Bangkok ha parlato. L’87° Congresso elettivo di World Gymnastics, in programma nel 2028, si terrà a Istanbul. L’86° Congresso della federazione internazionale, riunito per la prima volta nella storia in Sudest asiatico, ha decretato la vittoria della candidatura turca con 210 voti contro i 140 raccolti dalla capitale italiana, su un totale di 350 voti validi espressi su 361 possibili, senza alcuna astensione. Una sconfitta netta nei numeri, ma che lascia alla Federazione Ginnastica d’Italia un segnale politico tutt’altro che trascurabile: il 40% del consenso internazionale, conquistato al primo tentativo serio su questo palcoscenico, è una base da cui ripartire con ambizioni concrete.
Istanbul al debutto assoluto

Il Grand Central Point Lumpini di Bangkok ha ospitato il 4 e 5 ottobre il massimo consesso della ginnastica mondiale, con i rappresentanti delle federazioni affiliate da 168 paesi chiamati ad affrontare i temi più rilevanti del quadriennio olimpico. Per la Thailandia, e più in generale per il Sudest asiatico, si trattava di un debutto assoluto nella gestione di un appuntamento istituzionale di questa portata. Un riconoscimento alla crescita del movimento ginnastico nella regione, maturato nel corso degli anni attraverso investimenti nelle infrastrutture sportive e nel vivaio tecnico, che non è passato inosservato agli addetti ai lavori. Che il primo Congresso in terra asiatica sudorientale si svolgesse nel mezzo di un confronto acceso tra due candidature europee per l’edizione successiva aggiungeva una sfumatura simbolica all’intera vicenda: Bangkok come crocevia tra vecchi equilibri e nuove geografie dello sport globale.
La scelta della sede

Tra i punti all’ordine del giorno, la scelta della sede del Congresso 2028 aveva assunto un peso particolare, e non solo per ragioni logistiche. Quello sarà un appuntamento elettivo: le federazioni affiliate saranno chiamate a rinnovare la governance di World Gymnastics, ridefinendo gli equilibri che guideranno la disciplina nel ciclo olimpico successivo a Los Angeles 2028. Una posta in gioco alta, che spiega l’intensità con cui sia Roma che Istanbul hanno costruito la propria candidatura nei mesi precedenti e la cura con cui l’hanno presentata ai delegati riuniti in Thailandia. Chi ospita un Congresso elettivo non gestisce solo la logistica di un evento, ma si posiziona al centro della scena politica internazionale di uno sport, con tutto ciò che ne consegue in termini di visibilità, relazioni e influenza futura.
L’Italia e la sua candidatura battuta da Istanbul
La delegazione italiana era guidata dal presidente della FGI Andrea Facci, affiancato da Marta Pagnini, componente del Comitato Esecutivo di European Gymnastics e consigliera nazionale della federazione. A supporto della presentazione ha lavorato anche Riccardo Pizzuti, senior business manager dell’agenzia EGA, travel partner della FGI, già coinvolto nel progetto fin dalle fasi iniziali e capace di affiancare la federazione con competenze specifiche nella gestione di candidature internazionali.
Il dossier di Roma puntava su un impianto organizzativo solido e ben strutturato: il Cardo Roma era stato individuato come sede congressuale e hotel ufficiale, una struttura in grado di accogliere fino a 1400 persone e di rispondere alle esigenze di un evento di questa complessità. La proposta abbinava efficienza logistica, una lunga tradizione sportiva e il richiamo culturale e simbolico di una capitale che non ha bisogno di presentazioni sul palcoscenico internazionale. Facci aveva presentato la candidatura con l’intenzione dichiarata di investire risorse, competenze ed entusiasmo per garantire un’organizzazione all’altezza, rilanciando al tempo stesso il ruolo dell’Italia nel dialogo diplomatico tra federazioni nazionali.
Netta vittoria di Istanbul

Istanbul ha convinto la maggioranza con 210 preferenze, pari al 60% del totale. La città sul Bosforo può contare su una consolidata esperienza nella gestione di grandi eventi sportivi e congressuali di livello internazionale, e la federazione turca ha costruito negli anni una rete di relazioni solide con molte delle federazioni affiliate a World Gymnastics, in particolare nelle aree geografiche dove i rapporti bilaterali tra paesi hanno un peso diretto nelle scelte istituzionali. Non è un caso che la candidatura turca abbia trovato ampio consenso già al primo voto, chiudendo la partita senza necessità di ulteriori tornate.
Non sottovalutiamo i voti per Roma

I 140 voti ottenuti da Roma vanno però letti con attenzione e senza eccessiva fretta nel ridimensionarli. La FGI si è affacciata a questo scenario con una governance appena rinnovata: Facci guida la federazione da pochi mesi, succedendo a Gherardo Tecchi, e la rete di relazioni internazionali che si costruisce nel tempo con le altre federazioni era, per molti versi, ancora nelle sue fasi iniziali.
Presentarsi per la prima volta con una candidatura di questo tipo, in un contesto dove i voti si preparano mesi prima attraverso incontri, contatti e accordi informali, e raccogliere comunque il 40% dei consensi è un risultato che dice qualcosa di preciso sulla credibilità del progetto e sulla capacità della delegazione di farsi ascoltare. Lo stesso comunicato della FGI ha definito quei voti uno step importante nella costruzione delle nuove relazioni internazionali avviate dalla federazione, una lettura lucida che evita sia i trionfalismi fuori luogo sia il pessimismo ingiustificato.
Il pieso diplomatico tra Istanbul e Italia, nonostante la storia ginnica nazionale

Il Congresso di Bangkok ha anche ricordato, una volta di più, quanto il peso diplomatico conti nell’arena dello sport internazionale quanto, se non più, della qualità tecnica delle strutture proposte. L’Italia ha una storia ginnica tra le più ricche e vincenti al mondo, con risultati di assoluto riferimento in quasi tutte le discipline, dalla ritmica alla ginnastica artistica, dall’acrobatica all’aerobica. Ma trasformare quella credibilità atletica in influenza istituzionale duratura richiede tempo, continuità e una presenza costante nei tavoli che contano, dagli organi esecutivi delle federazioni continentali fino ai corridoi dei Congressi mondiali. È un lavoro lungo, fatto di relazioni coltivate con pazienza e di una reputazione costruita non solo con le medaglie ma anche con l’affidabilità organizzativa dimostrata negli anni.
Istanbul ha rappresentato un primo passo serio in quella direzione

La delegazione italiana è tornata a casa senza il risultato sperato, ma con qualcosa di concreto in mano: la consapevolezza di poter competere, un capitale di voti da cui ripartire e la visibilità guadagnata presentando un dossier credibile davanti a 168 federazioni. Istanbul 2028 sarà un’ulteriore occasione per la FGI di costruire, da posizione di interlocutore riconosciuto, il percorso che potrebbe portare a una candidatura futura ancora più competitiva. La partita diplomatica per la ginnastica italiana è appena cominciata.













































































