“Se domani non torno”, sono i versi di una lettera scritta dalla poetessa Cristina Torre Càceres, attivista peruviana, usati dal movimento “Ni una menos” argentino. Questi versi facenti parte di una struggente poesia/lettera vennero scritti nel 2011 dalla Càceres a seguito della morte di Mara Castilla, uccisa da un autista, sono diventati da subito il simbolo della lotta contro la violenza sulle donne. Le stesse parole un anno e mezzo fa Gino Cecchettin, padre di Giulia, la ragazza ventiduenne di Padova, uccisa l’11 novembre del 2023 da Filippo Turetta, le ha usate per dare il titolo ad un libro scritto assieme a Marco Franzoso dal quale è stato tratto l’omonimo film uscito nelle nostre sale cinematografiche giovedì scorso.
Giulia e quei paesaggi tra Padova e Venezia

“Se domani non torno” girato dalla regista milanese Paola Randi (al suo attivo sette lungometraggi, tra questi “Tito e gli alieni” che ha ricevuto numerosi premi tra i quali un Nastro d’argento per la miglior sceneggiatura), inizia con una scena che riprende la campagna al confine tra le province di Padova e Venezia immersa nella nebbia (durante le riprese saranno diverse le immagini che riproducono questo scenario piuttosto significativo) con in sovraimpressione la data triste di quel giorno che tutta l’opinione pubblica ha tenuto nella mente.
Giulia e il libro che ha ispirato il film

Il film più che narrare della triste vicenda e di quello che è stato l’assassino di Giulia (non viene assolutamente nominato, se non con un “lui” ben preciso durante tutto il lungometraggio e la stessa Giulia apparirà in un paio di scene), proprio attenendosi al libro e allontanando quella che poteva diventare una trama da film dell’orrore. Nulla di tutto questo, c’è ovviamente il ricordo nitido della vicenda ma soprattutto attraverso la figura e il suo dolore, in questo splendidamente interpretato da Filippo Timi, che entra nel ruolo con maestria anche dettata da una buona cadenza veneta.
Il ruolo della sorella

Con lui entra con grande rilievo anche la figura della sorella minore Elena, interpretata dalla bravissima Tecla Bossi. Che si renderà protagonista in particolare nel porsi di fronte ai giornalisti che quotidianamente stazionavano di fronte alla villetta di famiglia. Rivolgendosi con un discorso molto profondo finito con le famose parole “ Questo è un omicidio di Stato, un omicidio di potere, per Giulia, facciamo rumore” (verso il finale del film migliaia di persone nel giorno del funerale di Giulia agiteranno dei mazzi di chiave in maniera molto forte).
Giulia e la presenza di “lui”

Le prime scene della “storia” vedono Gino Cecchettin (tra l’altro vedovo da circa un anno), alle prese con il suo lavoro e la sua famiglia composta dai tre figli. Per l’appunto Giulia, che deve laurearsi a giorni in ingegneria biomedica, Elena che studia all’estero e Davide ancora minorenne. Questa meravigliosa quotidianità, già provata da una grave perdita, verrà sconvolta dalla scomparsa di Giulia. E la paura crescerà quando verranno a sapere che era in compagnia di “lui”. L’ex fidanzato ossessivo che lei aveva lasciato da poco proprio a causa del suo pessimo carattere.
Giulia per non dimenticare

Il punto chiave del film è il fatto che non pone al centro di tutta la vicenda l’assassino proprio per non mettere al centro dell’obiettivo la singola persona. Ma bensì tutta la società che non deve assolutamente e non può estraniarsi. Il femminicidio è, e rimane, una responsabilità collettiva dove tutti dobbiamo porci contro quelli che sono o possono essere atteggiamenti violenti nei rapporti umani. C’è anche il senso di colpa da parte del padre che pensa di aver sbagliato nei confronti di sua figlia. Ma in questo verrà rincuorato dall’altra figlia Elena, caparbia, forte e decisa ad andare avanti con forza e coraggio.
Una storia che insegna

Una storia che insegna, un film che va visto e fatto vedere ai giovani affinché si rendano conto di cosa sia veramente l’amore e il piacere della vita in netto contrasto con il vecchio e forse mai superato “patriarcato”. Per la cronaca in qualità di assistente alla regia ha preso parte Viola Furlan, figlia di Gianantonio, titolare delle sale cinematografiche Candiani e Palazzo di Mestre.
Una curiosità: nel finale, quando la nonna di Giulia si rivolge al figlio Gino c’è un piccolo errore di sceneggiatura

La nonna dice che in Prato della Valle a Padova tra le 78 statue di personaggi famosi legati alla città, non figura una donna. C’è un busto della poetessa padovana Gaspara Stampa.
Regia: Paola Randi. Cast: Filippo Timi, Tecla Bossi, Sabrina Martina, Tommaso Allione, Denis Fasolo. Produzione: Italia. Anno: 2026. Genere: drammatico. Durata: 1h40 minuti












































































