sole, a determinarne la direzione nel lungo termine. A contare – come sempre – sono i fondamentali economici: la crescita, l’andamento dell’inflazione e dei tassi d’interesse, gli investimenti delle imprese. Tutte variabili indipendenti dal calendario elettorale. Per chi investe, il tema è di natura più che altro “comportamentale”.
Durante le campagne elettorali, con le notizie, i sondaggi e le previsioni contrastanti che si susseguono, la tentazione di modificare l’asset allocation per anticipare il risultato delle urne può farsi sentire molto forte: ma disinvestire nel timore di un ribasso espone al rischio di perdere il successivo recupero.I dati storici ci dicono, per l’appunto, che alla volatilità pre-elettorale ha spesso fatto seguito una ripresa. E riuscire a individuare il momento giusto per rientrare è – potremmo dire – una pura illusione: si rischia di abbandonare una strategia tarata sui propri obiettivi (di breve, medio e, specialmente, lungo periodo) per inseguire la vaghezza del momento. Ed è un gioco che decisamente non vale la candela. Anche per questo, mantenere un approccio disciplinato e diversificato è più saggio che cercare di prevedere chi vincerà le prossime elezioni”.











































































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